Zucker!... Come diventare ebreo in 7 giorni

Film 2004 | Commedia 90 min.

Titolo originaleAlles auf Zucker!
Anno2004
GenereCommedia
ProduzioneGermania
Durata90 minuti
Regia diDani Levy
AttoriHenry Hübchen, Hannelore Elsner, Udo Samel, Golda Tencer, Steffen Groth, Anja Franke Sebastian Blomberg, Elena Uhlig, Rolf Hoppe, Inga Busch.
Uscitavenerdì 25 novembre 2005
MYmonetro Valutazione: 2,00 Stelle, sulla base di 18 recensioni.

Regia di Dani Levy. Un film con Henry Hübchen, Hannelore Elsner, Udo Samel, Golda Tencer, Steffen Groth, Anja Franke. Cast completo Titolo originale: Alles auf Zucker!. Genere Commedia - Germania, 2004, durata 90 minuti. Uscita cinema venerdì 25 novembre 2005 Valutazione: 2,00 Stelle, sulla base di 18 recensioni.

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Due fratelli potranno spartirsi l'eredità della madre solo se riusciranno a marciare insieme sulla strada della fede ebraica. Una commedia molto poco ortodossa che descrive con squisita audacia due tipi di culture nella Berlino del XXI secolo. In Italia al Box Office Zucker!... Come diventare ebreo in 7 giorni ha incassato 564 mila euro .

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Consigliato assolutamente no!
n.d.
MYMOVIES 2,50
CRITICA N.D.
PUBBLICO 3,00
CONSIGLIATO SÌ
Commedia gradevole e divertente sul mondo ebraico.
Recensione di Davide Morena
Recensione di Davide Morena

Il Muro di Berlino non ha solo diviso l'Est dall'Ovest ma, nel caso della famiglia Zuckermann, anche gli ebrei ortodossi da quanti invece non si curano affatto della fede. I credenti sono tutti schierati dalla parte di Samuel, mentre suo fratello Jacob, da giocatore incallito e donnaiolo impenitente, non poteva che essere a capo di una famiglia allo sbando. Al momento il "buon" Jackie è sull'orlo del tracollo "in ogni senso" e deve assolutamente mettere insieme una grossa somma per non finire in prigione. L'unica chance è vincere il torneo internazionale di biliardo cui non ha i soldi per iscriversi. Potrebbe anche farcela, se non accadesse che sua madre muoia proprio quel giorno e Samuel non piombi con tutta la famiglia a casa di Jacob per esaudire la sua ultima volontà: perché i due figli possano disporre della sua eredità, infatti, devono osservare insieme il lutto ebraico e riappacificarsi dopo 40 anni in cui non hanno mai parlato. A Jacob già vincere il torneo sembra un'impresa, ma nulla al confronto con la necessità di diventare ebreo in soli sette giorni.
Arriva dalla Germania questo simpatico film che si concede la libertà di scherzare sull'ebraismo e su quei dettami che, a chi ebreo non è, appaiono assurde stranezze. È peccato veniale, comunque, perché lo fa con garbo e tenendosi alto sulla superficie del tema religioso, concentrandosi perlopiù sulla diversità dei due fratelli e sui più o meno grandi vizi di ognuno dei membri delle due famiglie.
I personaggi si sforzano di essere più "rotondi" di quello che in realtà sono - fin troppo stilizzati - ma tutto sommato il film scorre gradevole verso un finale sì morsicato, ma senza infamia e senza lode in un contesto divertito e sbarazzino.

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A 14 anni, nel 1961 (l'anno del Muro), Jakob-Jaeckie Zuckermann fu lasciato dalla madre e dal fratello maggiore Samuel che si trasferirono a Francoforte. Divenne un ebreo laico e comunista, un famoso cronista sportivo e un rubacuori della Germania dell'Est, ma dopo il 1989 per campare si diede al biliardo e al gioco d'azzardo con grande dispiacere di sua moglie, un po' meno di sua figlia Jana. Muore sua madre, ricca. Nel testamento mette una clausola: Jakob avrà la sua parte d'eredità a patto di riconciliarsi col fratello, ebreo ortodosso. Questi, portandosi dietro la famiglia, lo raggiunge a Berlino per passare insieme la Shivà, i sette giorni di lutto prescritti dalla legge religiosa. Lo scontro tra i due fratelli e le due culture è inevitabile. Dani Levy, attore e sceneggiatore alla sua 7ª regia, ha avuto per questo film eterodosso il premio Lubitsch per la migliore commedia dell'anno e altri 6 Oscar tedeschi: regia, sceneggiatura (scritta con Holger Franke), produzione, attore (Hübchen), colonna sonora, costumi. Sfacciata, irriverente, sboccata, qua e là macchiettistica e farsesca, è una commedia cui è stato rimproverato il cattivo gusto, ma certi critici dovrebbero fare attenzione: la stessa accusa si faceva 50 anni fa a Billy Wilder.

