La samaritana

Film 2004 | Drammatico 95 min.

Regia di Kim Ki-Duk. Un film Da vedere 2004 con Uhl Lee, Ji-min Kwak, Min-jung Seo, Kwon Hyun-Min, Oh Young, Gyun-Ho Im. Cast completo Titolo originale: Samaria. Genere Drammatico - Corea del sud, 2004, durata 95 minuti. Uscita cinema venerdì 17 giugno 2005 - MYmonetro 3,43 su 21 recensioni tra critica, pubblico e dizionari.

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Il regista coreano Kim Ki-Duk torna dopo il pluripremiato Ferro 3: stavolta affronta il tema della sessualità dal punto di vista della morale delle religioni. Miglior regia al Festival di Berlino 2004 Il film è stato premiato al Festival di Berlino, In Italia al Box Office La samaritana ha incassato 306 mila euro .

Consigliato sì!
3,43/5
MYMOVIES 3,50
CRITICA N.D.
PUBBLICO 3,02
CONSIGLIATO SÌ
Il sesso come strumento di conoscenza e di redenzione, nell'universo morboso e privo di moralità di Kim Ki-duk.
Recensione di Emanuele Sacchi
Recensione di Emanuele Sacchi

Yae-jin e Jae-young sono due amiche e vogliono andare in viaggio in Europa. Per poterselo pagare Jae-young decide di prostituirsi mentre Yae-jin gestisce i suoi appuntamenti. Ma un giorno qualcosa va storto e Jae-young, per non farsi catturare dalla polizia, si getta dalla finestra. Yae-jin, distrutta dal rimorso per essersi distratta e aver così causato indirettamente la morte dell'amica, sceglierà una maniera inconsueta per espiare la sua colpa.
Al suo decimo film Kim Ki-duk trova forse la quadratura del cerchio definitiva, senza rimestare ulteriormente nella propria poetica né indulgere sui propri topoi. Nella tragica vicenda di La Samaritana ritornano i temi a lui cari, ma con importanti, benché talora quasi impercettibili, cambiamenti. Se in Bad Guy il protagonista obbligava per vendetta una ragazza a prostituirsi, La Samaritana ribalta punto di vista ed esito. L'atto sessuale dietro compenso, ossessione ricorrente per Kim, diviene per Jae-young molto più di un mezzo per accumulare rapidamente denaro: conoscendo intimamente gli uomini Jae-young studia le loro fragilità, annulla le loro disuguaglianze sociali, abbatte le loro maschere. Si concede per entrare realmente in contatto con loro. Un percorso esperienziale anomalo - osservato in maniera asettica e priva di giudizi da Kim - che diviene dapprima a parole e poi nei fatti missione religiosa, come esplicitato dal parallelo con Vamisutra, prostituta indiana che convertiva al buddismo i propri clienti.
Un personaggio che pare concepito appositamente per Kim Ki-duk e per la sua insanabile dicotomia tra sacro e profano, tra religiosità fervente e perversione sessuale. Il sesso è quindi ancora una volta al centro dell'opera ma non dell'inquadratura: Kim non mostra mai scene di sesso, in un atto di sottrazione insolito per il regista sudcoreano. Segno di un improvviso ritrarsi di fronte ad una materia ancora più scabrosa del solito? Forse. Più probabilmente, grazie all'astrazione, Kim riesce quasi a nobilitare ciò che il buon senso comune non potrebbe accettare, ovvero l'idea di ragazze minorenni che si prostituiscono, sia per colpa o per redenzione.
Giocando su un crinale sempre più pericoloso tra immoralità e sensibilità, tra innocenza e perversione, Kim Ki-duk realizza una delle sue opere più disturbanti e meritevoli di riflessioni, che va ben oltre la superficie del percepito. Un abisso di disperazione in cui calarsi, per trovare la speranza nel luogo più inconsueto.

