Silvio Forever

Film 2011 | Documentario, 85 min.

Anno2011
GenereDocumentario,
ProduzioneItalia
Durata85 minuti
Regia diRoberto Faenza, Filippo Macelloni
Uscitavenerdì 25 marzo 2011
DistribuzioneLucky Red
MYmonetro 2,48 su 12 recensioni tra critica, pubblico e dizionari.

Regia di Roberto Faenza, Filippo Macelloni. Un film Genere Documentario, - Italia, 2011, durata 85 minuti. Uscita cinema venerdì 25 marzo 2011 distribuito da Lucky Red. - MYmonetro 2,48 su 12 recensioni tra critica, pubblico e dizionari.

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Ultimo aggiornamento mercoledì 19 dicembre 2012

Al di là dei meriti e dei demeriti, Silvio Berlusconi è indubbiamente uno strepitoso personaggio della commedia dell'arte. In Italia al Box Office Silvio Forever ha incassato nelle prime 7 settimane di programmazione 377 mila euro e 182 mila euro nel primo weekend.

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Consigliato nì!
2,48/5
MYMOVIES 2,50
CRITICA 2,20
PUBBLICO 2,74
CONSIGLIATO NÌ
L'avvincente ritratto di un paese che vuole restare scugnizzo. Forever..
Recensione di Peter Gomez
giovedì 24 marzo 2011
Recensione di Peter Gomez
giovedì 24 marzo 2011

Se non lo voti, alla fine ti viene quasi voglia di votarlo. Se lo voti, alla fine ti chiedi perché lo hai fatto. È un film strano Silvio Forever, di Roberto Faenza e Filippo Macelloni, scritto da Gian Antonio Stella e Sergio Rizzo. È una pellicola bellissima quando, per la viva voce del suo unico protagonista - a tratti originale, a tratti doppiata alla perfezione da Neri Marcorè sulla base di dichiarazioni autentiche - ti racconta la parabola del grande venditore. Del "più grande piazzista che ci sia al mondo", come lo ha definito Indro Montanelli.
Diventa invece un'opera incompiuta quando il film affronta l'altra faccia del magico Silvio. Quella più oscura del grande compratore che, nei fatti, il film affronta solo quando narra il singolare rapporto tra il presidente del Consiglio e le donne. Certo, nella pellicola di Faenza è proprio Berlusconi a rivelare: "Il mio segreto è lo charme. I meccanismi per sedurre una donna o per conquistare il consenso in politica sono gli stessi". Lasciando così pensare, allo spettatore più malizioso, che quello è un paragone ad alto rischio. Visto che nel buio della sala sfilano le immagini di Ruby e le altre, mentre il sonoro ti regala gli audio dei nastri della escort barese Patrizia D'Addario intenta a parlare con lui del "lettone di Putin".
Ma, decidere di non spiegare che dietro alla conquista della Mondadori ci sono anche le mazzette versate a un giudice, o chiudere il capitolo Cosa Nostra con le immagini del premier che difende Dell'Utri e attacca i magistrati, alla fine significa immortalare un cavaliere dimezzato. Ovvio, Marco Travaglio, davanti a Daniele Luttazzi, sostiene che nei forzieri del giovane Berlusconi entrarono capitali di ignota provenienza. E alla fine risulta più convincente di Silvio che nega e, parlando di sé in prima o terza persona, assicura di avere un'altezza nella media, per poi raccontare di quando da piccolo salvò la sorella, di quando andava a mungere le vacche ottenendo in cambio il burro, o vendeva i compiti in classe ai compagni, versando regolarmente in beneficenza quanto ricevuto.
Ma proprio perché il film, come ripetono gli autori, non vuole essere "un film politico", avrebbe forse dovuto avere - a tratti - un maggior rigore documentaristico. Berlusconi è un personaggio complesso. Che va narrato in tutte sue sfaccettature. Per questo le piccole omissioni (dove sono i fratelli della Loggia P2? dove sono i finanzieri che andarono a lavorare per lui dopo le verifiche fiscali nelle sue aziende?) rischiano di trasformarlo, semplicemente, in una simpaticissima canaglia.
Le immagini di repertorio, le interviste dimenticate, il filmati recuperati anche su youtube o da emittenti estere, servono insomma per ribadire quello che anche chi gli è amico non nega più: Berlusconi vende sogni. Le voci contrarie, pur presenti nel film, non bastano invece per raccontare la sua capacità di fare acquisti. Anche di persone. Così alla fine Silvio Forever, più che una biografia non autorizzata di un potente uomo politico, diventa l'avvincente ritratto di un paese, l'Italia, che vuole per sempre restare scugnizzo. Un paese furbo, intelligente, spregiudicato. Ma irrimediabilmente piccolo.

