Il figlio

Film 2002 | Drammatico +16 103 min.

Titolo originaleLe fils
Anno2002
GenereDrammatico
ProduzioneBelgio, Francia
Durata103 minuti
Regia diLuc Dardenne, Jean-Pierre Dardenne
AttoriOlivier Gourmet, Morgan Marinne, Isabella Soupart .
TagDa vedere 2002
RatingConsigli per la visione di bambini e ragazzi: +16
MYmonetro 3,30 su 8 recensioni tra critica, pubblico e dizionari.

Regia di Luc Dardenne, Jean-Pierre Dardenne. Un film Da vedere 2002 con Olivier Gourmet, Morgan Marinne, Isabella Soupart. Titolo originale: Le fils. Genere Drammatico - Belgio, Francia, 2002, durata 103 minuti. Consigli per la visione di bambini e ragazzi: +16 - MYmonetro 3,30 su 8 recensioni tra critica, pubblico e dizionari.

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Ultimo aggiornamento giovedì 30 ottobre 2014

Un film che narra la storia di Olivier, un maestro falegname, che addestra alla professione giovani disadattati di in programma di riabilitazione Il film è stato premiato al Festival di Cannes,

Il figlio è disponibile a Noleggio e in Digital Download
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Consigliato sì!
3,30/5
MYMOVIES 3,00
CRITICA
PUBBLICO 3,61
CONSIGLIATO SÌ
Opera intensa e drammatica girata con una macchina a mano.
Recensione di Giancarlo Zappoli
Recensione di Giancarlo Zappoli

Olivier è un falegname che insegna in una scuola di avviamento alle professioni. Da quando suo figlio è stato ucciso da un undicenne e sua moglie lo ha lasciato l'uomo si dedica totalmente al lavoro. Un giorno arriva nella scuola Francis, l'assassino del figlio, scarcerato dopo alcuni anni di detenzione e ora immesso in un percorso di recupero. Olivier, dopo qualche incertezza, chiede di averlo nella sua classe. Lui sa bene chi è mentre il ragazzo ignora di essere di fronte al padre della propria vittima.
Ancora una volta i Dardenne decidono di utilizzare la tecnica del pedinamento che in questa occasione assume il valore simbolico di una ricerca. Olivier, anche se ancora lacerato da un desiderio di vendetta, di fatto sta cercando quel figlio che non ha più proprio in chi glielo ha sottratto e Francis in fondo ha bisogno di un padre. Potrebbe sembrare innaturale e troppo 'cinematografica' la decisione di Olivier di rinunciare a vendicarsi di chi gli ha devastato la vita. Ma i Dardenne ne sono consapevoli e costruiscono (e seguono) il tormento dell'uomo senza forzature. Non è un caso che ci sia un dialogo con la ex moglie (ora incinta di un altro) che gli chiede che senso abbia comportarsi così nei confronti dell'omicida del figlio. La risposta di Olivier non è immediata proprio perché si sta ancora sviluppando un percorso.
La forza del cinema dei due registi belgi sta proprio in questo: nel non offrire mai soluzioni facili e che non provengano dallo sviluppo di un pensiero che finisce col farsi azione. Si osservi con attenzione la sequenza in cui Olivier entra nell'abitazione di Francis di nascosto e si sdraia sul suo letto e ci si chieda quale intenzione nasconda. Si vedrà che quell'intenzione sta al centro di tutto il cinema dei Dardenne: cercare di comprendere (che non significa affatto semplicisticamente 'giustificare') l'altro. La confidenza tra i due si sviluppa per quasi impercettibili passi in avanti dove non c'è qualcuno che vuole educare anche perché l'altro non vuole essere educato.
C'è piuttosto una convergenza sulla messa a disposizione di competenza e passione che finisce con il trasmettersi dall'uno all'altro divenendo poi fisicità in cui può riemergere l'odio ma finisce con il prevalere una possibilità: quella che i Dardenne non negano mai ai loro personaggi senza per questo adagiarsi su facili happy end.

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PUBBLICO
RECENSIONI DALLA PARTE DEL PUBBLICO
mercoledì 6 marzo 2013
Pietro Viola

Film ostico, impegnativo, minimale, fatto di rumori e fisicità in movimento, in cui la vita vissuta è il fare, è l'agire, il produrre, il condividere, ben lontana da ogni speculazione. Film splendido. Un uomo cui è stato ucciso il figlio da un ragazzino undicenne durante un banalissimo furto di un'autoradio si ritrova 5 anni dopo l'assassino nel suo laboratorio [...] Vai alla recensione »

STAMPA
RECENSIONI DELLA CRITICA
Roberto Nepoti
La Repubblica

È rarissimo incontrare un film che riunisca, come Il figlio, temi di una densità che sfiora la metafisica con un senso così preciso, così fisico, della concretezza delle cose e dei corpi. Il soggetto, degno di Dostoevskij (il delitto, il castigo, il perdono), è incentrato sul rapporto tra il padre di un bambino morto e il ragazzo che lo ha ucciso. Olivier forma apprendisti carpentieri in un centro [...] Vai alla recensione »

winner
miglior attore
Festival di Cannes
2002
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