Tutte le recensioni de ilMorandini
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ZUCKER!... COME DIVENTARE EBREO IN 7 GIORNI
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Frasi
Mercoledì e giovedì vado in sinagoga e leggo la Bibbia ehm volevo dire la Torah.
Jaeckie Zucker (Henry Hübchen)
dal film Zucker!... Come diventare ebreo in 7 giorni - a cura di vincevince1989
STAMPA
RECENSIONI DELLA CRITICA
Laura Delli Colli
Panorama

Due fratelli ebrei, Jackie e Samuel Zuckermann, separati da quarant’anni di muro e di polemiche, si rivedono all’aeroporto per prendere in consegna la bara della madre appena morta. C’è un’eredità da spartirsi ma l’avranno solo se riusciranno a marciare insieme sulla strada della fede ebraica. E naturalmente, per l’intera settimana dello «shivah», il lutto stretto degli ebrei, da vivere sotto la stretta [...] Vai alla recensione »

Boris Sollazzo
Liberazione

«La religione o il comunismo. O il capitalismo. Il saper essere adorabilmente e politicamente scorretti. Partendo da se stessi, dalla propria identità tanto strenuamente difesa. «Guardate i libri di barzellette ebree – dice Levy - ci si prende gioco di cose dolorose, gradevoli, spiacevoli. In molte culture invece si ride di ciò che è distante da te.

Gabriella Gallozzi
L'Unità

In Germania è stato un caso, proprio come il fotunatissimo Good Bye Lenin: 10 milioni di euro al botteghino, un fiume di premi, ma anche di «dibattiti». E si perché Zucker. . . come diventare ebreo in 7 giorni - in arrivo nelle nostre sale da domani per la Lady Film - è un film, anzi una divertentissima e irriverente commedia firmata da Dani Levy, regista ebreo berlinese che molto farà discutere.

Luca Barnabé
Ciak

La scorrettezza politica è l’ingrediente migliore di Zucker, diretto dall’ebreo tedesco Dani Levy. Tra omaggi a Billy Wilder, personaggi omofobi, ebrei ortodossi drogati a tradimento e battute tipo: «rimanere in Germania dopo Hitler, questo sì che è attaccamento alla nazione». Un concentrato di scorrettezza politica a cominciare dal tabù infranto, fin dal soggetto del film: ridere della, o meglio, [...] Vai alla recensione »

Raffaella Giancristofaro
Film Tv

Jaeckie Zucker è il nome adottato da Jacob Zuckerman, ebreo tedesco rimasto a Berlino da adolescente durante la guerra, e cresciuto come commentatore sportivo nel socialismo reale, in polemico distacco dalle sue radici. Aldilà del Muro invece hanno vissuto, finora, il fratello Samuel e la madre, appena deceduta. Le ultime volontà della donna imporrebbero un funerale ortodosso, l’osservanza della shivah, [...] Vai alla recensione »

Alessandra Levantesi
La Stampa

Sono dovuti passare oltre sessant’anni e la caduta del Muro perché in Germania venisse realizzato un film come Zucker! di Dani Levy, che mette in scena in modo spregiudicato le contraddizioni di un clan mezzo yiddish, mezzo no. Allungando la sua ombra nera fino ai giorni nostri, la tragedia dell’Olocausto aveva fatto, dell’umorismo ebraico un rimosso della cultura tedesca.

