Quarto potere

Film 1941 | Drammatico, +16 120 min.

Regia di Orson Welles. Un film Da vedere 1941 con Everett Sloane, Paul Stewart, Joseph Cotten, Alan Ladd, Agnes Moorehead. Cast completo Titolo originale: Citizen Kane. Genere Drammatico, - USA, 1941, durata 120 minuti. Uscita cinema giovedì 10 ottobre 2024 distribuito da I Wonder Pictures. Consigli per la visione di bambini e ragazzi: +16 - MYmonetro 4,54 su 8 recensioni tra critica, pubblico e dizionari.

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Ultimo aggiornamento mercoledì 2 ottobre 2024

Si narra la vicenda di Charles Foster Kane, magnate dell'editoria. Il film inizia con un flash-back. Il film ha ottenuto 9 candidature e vinto un premio ai Premi Oscar, In Italia al Box Office Quarto potere ha incassato 254 mila euro .

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Consigliato assolutamente sì!
4,54/5
MYMOVIES 5,00
CRITICA
PUBBLICO 4,08
ASSOLUTAMENTE SÌ
Il trionfo del cinema per il cinema. Capolavoro di Welles ritenuto degno leader di una classifica ideale di film.
Recensione di Pino Farinotti
Recensione di Pino Farinotti

Si narra la vicenda di Charles Foster Kane, magnate dell'editoria. Il film inizia con un flash-back. Kane è morto, si cerca di interpretare la sua incredibile personalità, le sue speranze e le sue azioni. L'uomo è morto pronunciando la parola "Rosebud". Un giornalista si assume l'incarico di venire a capo del mistero andando a parlare con le persone che furono più vicine al magnate. Comincia dal suo più grande amico, Leland (Cotten), che sostenne Kane fin dall'inizio, quando il grand'uomo sembrava animato da irresistibile spinta di onestà e fu da questi licenziato quando non si schierò dalla sua parte in una vicenda di scarsa importanza. Appare un assistente di Kane, che conosce alcuni fatti, appare la seconda moglie, una cantante con le virgolette, come venne definita per il suo poco talento. Kane tentò anche la via politica, ma venne fermato con un ricatto. Conobbe tutti i grandi uomini del suo tempo. Raccolse in un incredibile castello milioni di cimeli e di cianfrusaglie. Ed ecco la soluzione del mistero: "Rosebud" era il nome della piccola slitta con cui Charles giocava da bambino. Come a dire che a fronte di una vita così articolata, importante, decisiva per molti, rimane un pezzo di legno che brucia in una caldaia.

Titolo santificato dal cinema. Da molti ritenuto degno leader di una classifica ideale di film.

Fu girato nella seconda parte del 1940 quando Welles aveva appena venticinque anni. Welles fece un film allarmante, incredibilmente pensato, nei contenuti e nella tecnica. Era il trionfo del cinema per il cinema, dove niente è reale e naturale, dove le luci arrivano da fonti impossibili (celebre la sequenza delle ballerine alla festa, che vengono illuminate dal pavimento).

Il regista usò obiettivi particolari per dare significati espressivi a seconda di ciò che voleva comunicare: il soffitto a opprimere appena sopra la testa, il grandangolo che isola, piccolissimo, il soggetto. I giochi di ombre che indicano precarietà e una fine che non sarà certamente lieta.

Welles, che aveva già stupito gli americani coi suoi geniali interventi radiofonici (famoso quello dell'invasione della terra da parte dei marziani, tanto realistico da sconvolgere il paese), li stupì con un film che rappresentava l'esatto opposto del sogno americano raccontando la vicenda di un eroe che finisce male.

Welles si ispirò alla vera storia dell'editore William Hearst e introdusse per primo nel cinema la pratica, seppur popolare, freudiana, alla quale avrebbe presto attinto un grande maestro come Hitchcock. Il film esce dal quadro del suo tempo, rimane un manifesto ancora valido.

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PUBBLICO
RECENSIONI DALLA PARTE DEL PUBBLICO
lunedì 4 maggio 2009
Giuseppe Th. Dreyer

Difficile fare i conti con quello che viene considerato il film per eccellenza. Non mi sorprende trovare persone che lo giudichino troppo caotico o non meritevole della fama che tutt'ora lo accompagna. Ma per capire ed apprezzare un film come quarto potere ( traduzione italiana che coglie solo una delle sfaccettature del film, dato che il titolo originale è Citizen Kane) bisogna anche collocarlo nel [...] Vai alla recensione »

FOCUS
FOCUS
mercoledì 3 aprile 2024
Pino Farinotti

Quarto potere (Citizen Kane) di Orson Welles è stato restaurato ed è tornato nelle sale. Idea grande e bella.