Sei d'accordo con Emanuele Sacchi?
Su MYmovies il Dizionario completo dei film di Laura, Luisa e Morando Morandini

10° film del regista coreano, è diviso in 3 parti: 1) "Vasumitra". A Seul, figlia di un poliziotto e orfana di madre, la ragazzina Yeo-jin aiuta l'amica del cuore Jae-young a prostituirsi. Mettono da parte i guadagni per fare insieme un viaggio in Europa. Sorpresa dalla polizia con un cliente in un motel, Jae-young si butta dalla finestra. 2) "Samaria". Yeo-jin comincia a prostituirsi, incontrando uno a uno i clienti dell'amica ai quali, invece di farsi pagare, restituisce i soldi dati a Jae-young. Il padre poliziotto la scopre e uccide uno dei clienti. 3) "Sonata". Il poliziotto invita la figlia a far visita alla tomba della madre in campagna. Le insegna a guidare l'auto e poi si costituisce. Orso d'argento a Berlino 2004, è un film dissonante che spiazza gli spettatori e ha spaccato in due le accoglienze critiche. Disorienta, turba, sorprende. Comincia, partendo da un'antica storia indiana, con una visione idillica del sesso e della prostituzione dal punto di vista innocente di una ragazzina immatura, ma poi, attraverso la torva figura del padre poliziotto, la smentisce descrivendo la miseria meschina dei clienti, adulti della sua generazione. Pessimista, ma non nichilista alla moda, impregna il racconto di un furente moralismo che è anche un atto d'accusa contro la società del benessere. Rimane intatta la maestria stilistica del regista che l'ha anche prodotto per essere più libero.

Tutte le recensioni de ilMorandini
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RECENSIONI DALLA PARTE DEL PUBBLICO
giovedì 22 ottobre 2015
Soter25

Il sesso è un luogo caritatevole in cui la samaritana tasta, scambia, la solitudine dell’ uomo con l’uomo, e attraverso cui può restituire  i guadagni dell’ amica defunta, quando si prostituiva, ai suoi clienti. La vera perdita è quest’ amica per l’ appunto, e il sogno d’ un viaggio che avrebbero fatto assieme per l’ Europa.

martedì 3 marzo 2015
Andrea Alesci

Tre volte lo schermo si fa nero e vi biancheggiano altrettante parole bianche: Vasumitra, Samaria, Sonata. Vasumitra, il nome che la giovane Jae-yeong (Seo Min-jung) s’impone da quando comincia a prostituirsi e che ricorda quello di un grande maestro buddista. Samaria, non solo regione storica della Palestina ma vero e proprio spazio d’azione di Yeo-jin (Kwak Ji-min).

martedì 29 dicembre 2015
arnaco

"C'è chi l'amore lo fa per noia chi se lo sceglie per professione bocca di rosa né l'uno né l'altro lei lo faceva per passione." Così la canzone di De André. Qui lo si fa per comprare un viaggio in Europa. Più precisamente una procura i clienti, fa il palo fuori dal motel per eventuali incursioni della polizia e .... custodisce i soldi. L'altra si prostituisce e confessa all'amica/amante che [...] Vai alla recensione »

mercoledì 24 novembre 2010
Rescart

In una Corea succube dei condizionamenti dell’Occidente le gioveni leve vivono in un limbo che galleggia fra l’emarginazione da un benessere che ancora non ha invaso le loro vite e la ricerca di legami affettivi che sulbimano nei miti della vecchia Europa e nell’amore saffico. In questo clima sociale così caratterizzato da uno sradicamento culturale, una delle poche tradizioni “indigene” che sopravvivono [...] Vai alla recensione »

mercoledì 18 maggio 2011
melania

Film di grande bellezza,i personaggi rimangono impressi per il loro fascino e la loro dolcezza.Molto lirico,il film,anche nelle scene violenti,ha qualcosa di impalpabile,come un sogno,caratteristiche che sono comunque quasi sempre presenti nella filmografia di kim ki duk.

STAMPA
RECENSIONI DELLA CRITICA
Gianni Rondolino
La Stampa

Sembrerebbe una storia come tante, sul disagio giovanile, il rapporto con i genitori, la prostituzione delle ragazzine, la morale comune: una storia dei nostri tempi, sullo sfondo di una società tecnologica, disumana, assente, in cui è difficile mantenere una visione etica dell’esistenza, una ragione di vita che non sia solo il denaro e il successo.

