Tre colori - Film bianco

Film 1994 | Commedia, 91 min.

Regia di Krzysztof Kieslowski. Un film Da vedere 1994 con Zbigniew Zamachowski, Julie Delpy, Janusz Gajos, Jerzy Stuhr, Aleksander Bardini. Cast completo Titolo originale: Trois couleurs: blanc. Genere Commedia, - Francia, Svizzera, Polonia, 1994, durata 91 minuti. Uscita cinema lunedì 9 ottobre 2023 distribuito da Lucky Red. - MYmonetro 3,61 su 6 recensioni tra critica, pubblico e dizionari.

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Ultimo aggiornamento lunedì 9 ottobre 2023

Il secondo dei tre film dedicati ai colori. Si tratta del meno sofisticato e più vicino allo spirito del Decalogo. Il film è stato premiato al Festival di Berlino, In Italia al Box Office Tre colori - Film bianco ha incassato 49,3 mila euro .

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Consigliato assolutamente sì!
3,61/5
MYMOVIES 4,00
CRITICA
PUBBLICO 3,22
CONSIGLIATO SÌ
Humor e riflessioni socio-politiche per il secondo film della trilogia, dedicato all'uguaglianza.
Recensione di Giancarlo Zappoli
Recensione di Giancarlo Zappoli

Karol Karol, polacco sposato con la francese Dominique, viene portato in Tribunale dalla consorte per una causa di divorzio. Motivazione: il matrimonio non è stato consumato. Con la carta di credito bloccata e con la valigia dallo scarso contenuto si ritrova in strada. Qui viene raggiunto da un individuo che gli propone di farlo rimpatriare clandestinamente se ucciderà un uomo che non vuole più vivere ma non ha il coraggio di suicidarsi. Una volta in Polonia la sua vita cambierà in modo radicale.

Krzysztof Kieslowski affronta il secondo dei colori simbolo della Rivoluzione francese concentrando la sua attenzione su un protagonista maschile che segue la Julie di Film blu e precede la Valentine di Film rosso.

Il suo nome è già evocativo del taglio narrativo che il regista intende dare al film: Karol ribadito anche nel cognome. Questo è l'appellativo con cui è conosciuto Charlot in Polonia. Siamo quindi di fronte a un film in cui predomina l'humour il quale però più che bianco è definibile come fondamentalmente nero.

Innumerevoli sono le letture che si possono dare a quest'opera che ha al proprio centro l'uguaglianza dopo aver affrontato la libertà e in attesa della fraternità. Quella che è stata meno valorizzata, per un film che a torto è stato spesso ritenuto più debole degli altri due, è la lettura socio-politica. Non va dimenticato che nella filmografia del Maestro polacco si trovano numerosi documentari sul regime comunista che subirono anche pesanti censure. Ora che il regime era caduto questo film avrebbe dovuto sancire un felice ritratto della Polonia. Kieslowski girà invece una vicenda che si basa sull'uguaglianza ma si tratta non di una parificazione a un livello più elevato bensì infimo. Nella Polonia che ritrae si può ottenere qualsiasi cosa: anche un cadavere proveniente dall'estero.

È sufficiente avere denaro. Non è difficile realizzare profitti se non ci pongono troppi vincoli morali e la 'potenza' nasce da un connubio tra desiderio e dominio. È una lettura decisamente amara e disincantata da parte di un artista che non provava certo sentimenti di nostalgia nei confronti del comunismo ma che leggeva nella società che lo circondava i segnali di un liberismo devastante sul piano etico. Se in una scena vediamo Julie entrare per errore nell'aula del Tribunale (creando così una staffetta con il film precedente) ciò che lega le tre opere come un trait d'union esplicito, ma mai sufficientemente sottolineato, è un altro elemento.

In Film blu una persona cercava con fatica di infilare una bottiglia di vetro nel contenitore da marciapiede per il riciclaggio (la cosiddetta campana). Julie, troppo presa da se stessa non se ne accorgeva neppure.

Qui, di notte e dopo aver perso tutto, Karol osserva un uomo con il bastone che tenta la stessa operazione riuscendovi solo a metà ma non interviene. Quell'uomo è 'impotente' come lui e in questo risiede, purtroppo, la loro 'uguaglianza'. Ma c'è ancora spazio per la fraternità di Film rosso.