Premessa. Io sono figlio del Sessantotto. Come molti ho vissuto quella stagione quando si pensava di poter cambiare le cose. Ma di cose ne abbiamo cambiate quasi nessuna. Sappiamo. Ma quella passione, quelle istanze, quelle idee, quell’entusiasmo, quell’impegno, quella bella rabbia, quegli anni della giovinezza, “comunque”, non me li toglie nessuno.

La domanda: ma cosa c’entra tutto questo con Quarto potere? C’entra. Trattasi di formazione. Di educazione alla cultura e al sentimento. Molti di noi frequentavano le sale d’essai, io ero molto assiduo. Allora venivano programmati cicli, rassegne: spettacolo, didattica, storia. La formazione che ho detto sopra. Vedevamo passare il grande cinema del mondo: l’Espressionismo tedesco, il Fronte popolare francese, la potente visione delle opere del nord, Svezia e Danimarca, il nostro realismo che dominava, la cultura sconosciuta e seducente del Giappone. E poi naturalmente la Hollywood degli anni d’oro. Gli anni di Quarto potere.

Adesso, come allora, lo rivediamo nel buio della sala. Molti definiscono quel titolo il più grande film di sempre ed è certo arbitrario esporsi in un assoluto quando si tratta di cinema, ma i segnali sono molti e forti. Uno, mi dispiace un po’ dirlo, è il sollievo che abbiamo provato in molti quando Quarto potere ha scalzato dal primo posto della classifica, che faceva, e fa ancora, testo della Sight and Sound, La corazzata Potëmkin. Senza nulla togliere al valore e al significato di quel film russo, che continua a rimanere oggetto di studio nelle scuole.  

Aveva 26 anni Welles quando concluse le riprese del film, i cui contenuti li racconto nell’ultimo stralcio dell’editoriale. Orson era già famoso, aveva già espresso quel talento che gli avrebbe conferito, non impropriamente, il titolo di “genio” e che avrebbe fatto di lui uno dei più grandi artisti del Novecento. C’è un film del 1999, Rko 281: la vera storia di Quarto potere, diretto da Benjamin Ross che racconta con ottima credibilità la vicenda di quella produzione.

Da tempo Welles coltivava l’idea di fare un film ispirato a William Randolph Hearst, gran magnate dell’editoria americana. Coinvolse il produttore della Rko John Houseman e lo sceneggiatore Herman J. Mankiewicz. I rapporti non furono così sereni perché ciascuno nutriva le proprie ambizioni, perché ormai appariva chiaro che quel film avrebbe fatto la storia. Ma l’ostacolo maggiore era proprio il potente Hearst che, informato minuto per minuto del procedere della produzione e vedendosi coinvolto anche nel privato più intimo, cercò in tutti i modi, con denunce, persino minacce, di bloccare la lavorazione. Welles, che non era tipo da farsi intimidire, procedeva per la sua strada. Ma ci fu un momento in cui parve che Hearst potesse prevalere. Ma la fortuna, se vogliamo chiamarla così, baciò l’artista. L’editore morì.

Così Orson poté ottenere il budget necessario, che Hearst era riuscito a bloccare, e terminò l’opera. “Opera”, termine che si può completare con “d’arte generale”, vide così la luce il primo maggio del 1941 negli Usa. In Italia si dovette aspettare che passasse la guerra e il primo dopoguerra: arrivò il 25 novembre del 1948. Il film ebbe 9 nomination all’Oscar vincendo la statuetta per la sceneggiatura originale di Welles e Mankiewicz.
 

Il Dizionario Farinotti gli assegna ben cinque stelle, il massimo voto possibile e Morando Morandini si associa assegnando anch'egli cinque stelle a Quarto potere nella sua guida (anche qui il massimo possibile). Anche il Dizionario dei film di Paolo Mereghetti gli assegna quattro stelle, il massimo.

 

FOCUS
domenica 24 marzo 2024
Giovanni Bogani

Torna nelle sale il 24 marzo Quarto potere. Uno dei film più citati, più venerati, più analizzati, più rispettati della storia del cinema. La storia del “cittadino Kane”, interpretato da Orson Welles, che di quel film fu anche il regista, a venticinque anni soltanto. E che si portò sulle spalle, per tutta la vita, il peso, la gloria e la condanna di quell’esordio titanico, folgorante, insuperabile.