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Un montaggio ordinato per spiegarci, ancora una volta, chi è Berlusconi.
Recensione di Marianna Cappi

Il più bravo, il più simpatico, bella voce, bel torace, generoso, capacità di sintesi, ottimo chef. Nonché "il miglior presidente del consiglio che l'Italia abbia mai avuto", e "il maggior perseguitato dalla magistratura di tutte le epoche in tutto il mondo". Così si presenta Silvio Berlusconi nell'autobiografia non autorizzata che Faenza e Macelloni hanno montato per lui (non come destinatario, è chiaro), con i materiali di repertorio che certo non mancano e con l'accortezza di non alterare alcuna dichiarazione, ma solo di affidarle all'imitazione di Neri Marcoré, laddove l'audio non era pulito abbastanza.
Dalle mitizzate origini povere durante la guerra ai successi incredibili (alcuni dicono "sospetti") come costruttore e poi editore, fino alla discesa in politica perché "debbo andare a difendere i miei interessi", Berlusconi appare come un personaggio unico nel suo genere. Alzi la mano chi non lo sapeva. Sì, perché il problemone del documentario Silvio forever è proprio che la sua sostanza è storia nota, letteralmente quotidiana. Una storia che è sempre stata fatta di immagini (nota è pure la forma, dunque) e che è stata riproposta ai nostri occhi come un mantra, per istigarci all'idolatria, e alla quale, dunque, il montaggio ordinato e didascalico di questo prodotto non aggiunge quasi nulla.
Ci sono delle perle, come il Papa che lo benedice "con l'aria che non ne avessi un gran bisogno, o il "collegamento continuo con lassù" grazie all'aiuto delle cinque zie suore; dei recuperi scomodi (Mike, Vianello, Ambra), ma non è astruso pensare che il protagonista possa guardare il tutto divertendosi, inorgogliendosi e fregandosi le mani per quanto ancora e sempre si parli di lui.
C'è un'idea di scrittura, una linea guida, vale a dire la volontà di mostrare, sugli altri, il lato spettacolare Berlusconi, la sua formidabile presenza scenica, e pertanto di far sì che a rispondergli non siano i politici o i cittadini ma i nostri grandi comici, da Benigni a Dario Fo, da Beppe Grillo a Paolo Rossi ad Antonio Cornacchione (uno dei più esilaranti, sull'argomento), ma è pur sempre un dibattito interno alla televisione, nel quale questo genere di cinema arriva in ritardo e senza molto da dire. In compenso, c'è tanto bel cinema di non fiction nello spezzone in cui Gregoretti visita il mausoleo di Berlusconi, nel parco di Arcore: la discesa all'Ade, così come lo ha immaginato Silvio per sé e famiglia, è qualcosa da vedere e su cui riflettere.

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PUBBLICO
RECENSIONI DALLA PARTE DEL PUBBLICO
sabato 23 aprile 2011
Riccardo76

Gli autori la definiscono una "autobiografia non autorizzata", utilizzando un accostamento di parole apparentemente paradossale; eppure tale definizione esprime al meglio la caratteristica principale di Silvio Forever, un documentario costruito esclusivamente su filmati reali dove Berlusconi parla di sé,della propria vita e del proprio successo, in prima persona.

FOCUS
INCONTRI
martedì 22 marzo 2011
Ilaria Ravarino

Troppo berlusconiano. No, troppo poco. Troppo buona, troppo cattiva, insomma scomoda per tutti, la biografia non autorizzata di Silvio Berlusconi, Silvio Forever, ha strappato applausi a scena aperta dividendo il pubblico della presentazione stampa in due squadre, opposte e inconciliabili: chi rideva, e chi non rideva affatto, alle barzellette del premier. A parlare del film ci sono i registi, Roberto Faenza e Filippo Macelloni, accompagnati dagli autori Sergio Rizzo e Gian Antonio Stella insieme a Neri Marcorè, voce fuori campo e narratore.

INCONTRI
martedì 15 marzo 2011
Giancarlo Zappoli

Per chi abbia visto Forza Italia! fa impressione il linguaggio a dir poco estremamente spregiudicato che i democristiani usano al Congresso, tra un applauso e l’altro all’onorevole Zaccagnini. Sono modi diversi di dire e di fare che un tempo sarebbero apparsi incompatibili. Oggi sono accettati e mettono in modo una sovrastruttura politica che, presumibilmente e poiché le cose non nascono a caso, corrisponde alle esigenze di una parte almeno della società italiana di oggi” (dai memoriali di Aldo Moro prigioniero delle Brigate Rosse).

STAMPA
RECENSIONI DELLA CRITICA
Alberto Crespi
L'Unità

La biografia «non autorizzata» di Berlusconi, Silvio forever, è un film spaventoso. Non perché sia brutto – tutt’altro. Ma proprio perché fa, letteralmente, spavento. Non aggiunge nulla a ciò che di Berlusconi si sa, volendo, da molti anni. Non è nemmeno, tecnicamente, una biografia «non autorizzata», genere letterario furbetto che ha le sue regole (dovrebbe contenere qualcosa di scandaloso, inedito, [...] Vai alla recensione »

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