| Anno | 2005 |
| Genere | Erotico, |
| Produzione | Italia |
| Durata | 90 minuti |
| Regia di | Aurelio Grimaldi |
| Attori | Sara Sartini, Antonella Salvucci, Valerio Tambone, Cristian Stelluti, Salvatore Lizzio Guia Jelo. |
| Uscita | venerdì 17 giugno 2005 |
| Distribuzione | Bim Distribuzione |
| MYmonetro | 1,89 su 6 recensioni tra critica, pubblico e dizionari. |
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L'educazione sentimantale della giovane figlia del duca di Mistival da parte dell'astuta Madame de Saint Ange. Tratto dai romanzi settecenteschi "La filosofia del boudoir" di De Sade e "Les liaisons dangereuses" di De Laclos. In Italia al Box Office L'educazione sentimentale di Eugénie ha incassato nelle prime 10 settimane di programmazione 131 mila euro e 28,8 mila euro nel primo weekend.
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CONSIGLIATO NO
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Madame de Saint Ange ha finalmente ottenuto l'incarico dal duca di Mistival di occuparsi dell'educazione sentimentale della virginale figlia Eugénie. Madame è assai attratta dalla ragazzina ma, contemporaneamente, ha architettato il modo di sedurre anche il marchese di Dolmancé, dotto e giovane filosofo, famoso per la sua intelligenza e il suo fascino, ma noto omosessuale. Madame vuole cogliere due piccioni con una fava: educare (in senso settecentesco: nei costumi, nella conoscenza filosofica, nella vita sessuale) Eugénie, e con l'occasione sedurre il marchese assegnando a lui l'incarico di presiedere la sezione culturale della formazione della ragazza.Questo è l'inizio dell'ultimo film di Aurelio Grimaldi del quale si può solo dire che "c'era una volta". C'era una volta un regista che con "La ribelle" scopriva un'acerba ed intensa Penelope Cruz e con "Le buttane" e "La discesa di Aclà a Floristella" tracciava un ritratto scabro ed efficace di un mondo che preferiamo non conoscere. C'era anche uno scrittore in grado di offrire un soggetto di qualità come quello di "Mery per sempre". Oggi c'è un regista che vorrebbe essere un pornografo ma non ne ha il coraggio fino in fondo e che quindi si nasconde dietro ai 'nomi'(ivi compreso quello sempre più usato a sproposito dell'amato-odiato Pasolini). Peccato che i 'nomi' (nel senso di attori che sappiano fare il loro mestiere) siano necessari soprattutto 'davanti' alla macchina da presa. Non basta mostrare il posteriore od altro. Bisogna anche saper recitare. O no?
Aurelio Grimaldi è un regista cocciuto e diseguale, orgogliosamente deciso a non arrendersi, ma anche pronto a impegolarsi in ogni tipo di battaglie perse. Stavolta, nonostante un budget miserando, il regista siciliano ha affrontato addirittura «La philosophie dans le boudoir» del Marchese De Sade, chiedendo per di più allo sceneggiatore Michele Lo Foco di contaminarlo con numerosi e strategici prelievi [...] Vai alla recensione »