Quando uscì Quarto potere, era il 1941. Da allora, non c’è studente di Storia del cinema che non lo abbia sezionato, analizzato, guardato al microscopio delle sue categorie critiche. Ne hanno scritto i più grandi studiosi del cinema, come André Bazin, che riservò al film di Welles un saggio memorabile. Ne hanno scritto persino grandi scrittori, come Jorge Luis Borges, instancabile creatore di labirinti e di finzioni. Borges che, sulle pagine della rivista “Sur”, non fu per niente tenero col film: “È geniale, nel senso più notturno e tedesco di questa mala parola”, scrisse il poeta argentino. Ma ne colse anche l’intimo nocciolo: “Nulla è più terrificante di un labirinto senza centro. Questo film è esattamente quel labirinto”. E Borges, di labirinti, se ne intendeva.

Ma oggi? Che cosa ne è del film, del suo mito? Che cosa trova uno spettatore, oggi, se va in sala a vedere Quarto potere? Per quarant’anni, il film di Welles è stato designato come “miglior film di tutti i tempi” nella lista compilata dalla rivista “Sight and Sound”, sulla base di un sondaggio fra i più autorevoli critici cinematografici del mondo. Dal 1962 al 2002, Quarto potere è stato il film più votato. Più di ogni altro film al mondo. Poi ha ceduto lo scettro a La donna che visse due volte di Hitchcock e, nel 2022, a Jeanne Dielman, 23 quai du Commerce, 1080 Bruxelles di Chantal Akerman. Ma resiste sul podio, in un fiammeggiante terzo posto.

Sentiamo che cosa pensano, oggi, del film alcuni colleghi italiani di Orson Welles. Al telefono, raggiungiamo Marco Tullio Giordana, il regista de La meglio gioventù, vincitore a Cannes della sezione Un certain regard. “Welles ha cambiato tutto, con quel film. C’è un prima e un dopo Quarto potere. Ha avuto il coraggio di frantumare la compattezza del racconto cinematografico, di trasformare il film in un mosaico di flashback. Ha avuto il coraggio di scegliere posizioni nuove dalle quali inquadrare. Ha mostrato uno sguardo nuovo in ogni istante. Mi chiedi se lo amo o no? Penso sia impossibile non amarlo. No, non per cercare di assomigliargli: se uno pensa anche minimamente di assomigliargli, fa bene a chiamare un’ambulanza e farsi portare al più vicino pronto soccorso”. Poi ci ripensa, solo un po’, e dice: “Però ha dato coraggio, a me come a molti altri. Ci ha fatto pensare che si può osare, che si può mettere la camera dove nessuno la metterebbe. L’amore per le inquadrature ‘fuori asse’ credo di averlo preso da lui”.

Frasi
Non conosco molta gente.
lo invece ne conosco troppa, ma siamo tutti e due molto soli.
Dialogo tra Susan Alexander Kane (Dorothy Comingore) - Charles Foster Kane (Orson Welles)
dal film Quarto potere
STAMPA
RECENSIONI DELLA CRITICA
François Truffaut
I parte

Girato a Hollywood nell’agosto-settembre-ottobre 1940, proiettato negli Stati Uniti l’anno seguente, Citizen Kane (Quarto potere, 1941) è arrivato in Francia solo sei anni dopo a causa della guerra. A Parigi, l’uscita di Citizen Kane agli inizi del luglio 1946 fu un avvenimento straordinario per gli appassionati di cinema della nostra generazione. Dopo la liberazione scoprivamo il cinema americano [...] Vai alla recensione »

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giovedì 20 novembre 2025
 

Al cinema La Compagnia di Firenze prosegue la retrospettiva. Prossimo appuntamento il 24 novembre con L’infernale QuinlanVai all'articolo »

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lunedì 19 febbraio 2024
 

Regia di Orson Welles. Un film con Everett Sloane, Paul Stewart, Joseph Cotten, Alan Ladd, Agnes Moorehead. Dal 24 marzo al cinema in versione originale sottotitolata. Guarda il trailer »

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venerdì 26 gennaio 2024
 

A più di 80 anni dall’uscita, il film di Orson Welles è ancora di straordinaria attualità. Vai all'articolo »

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lunedì 25 settembre 2017
Pino Farinotti

Il quotidiano Libero, a partire da martedì 26 settembre, settimanalmente, offre cinque titoli del cinema americano, classici autentici. Quarto potere (Welles 1941), King Kong (Cooper-Schoedsack 1933), Il sospetto (Hitchcock 1941), Il massacro di Fort [...]

winner
miglior scenegg.ra originale
Premio Oscar
1942
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