| Titolo originale | Le charme discret de la bourgeoisie |
| Anno | 1972 |
| Genere | Commedia |
| Produzione | Francia |
| Durata | 105 minuti |
| Regia di | Luis Buñuel |
| Attori | Fernando Rey, Delphine Seyrig, Bulle Ogier, Michel Piccoli, Stéphane Audran, Jean-Pierre Cassel Milena Vukotic, Julien Bertheau, Maria Gabriella Maione, Muni, Pierre Maguelon, François Maistre, Ellen Bahl, Claude Piéplu, Paul Frankeur. |
| Tag | Da vedere 1972 |
| Rating | Consigli per la visione di bambini e ragazzi: |
| MYmonetro | 3,95 su 5 recensioni tra critica, pubblico e dizionari. |
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Ultimo aggiornamento venerdì 11 settembre 2009
I personaggi sono: un prete che assolve i moribondi e poi li uccide, un diplomatico che traffica in droga, un ufficiale che confessa un omicidio e altre figure grottesche. Il film ha ottenuto 2 candidature e vinto un premio ai Premi Oscar, 1 candidatura a Golden Globes, In Italia al Box Office Il fascino discreto della borghesia ha incassato 1,3 mila euro .
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ASSOLUTAMENTE SÌ
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I personaggi sono: un prete che assolve i moribondi e poi li uccide, un diplomatico che traffica in droga, un ufficiale che confessa un omicidio e altre figure grottesche. Stanno cercando un ristorante. Quando lo trovano scoprono che nella cucina si sta vegliando un morto. Se ne vanno molto infastiditi. Camminano su una strada piatta, sempre nello stesso panorama. Tentano ancora di mangiare e non ci riescono mai. Quando uno di loro sta per portare qualcosa alla bocca succede sempre un piccolo incidente. Tutti sono educati, anche se ogni tanto qualcuno si lascia andare, perde la calma. I loro argomenti sono minimi, cosucce, sempre fatti interni, privati. Ed ecco, a intermittenza, la solita scena su quella strada asfaltata e calda, e la fila allungata, tutti che camminano in silenzio.
Un gruppo di sei amici, i signori Thévenot, i signori Sénéchal, la signorina Florence e il diplomatico sudamericano don Rafael, ambasciatore della Repubblica di Miranda, continuano a darsi appuntamento per pranzare insieme; eppure, ogni volta che sono sul punto di mettersi a tavola accade qualche assurdo imprevisto che gli impedisce di portare a termine il proprio pasto.
Diretto dal maestro del cinema surrealista Luis Buñuel, Il fascino discreto della borghesia è considerato il capolavoro assoluto del grande regista spagnolo e si è aggiudicato il premio Oscar come miglior film straniero nel 1972. Caustica e divertentissima satira della società borghese e delle sue molteplici ipocrisie, il film si basa su uno spunto dichiaratamente paradossale: sei personaggi tentano di riunirsi tutti insieme, ma puntualmente vengono interrotti dagli eventi più bizzarri e imprevedibili che si possano immaginare. A partire da questa trama-pretesto, la graffiante sceneggiatura scritta da Buñuel con il fedele collaboratore Jean-Claude Carrière crea una serie di situazioni improbabili ed esilaranti, spesso oltre i limiti del reale.
Costruito come un succedersi di brevi episodi indipendenti fra loro e contraddistinto da una sfrenata libertà espressiva, il film sconfina più volte nel campo dell'onirico; del resto, la dimensione del sogno è un tema ricorrente nell'intera opera del regista, che porta all'estremo la sua poetica del surreale miscelando continuamente verità e fantasia. E come in moltissime altre sue pellicole, anche qui Buñuel sceglie di utilizzare appieno la cifra stilistica del grottesco, dando vita ad un irresistibile crescendo di comicità: e difatti il tono della narrazione si intuisce fin dall'inizio, quando i protagonisti si ritrovano in un ristorante completamente vuoto e, mentre attendono di essere serviti, scoprono che all'interno del locale sta avendo luogo la veglia funebre per il cuoco, deceduto poche ore prima. In seguito, assisteremo ad una cena a casa dei Sénéchal interrotta dall'inaspettata irruzione di una squadra di soldati; litigi e omicidi nel bel mezzo di un elegante ricevimento; e poi ancora attentati terroristici, loschi traffici di droga, scappatelle extraconiugali, sparatorie, misteriosi avvelenamenti, visioni, incubi, e perfino qualche fantasma.
Attraverso un susseguirsi di scene a dir poco spassose, Buñuel prende di mira le meschinità e il carattere parassitario della classe borghese, descritta con un sardonico humor nero; ma allo stesso tempo, il film denuncia anche quell'universo servile e accondiscendente che le gravita attorno e che si dà da fare per proteggerla e coprirne le colpe (politici, polizia, esercito, clero). Strepitoso il personaggio dell'eccentrico vescovo, che si presenta a casa Sénéchal travestito da giardiniere e conclude una confessione con un colpo di fucile. Tra le varie sequenze da antologia, indimenticabile quella in cui la sala da pranzo del colonnello si trasforma di colpo in un palcoscenico, con tanto di spettatori seduti oltre il sipario di fronte a degli ospiti quanto mai sbigottiti.
Il trentesimo film di Luis Bunuel affronta,ancora una volta,nella maniera più autentica(solo apparentemente,a tratti,velata)e diretta possibile la disgrazia morale del mondo della borghesia e che qui trova la sua principale rappresentazione nell'istituzione della chiesa,della polizia e in quella dell'esercito. Utilizzando un linguaggio"pregevolmente"umoristico luis Bunuel [...] Vai alla recensione »