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Stefano Lo Verme

Karol Karol, un parrucchiere polacco che si è trasferito a Parigi, viene portato in tribunale dalla giovane moglie Dominique, che pretende ed ottiene il divorzio perché il matrimonio non è stato consumato. Rimasto solo, privo di un'abitazione e senza un soldo, Karol è costretto a chiedere l'elemosina, finché, con la complicità del connazionale Mikolaj, non trova un modo per tornare in Polonia come clandestino.
Secondo capitolo, dopo il precedente Film blu, della "trilogia dei colori" del regista polacco Krzysztof Kieslowski, Film bianco prende spunto dal colore di mezzo della bandiera per analizzare un altro dei tre principii della Rivoluzione Francese: l'Uguaglianza. Premiato con l'Orso d'Argento per la miglior regia al Festival di Berlino del 1994, Film bianco, sceneggiato da Kieslowski con Krzysztof Piesiewicz, è ambientato tra la Francia e la Polonia, e si contraddistingue per il suo particolare registro stilistico; infatti, mentre gli altri due episodi dei Tre colori sono caratterizzati dal tono cupo e drammatico, in questa pellicola invece Kieslowski attinge anche alla cifra del grottesco, del surreale e della commedia nera, sebbene la trama mantenga sempre un sostrato di inesorabile crudeltà.
Il film si apre in un'aula di tribunale a Parigi, dove viene sancita la fine del matrimonio fra Karol Karol (Zbigniew Zamachowski) e sua moglie Dominique (Julie Delpy). Il concetto di Uguaglianza viene ribaltato fin da subito: Karol, immigrato polacco in terra straniera, non sembra avere alcuna possibilità di trovare giustizia in un paese nel quale, dopo essere stato umiliato pubblicamente, è ridotto in miseria, senza un tetto sopra la testa e privato perfino della propria dignità. Di seguito, il film ci racconta le rocambolesche vicende del protagonista, rimpatriato in Polonia all'interno di una valigia, e soprattutto il suo astuto progetto di rivalsa sulla moglie fedifraga... un progetto che include, fra l'altro, speculazioni immobiliari, un suicidio per interposta persona, un finto decesso (con tanto di cadavere contraffatto) ed un tranello diabolico per ristabilire quell'uguaglianza infranta all'inizio.
Sebbene in Film bianco il dramma sia stemperato dall'ironia, quella descritta da Kieslowski appare comunque come una società materialistica e dominata dall'ingiustizia, secondo una visione impietosa sancita da un epilogo decisamente amaro. I temi della storia sono trattati in maniera acuta ed intelligente; tuttavia, alcuni passaggi narrativi possono sembrare un po' forzati e non del tutto convincenti, e tirando le somme Film bianco risulta forse il segmento meno riuscito dell'intera trilogia. Il ciclo dei Tre colori sarà concluso dal successivo Film rosso, uscito a pochi mesi di distanza.

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PUBBLICO
RECENSIONI DALLA PARTE DEL PUBBLICO
lunedì 30 settembre 2013
Giacomo J.K.

Con Film Bianco prosegue il viaggio visivo di Kieslowski tra i colori e i motti della rivoluzione francese. Il secondo appuntamento è quello con l’Egalité: Karol, parrucchiere di Varsavia emigrato a Parigi per amore, si ritrova per la strada con un divorzio non voluto e privato dall’ex moglie Veronique di soldi e documenti.

Frasi
Parola d'ordine?
Non voglio.
Controparola?
Ma devo.
Dialogo tra Karol Karol (Zbigniew Zamachowski) - Il proprietario dell'ufficio di cambio (Cezary Pazura)
dal film Tre colori - Film bianco
STAMPA
RECENSIONI DELLA CRITICA
Roberto Escobar
Il Sole-24 Ore

«Quand'anche io parlassi le lingue degli uomini e degli angeli, se non ho l'amore sono come un bronzo sonante...»: lo splendido brano della lettera ai Corinzi (I, 13) chiudeva Film Blu (1992), primo dei Trois couleurs di Krzysztof Kieslowski. Le parole di Paolo ci riecheggiano nel cuore, vere soprattutto ora, in Tre colori - Film Bianco: «L'amore è clemente e benigno.

winner
miglior regia
Festival di Berlino
1994
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