Roberto Silvestri
Il Manifesto

Funerale a Berlino. Due fratelli, che si odiano, e che la storia ha a lungo separati, devono far pace perchè così è scritto nelle volontà testamentarie della madre defunta. Senza armonia niente eredità. Doppia «commedia etnica», sfigurata da ombre sinistre e macabre, Zucker! di Dani Levy (premio Lubitsch 2005), riprende da Good Bye Lenin quel gioco comico ben collaudato che nasce dallo spaesamento [...] Vai alla recensione »

Natalino Bruzzone
Il Secolo XIX

È la forza arcana e creativa del paradosso lo strumento ideale e pratico con il quale l’umorismo ebraico seduce il cinema. Un istinto che possiede l’energia di un eterodosso esorcismo contro la disperazione della tragedia: il sorriso è una terapia che insieme cura e diverte in una presa in giro totale. Prima di se stessi e poi degli altri. Non esiste il politicamente corretto, ma unicamente una vis [...] Vai alla recensione »

Roberto Nepoti
La Repubblica

Se il cinema è anche uno specchio in cui si riflette la società, vale la pena di registrare una (contro) tendenza di oggi. Sullo schermo abbiamo visto tante volte gli ebrei costretti a fingersi “goyim” (gentili) cercando di salvarsi la vita; oggi, i personaggi dei film ostentano invece le proprie origini ebraiche, magari millantandole (Vai e vivrai, Lord of War).

Gian Luigi Rondi
Il Tempo

Zucker viveva con la madre e un fratello nella Repubblica Democratica Tedesca. Quando il Muro la divise anche materialmente da quella Federale, i suoi si trasferirono là, lasciandolo ad arrangiarsi da solo. Con successo fino alla riunificazione delle due Germanie, perché a Zucker, da quel momento, nonostante fosse diventato un apprezzato cronista sportivo in televisione, non rimase altro, per campare, [...] Vai alla recensione »

Roberta Bottari
Il Messaggero

Jackie (Henry Hubchen) e Samuel Zuckermann (Udo Samel) sono due fratelli ebrei, assai diversi uno dall’altro. Il primo è un ex popolare telecronista sportivo della Ddr (un regime che rimpiange a più non posso), che oggi è diventato un giocatore di biliardo, bugiardo, non troppo fortunato e truffaldino. Il suo matrimonio deve aver conosciuto giorni migliori e lui non si cura troppo neanche dei figli: [...] Vai alla recensione »

Mariarosa Mancuso
Il Foglio

Cresciuto in Svizzera – apprendistato come pagliaccio da circo, acrobata, chitarrista in un gruppo rock, teatrante – il quasi cinquantenne Dani Levy vive a Berlino dal 1980. Con Zucker! si è guadagnato il premio Ernst Lubitsch, ha fatto registrare incassi record ai botteghini tedeschi, ha ricevuto elogi sperticati. Titolo d’obbligo, sui giornali che parlavano di lui: “Torna in Germania la commedia [...] Vai alla recensione »

Roberto Rombi
La Repubblica

Prendendo in giro una famiglia dì ebrei un film tedesco ha infranto un tenace tabù. «Alla nuova generazione, che non ha vissuto l’Olocausto, gli ebrei sono stati raccontati sempre come vittime. Adesso basta, quello che si è (ano finora è sufficiente. Di loro si può anche ridere» dichiara il regista Dani Levy, a Roma per presentare la sua commedia Zucker! - Come diventare ebreo in 7 giorni che uscirà [...] Vai alla recensione »

Claudia Morgoglione
La Repubblica

Ridere di se stessi, del popolo a cui si appartiene, dello spirito religioso della propria gente, dei difetti e delle manie che ci sono più vicini. E con un restrogusto acido, politicamente scorretto, diventato oramai raro, perfino sul grande schermo. A farlo è il regista Dani Lavy nel film Zucker! - Come diventare ebreo in 7 giorni: commedia familiare che mescola ortodossia e gioco d'azzardo, sesso [...] Vai alla recensione »

Michele Anselmi
Il Giornale

L'anziana madre ebrea, letta la sceneggiatura, lo freddò così: «Non farlo, sarà un flop». Invece Dani Levy, 48 anni, da Basilea, un passato da clown, chitarrista rock e teatrante alternativo, ha tenuto duro. Risultato: un caso commerciale e culturale senza precedenti. Commerciale perché, solo in Germania, Zucker! Come diventare ebreo in 7 giorni ha incassato 10 milioni di euro; culturale perché non [...] Vai alla recensione »

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