Fabio Ferzetti
Il Messaggero

Due ragazzine che si prostituiscono come fosse un gioco; un padre che scopre tutto e inizia a seguire i clienti per dissuaderli, con mezzi anche brutali; una figlia che scopre di aver perduto suo padre e forse anche tutto il resto proprio quando credeva di averlo ritrovato. A riassumerli in modo secco e distaccato, i tre episodi di cui si compone La samaritana (orso d’argento a Berlino 2004) sembrano [...] Vai alla recensione »

Enzo Natta
Famiglia Cristiana

Per Jorge Luis Borges la metafisica è un ramo della letteratura. Idea condivisa da Kim Ki-duk, che su questa pratica ha imbastito la sua filmografia. Basti pensare a Primavera, estate, autunno, inverno..., intreccio di continue relazioni fra la terra e il cielo, oppure a Ferro 3, apologo sulla presenza degli angeli fra gli umani. Con La samaritana il regista sudcoreano prosegue su questa linea.

Gian Luigi Rondi
Il Tempo

Kim Ki-duk, il n. 1 del cinema coreano, prima di «Ferro 3», premiato l'estate scorsa alla Mostra di Venezia, aveva realizzato questa «Samaritana», presentata e premiata al Festival di Berlino nel febbraio del 2004. Non chiude in sé la poesia visionaria di «Ferro 3», ma ha egualmente incanti figurativi e drammatici non dissimili dagli approdi cui di solito giunge il suo autore.

Fulvia Caprara
La Stampa

Da quando la Mostra di Venezia lanciò «L'isola» (2000) il coreano Kim Ki-duk è diventato un beniamino dei festival. Dei suoi film, snobbati in patria, in occidente apprezziamo i temi bizzarri espressi con una misura classica, un taglio moderno e una misteriosa intensità. Per non parlare di un coinvolgente sentimento del paesaggio che l'autore ha maturato studiando arte a Parigi prima di passare dietro [...] Vai alla recensione »

Roberto Nepoti
La Repubblica

Capofila del cinema coreano, Kim ki-duk è il tipo di regista che flirta sempre con gli stessi temi; ma riuscendo, nei casi migliori, a darne declinazioni nuove e inattese. Anche nella Samaritana, Orso d'argento a Berlino, ci sono personaggi in rotta con se stessi e col resto del mondo: le studentesse Jae-Young, che si prostituisce con uomini maturi per sete d'amore, e Yeo-Jin, la "samaritana", che [...] Vai alla recensione »

Pier Maria Bocchi
Film TV

La samaritana è il film precedente a Ferro 3, ed è il miglior lavoro di Kim Ki-duk (insieme a Bad Guy), il più sconvolgente, il più stratificato. La pulizia stilistica e la sintesi del racconto di Kirn dovrebbero ormai essere studiate nelle università. Con La samaritana, demolisce ogni consuetudine etica per lasciare allo spettatore la possibilità del come e cosa pensare.

Sandro Rezoagli
Ciak

Che cosa fareste se nel bel mezzo del pranzo domenicale, uno sconosciuto irrompesse in casa e vi accusasse davanti a moglie e figlie minorenni di esservela appena spassata con una liceale? Accade in una delle sequenze più estreme di un film che - malgrado il tema (e le abitudini del regista) - è casto e privo di sensazionalismi. Poetico, ma per nulla visionario, anzi intriso di agghiacciante quotidianità, [...] Vai alla recensione »

Valerio Caprara
Il Mattino

Adesso in molti lo ritengono un regista di culto. Ma sino a qualche festival fa Kim Ki-duk era adorato solo da coloro che si sdilinquivano al cospetto delle proverbiali lentezza & crudeltà dei suoi poemetti. Con «Primavera, estate, autunno...» e soprattutto con «Ferro 3» il regista coreano è riuscito a non far fuggire dalla sala un bel po'di spettatori normali, ristrutturando in modi più affabili la [...] Vai alla recensione »

winner
miglior regia
Festival di Berlino
2004
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