36ª edizione del Torino Film Festival, il programma dei 39 film genere documentario. Torino - 23 novembre/1 dicembre 2018. Le recensioni, trame, listini, poster e trailer, ordinabili per:
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Tra guardare, essere guardati ed essere visti. Documentario, USA2017. Durata 70 Minuti.
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Tre personaggi si muovono nelle loro vite e la regista Martine Syms li riprende con attenzione attivando vari processi riflessivi. Espandi ▽
Girl è un'infermiera nera, WB ("White Boy") un suo amico bianco: la loro è un'amicizia che potrebbe essere amore e l'artista losangelina Martine Syms la racconta utilizzando il linguaggio visivo dei social media, lavorando sul rapporto tra immagine, identità, corpo e società nella cultura delle donne nere americane. Un'opera sulla differenza tra guardare, essere guardati e rimanere invisibili. Recensione ❯
Messa in scena della parola, gioco di vero e falso, illusione che mito, memoria, cinema preesistano alla realtà: come un foro nella porta. Espandi ▽
Un uomo racconta com'è diventato voyeur guardando da un buco nella toilette delle signore. La narrazione è duplice: in forma di finzione, affidata a Michaël Lonsdale, e di documentario, narrato in prima persona da Jean-Noël Picq. Recensione ❯
Jean Eustache propone una sua visione di vita e passato attraverso la ripresa della nonna Odette Robert. Espandi ▽
Pietra miliare eustachiana: un illimitato piano sequenza della nonna Odette Robert, la sua narrazione della vita e della "storia" in risalita assoluta del tempo, come riflessa sul volto nascosto del nipote regista, inquadrato di spalle. Una mise en abîme fissa, invisibile e struggente, capace di evocare il mito, unendo Lumière e Méliès, corpo fantasmatico e parola. Il film sarà presentato per la prima volta in Italia alla 36.ma edizione del Torino Film Festival. Recensione ❯
Il rituale contadino della macellazione del maiale in un villaggio dell'Ardèche. Espandi ▽
La perfetta compenetrazione di regia e montaggio tra Eustache e il documentarista Jean-Michel Barjol si spinge in un villaggio dell'Ardèche per narrare il rituale contadino legato alla macellazione del maiale. Cinema corporeo sulle origini e sul mistero della natura, capace di captarne l'anima tra i densi vapori e i contorni indefiniti della campagna. Recensione ❯
Il cinema di Eustache e la tavola infernale del trittico di Bosch. Espandi ▽
Quasi un contatto sottotraccia tra la tavola infernale del trittico di Bosch e il cinema di Eustache. La dissertazione improvvisata dell'amico e psicanalista Jean-Noël Picq davanti ad alcuni ascoltatori svela pian piano il pannello più creativo e vitale del pittore, la sua scomposizione delle narrazioni e la concentrazione in punti slegati. Recensione ❯
Progressivo distacco tra parole e immagini per un discorso sull'immaginario che congiunge regista e narratrice. Espandi ▽
La fotografa Alix Cléo Roubaud (altro talento scomparso prematuramente) mostra i suoi lavori a Boris Eustache, giovane figlio del cineasta: volti, paesaggi, nature morte, ricordi, narrati in maniera sempre più personale, complice e diacronica. Recensione ❯
Versione ridotta di Numéro zéro, rimontata nel 1980 per il passaggio televisivo su TF1. Espandi ▽
Per vent'anni questo film ha rappresentato l'unica possibilità di vedere la matrice visuale e di pensiero alla base dell'opera del regista. Infatti Numéro zéro ha visto la luce solo nel 2002, recuperato da Boris Eustache, Thierry Lounas, Jean-Marie Straub e Pedro Costa. Recensione ❯
Eustache documenta una cerimonia del suo paese natale Espandi ▽
Un film in cui lo sguardo antropologico sulla realtà si apre alla narrazione documentaria. Pessac (città natale del regista) premia ogni anno come Rosière una fanciulla della comunità per la sua purezza e virtù. Senza dare giudizi su quel rito fuori dal tempo, l'autore si abbandona alle istanze inespresse di libertà e dolcezza, colte nei volti della provincia e delle proprie radici. Recensione ❯
A 11 anni dal primo documentario, Eustache torna a filmare, a colori, il rito della sua città natale. Espandi ▽
Ancora un'indagine, una risalita emozionale verso i simulacri e le radici della tradizione. Ancora volti, che riannodano di lontano gli sguardi di tutti i personaggi osservati e amati dei suoi film, in una memoria inarrivabile di sé e dell'altro. Recensione ❯