Kino-pravda 18

Un film di Dziga Vertov. Muto, durata 13' min. - URSS 1924.
Le giornate del cinema muto

Per i numeri 18 e 19 di Kino-Pravda (entrambi del 1924) faremo un’eccezione alla nostra regola di programmazione, presentandoli fuori sequenza. Volevamo proporli insieme con il film di Vertov La sesta parte del mondo (1926), per dare enfasi al genere particolare, tipicodel regista, cui i tre film appartengono. Vertov lo definiva probegi kinoapparata – le corse della macchina da presa attraverso luoghi geografici lontani tra loro. La cosa eccitante è che si tratta di viaggi impossibili, percorsi visionari, immaginarie panoramiche pan-planetarie. Kino-Pravda N. 18 porta lo spettatore da Occidente ad Oriente, Kino-Pravda N. 19 da Nord a Sud, e La sesta parte del mondo è un viaggio filmico nel vasto territorio dell’Unione Sovietica. Il primo dei tre, Kino-Pravda N. 18 (“Una corsa verso la realtà sovietica”), fu concepito come un viaggio su più livelli. Sembra un viaggio, perché Vertov parte con materiale reperito a Parigi, per poi spostarsi alle riprese effettuate in Russia, e di certo dà la sensazione di un viaggio, perché la sequenza che unisce Parigi e Mosca è stata assemblata proprio a partire da immagini di viaggi.Non è solo una corsa della macchina da presa, ma anche una staffetta: Vertov monta insieme diversi tipi di movimenti di camera, riflettendone il mezzo di trasporto. Dapprima ci porta in cima alla Torre Eiffel, con i magnifici tralicci che ci scivolano lentamente accanto (questa salita della macchina, ci dice il titolo, è dedicata alla memoria del costruttore della torre, Gustave Eiffel, morto nel 1923). Da lì entra in scena un aereo. Un titolo, “La macchina da presa atterra nel territorio dell’URSS,” è seguito da una ripresa fatta dal carrello di atterraggio di un aereo, man mano che i campi appaiono rapidamente sotto di noi. All’atterraggio, subentra una macchina da corsa (“Corsa in auto Pietrogrado-Mosca,” recita il titolo). Qui forse Vertov si avvicina più che mai nella pratica al suo elusivo concetto teorico degli “intervalli,” formulato nel manifesto “Noi” del 1922: “Il cineoculismo è l’arte di organizzare i necessari movimenti degli oggetti nello spazio come un complesso ritmico artistico, in accordo con le proprietà del materiale e con il ritmo interno di ogni oggetto. Gli intervalli (la transizione da un movimento all’altro) sono il materiale, l’elemento dell’arte del movimento, ma non i movimenti stessi. Sono loro (gli intervalli) che portano il movimento ad una risoluzione cinetica.” Come al solito, la smychka (annunciata dal suo tipico simbolo, la stretta di mano) è uno dei temi dominanti di Kino-Pravda N. 18, ma qui Vertov decide di illustrarla in modo poco convenzionale. La macchina da presa coglie nella folla un uomo con la barba, che si rivela essere un contadino, Vasilii Siriakov, venuto fin dalla provincia di Yaroslav per vedere Mosca, così vediamo la città proprio attraverso l’occhio del contadino. “La macchina da presa lo insegue,” annuncia il titolo, laddove appare l’ombra di un uomo che gira la manovella della macchina. “Lo stesso contadino verso l’Esposizione Agricola” – ed ecco Siriakov in tram, che osserva il bigliettaio ed il conducente al lavoro. La macchina segue il nostro contadino dappertutto, come un’ombra. Ad un certo punto finisce in un’officina del Goskino, nel momento in cui viene ottobrizzato un bambino. Cosa significa “ottobrizzato?” Lo stesso che battezzato, ma in un collettivo operaio anziché in chiesa, e nel comunismo piuttosto che in una religione. (Inventato con l’intenzione di rimpiazzare il battesimo in chiesa, questo rito tappabuchi non prese mai piede.) Qual è il nome migliore per un neonato? Avete indovinato – ecco che, in un primo piano ravvicinato, vediamo il nome “Vladimir” emergere dalla bocca di un operaio. Tutti i presenti cantano (indovinate cosa) mentre il bimbo passa di mano in mano– da un operaio comunista ad un giovane del Komsomol fino ad un Giovane Pioniere. “Al cittadino rosso Vladimir” (altre facce che cantano) “cresci in salute, compagno” (primo piano di mani che tengono il bimbo sollevato). Operai al lavoro. “Vladimir.” Macchinari al lavoro. “Vladimir.” Il montaggio accelera. “Vladimir.” Inframmezzata a tutto questo, l’ombra ricorrente dell’uomo con la macchina da presa, intento al lavoro. – YURI TSIVIAN

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