| Anno | 1985 |
| Genere | Drammatico |
| Produzione | Giappone |
| Durata | 161 minuti |
| Regia di | Akira Kurosawa |
| Attori | Tatsuya Nakadai, Akira Terao, Takeshi Katô, Jinpachi Nezu, Hisashi Igawa Jun Tazaki, Daisuke Ryu, Kazuo Katô (II), Mieko Harada, Masayuki Yui, Yoshiko Miyazaki, Mansai Nomura, Pîtâ, Kenji Kodama, Norio Matsui, Hitoshi Ueki, Toshiya Ito. |
| Tag | Da vedere 1985 |
| Rating | Consigli per la visione di bambini e ragazzi: |
| MYmonetro | 4,31 su 5 recensioni tra critica, pubblico e dizionari. |
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Nel Giappone feudale del 1500 si combatte la lotta fratricida tra Taro e Jiro, figli del potentissimo Hidetora, infiammati da odio smisurato. Il film ha ottenuto 4 candidature e vinto un premio ai Premi Oscar, 1 candidatura a Golden Globes,
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ASSOLUTAMENTE SÌ
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Nel Giappone feudale del 1500 si combatte la lotta fratricida tra Taro e Jiro, figli del potentissimo Hidetora, infiammati da odio smisurato. La loro sete di vendetta porterà morte e distruzione per tutto il paese. Grandiosa, spettacolare, violenta rappresentazione della follia umana e delle crudeltà del fato, a metà strada fra tragedia greca e dramma shakespeariano, il film si muove tra maestose scene campali (premio Oscar per i costumi) sorrette da un'impeccabile fotografia, alternate a sequenze che si ricollegano direttamente al teatro tradizionale nipponico.
Giappone, XVI secolo. L'anziano signore feudale Hidetora Ichimonji annuncia di voler dividere il suo regno fra i tre figli, Taro, Jiro e Saburo; quest'ultimo critica apertamente la decisione del padre, mettendolo in guardia dal rischio della discordia tra fratelli, e perciò viene diseredato. Ma dopo la sua abdicazione, Hidetora verrà cacciato dai propri figli e sarà testimone di una sanguinaria guerra civile per il controllo del regno.
Ran, parola giapponese che significa "disordine", "caos", è anche il titolo di uno dei più famosi film del maestro del cinema nipponico Akira Kurosawa, che nel 1985 ha realizzato questa megaproduzione ad alto budget, una vera e propria summa dell'opera del leggendario regista, autore di pellicole quali Rashomon e I sette samurai. Sceneggiato dallo stesso Kurosawa, Ran è liberamente ispirato ad una delle più cupe tragedie di William Shakespeare, King Lear, riadattata secondo la poetica del grande cineasta attraverso le regole del genere jidaigeki (il filone dei film storici giapponesi) e del teatro N?. Questa volta invece delle tre figlie femmine ci sono tre principi, ai quali è affidato il regno dell'anziano monarca Hidetora, capo supremo del clan degli Ichimonji, interpretato sullo schermo dall'attore Tatsuya Nakadai, che era già stato diretto da Kurosawa nel precedente Kagemusha (1980), una pellicola analoga sul tema del potere e dei suoi effetti su chi lo detiene.
La storia si apre con l'abdicazione del Re Idetora, seguita dall'esplosione della feroce rivalità tra i suoi due figli maggiori, Taro e Jiro, la cui spietata ambizione sarà causa di morte e sofferenza; nel frattempo la moglie del Principe Taro, la diabolica Lady Kaede, complotta nell'ombra per portare a termine la propria vendetta contro il clan degli Ichimonji, rei di aver trucidato la sua famiglia. Fondendo l'epica e la tragedia, il film di Kurosawa si propone come un'inquietante rappresentazione dell'avidità degli uomini e dell'insensatezza della guerra, soffermandosi in particolare sulla figura del protagonista, Idetora: uno spettrale Re Lear che vaga per le montagne in preda alla pazzia, in compagnia del suo irriverente buffone di corte, e al quale non resta che contemplare i frutti della propria stoltezza. Emblematico, in tal senso, il finale della pellicola, in cui Hidetora si troverà a stringere fra le braccia il cadavere del figlio Saburo, l'unico che gli si era dimostrato leale, mentre intorno a lui infuria la battaglia; in questo modo, l'ex-sovrano pagherà con il sangue del figlio per tutte le stragi e le azioni delittuose commesse nel corso della propria vita. Il film si chiude con il giovane Tsurumaru, cieco e solo, in piedi sull'orlo di un precipizio, in un mondo immerso nell'oscurità e senza più alcun dio.
Fra congiure di palazzo, loschi intrighi familiari e lotte fratricide, Ran mette in scena uno straordinario affresco della follia umana, con una serie di squarci lirici che sconfinano nel visionario, grazie anche ad uno stile visivo basato su grandiose scene di massa e su un magistrale uso in chiave simbolica dei colori. Lo spettacolare assedio alla fortezza di Hidetora, durante la tempesta, costituisce un momento di puro cinema: lo spettatore non sente alcun rumore, e le immagini del massacro sono accompagnate soltanto dal commento musicale di T?ru Takemitsu, che dà all'intera sequenza un carattere surreale e da incubo; un incubo che si concretizza poco dopo, quando il Re Hidetora, ormai privo di senno, abbandona il castello in fiamme e si allontana verso la brughiera. Acclamato dalla critica come una pietra miliare nella carriera di Kurosawa, Ran si è aggiudicato il premio Oscar per gli splendidi costumi di Emi Wada ed ha ricevuto la nomination per la miglior regia, e resta ancora oggi uno dei massimi capolavori della cinematografia mondiale.
Ran in giapponese è caos, follia.E’ la grande lezione di Kurosawa, che scrive qui il suo testamento spirituale: il caos che gli uomini, folli, creano nella loro vita, poiché cercano “il dolore, non la gioia, si esaltano nella sofferenza, si compiacciono dell’assassinio”.Sono parole tremende, pronunciate dallo scudiero mentre Hidetora muore, consumato dal dolore sul corpo del figlio appena ritrovato [...] Vai alla recensione »
Caos: questo il significato di Ran, antico ideogramma cinese scelto da Kurosawa Akira (così è chiamato in Giappone, prima il cognome e poi il nome) come titolo per il suo ultimo, possente, film. Il regista giapponese, ormai settantacinquenne, ha affermato di non considerare questo suo lavoro una specie di testamento: anzi, così come molti grandi pittori del suo paese hanno dato il meglio di sé dopo [...] Vai alla recensione »