| Anno | 1988 |
| Genere | Drammatico |
| Produzione | USA |
| Durata | 110 minuti |
| Regia di | Michael Seresin |
| Attori | Mickey Rourke, Christopher Walken, Debra Feuer . |
| MYmonetro | 2,96 su 1 recensioni tra critica, pubblico e dizionari. |
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Ultimo aggiornamento venerdì 1 agosto 2014
Il pugile Johnny Walker fa amicizia con un criminale e una proprietaria di giostre e decide di aiutarli rischiando la propria vita sul ring.
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CONSIGLIATO SÌ
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Pugile alla deriva, Johnny Walker vive sospeso tra ring e strada, incapace di esprimere davvero i suoi sentimenti, quasi riuscisse a sentirsi vivo solo indossando i guantoni. Dopo un incontro di boxe, conosce Wesley, attore dilettante dalla chiacchiera facile, che finisce col proporgli una rapina. Ma il cuore di Johnny batte ormai per Ruby, una tenera ragazza che gestisce una giostra di cavalli in un luna park quasi dismesso.
Non è un segreto che dietro allo pseudonimo di Eddie Cook, cui è attribuita la sceneggiatura, si nasconda lo stesso Mickey Rourke. Difettato da una certa approssimazione di racconto già notata all'uscita nelle sale, Homeboy appare, non a caso, come un manuale della filosofia di vita dell'attore, allora nel periodo del suo massimo successo dopo titoli come L'anno del dragone, 9 settimane e 1/2 e Angel Heart - Ascensore per l'inferno. Tra emarginazione e romanticismo perdente, rimpianti e autodistruzione, questo film, a suo modo, tenero e sincero brucia per piccoli sprazzi, per dialoghi condotti sul filo dell'emozione, non di rado soffocati dalla medesima volontà di mostrare un cuore a nudo.
Eppure, sotto alla melassa per alcuni indigeribile, si intravede lo struggimento di una ballata di Bruce Springsteen, la verità di una pagina di John Steinbeck, il girare a vuoto di una pellicola di John Cassavetes. Racconto tipicamente americano, in bilico sul nulla e da quello generato, deve scontare molte ingenuità, forse troppe, e un eccesso simbolico seccante, si pensi soltanto alla giostra da rimettere a nuovo, pur vibrando di toni sinceri non lontani da una stramba forma di stile.
Il merito, a ben vedere, non è di Michael Seresin - direttore della fotografia vicino ad Alan Parker, qui alla sua prima e unica prova da regista - ma di un Mickey Rourke totalmente compreso nel ruolo: l'ossessione per quella strada della boxe già intrapresa in giovinezza e tentata anche pochi anni dopo l'uscita del film riempe ogni sequenza verso un finale che, col senno di poi, non può non essere confrontato con quello di The Wrestler. Come nel lavoro di Darren Aronofsky, anche qui rimane al centro il corpo di un attore che ha saputo mettersi in gioco, con carne e sudore, a rischio di prendere a pugni la sua stessa carriera.
Accompagnata dalla chitarra di Eric Clapton, che firma la colonna sonora insieme a Michael Kamen, la storia conta molto meno dei suoi personaggi, patetici, esagerati o inverosimili che siano. Attore di razza, Christopher Walken fa il suo show senza nulla togliere a Rourke e al suo film.
Storia di un pugile vissuto giunto agli ultimi pugni della sua non brillante carriera; conosce un tizio spavaldo non molto raccomandabile come Wesley (C.Walken) e si innamora di Ruby, una ragazza che lavora al Luna Park. Tutto scorre lento, senza enfasi, Rourke sembra anestetizzato nell'interpretazione di un pugile "suonato" e Walken prova a dare il massimo, ma la sceneggiatura è [...] Vai alla recensione »