La bella società

Film 2010 | Drammatico, 112 min.

Regia di Gian Paolo Cugno. Un film con Raoul Bova, Maria Grazia Cucinotta, Giancarlo Giannini, Enrico Lo Verso, David Coco. Cast completo Genere Drammatico, - Italia, 2010, durata 112 minuti. Uscita cinema venerdì 21 maggio 2010 distribuito da Medusa. - MYmonetro 1,75 su 6 recensioni tra critica, pubblico e dizionari.

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Ultimo aggiornamento venerdì 15 ottobre 2021

Due fratelli siciliani si recano a Torino per un'operazione agli occhi di uno di loro. La loro vita è sconvolta dall'incontro con una bella ragazza, coinvolta nell'assassinio di un dirigente della Fiat da parte di una banda di terroristi... In Italia al Box Office La bella società ha incassato nelle prime 4 settimane di programmazione 141 mila euro e 78,5 mila euro nel primo weekend.

Consigliato assolutamente no!
1,75/5
MYMOVIES 1,00
CRITICA 1,25
PUBBLICO 3,00
CONSIGLIATO NO
Cronache familiari nella Sicilia sospesa tra due decadi.
Recensione di Marzia Gandolfi
martedì 18 maggio 2010
Recensione di Marzia Gandolfi
martedì 18 maggio 2010

Giorgio e Giuseppe crescono senza padre nella Sicilia degli anni Sessanta. Devoti alla giovane madre e gelosi della sua bellezza, ostacolano la sua relazione con un aitante produttore romano deciso a corteggiarla e a condurla lontano dalla campagna siciliana. Giocando con la polvere da sparo uccidono accidentalmente l'intraprendente spasimante, occultando il suo corpo e tacendo per sempre la sua morte. Nello stesso incidente perde la vista Giorgio e il sorriso Giuseppe. Diversi anni dopo, sostenuti dal benevolo farmacista del paese, innamorato mai rivelato della madre, decidono di partire alla volta di Torino per ritrovare l'amico Nello, la vista e il futuro. A due passi dalla Mole restano coinvolti loro malgrado nell'efferato omicidio di un dirigente della Fiat freddato dalle brigate rosse. Sopravvive all'attentato la giovane segretaria, testimone soccorsa e poi protetta da Giorgio. L'ingresso di Caterina nella loro vita e nel cuore del fratello minore comprometterà però per sempre il loro fragile equilibrio familiare.
Ancora una volta è la Sicilia la terra abitata dal cinema di Gian Paolo Cugno. È dall'isola di Vitaliano Brancati che si avviano le cronache familiari incarnate da Giorgio e Giuseppe, prossimi al Salvatore orfano e siciliano dell'esordio (Salvatore - Questa è la vita). Questa volta però i bambini "ci guardano" e crescono, diventando giovani nell'Italia degli anni Settanta e poi uomini in quella degli anni Ottanta. Una storia e due caratteri che si disvelano lentamente dentro un'analisi rapida e scadente del Bel Paese. La bella società ribadisce tutto quello che è lecito non sopportare (più) in un film italiano: le canzoni o le bandiere rosse a suggerire la datazione della storia, la descrizione di nord e sud a suon di stereotipi, il sostanziale machismo e la conseguente funzione della donna come inezia narrativa, buona al massimo per sedurre o per essere oggetto di ceffoni e insopportabili sfuriate, la presenza ricattatoria di un invalido da buttare in pasto al melodramma.
Sospeso per estetica e contenuti tra due decadi diversissime (gli anni Settanta e Ottanta), La bella società racconta una storia con una voluta e a tratti artificiosa purezza, che sconfina in ingenuità e nel superficiale recupero filologico-generazionale di musiche, look e affiche. Cinema semplice e semplicistico quello di Cugno che fallisce l'intenzione civile (intrecciare storie individuali e Storia collettiva) lungo maldestre piste gialle o in risibili sottointrecci romantico-sessuali.
Destra-sinistra, rossi e neri, le ragioni della politica sfumano nella cronaca della morte annunciata, e poi dissimulata, del povero amante di Raoul Bova, deflagrato da due minori e dal "vuoto" carnale della Cucinotta. Vedova nera che tenta di riempirsi l'anima con abbracci materni.

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PUBBLICO
RECENSIONI DALLA PARTE DEL PUBBLICO
martedì 25 maggio 2010
Nerò77

L'opera è ben fatta. I protagonisti danno il meglio di loro così come il direttore della fotografia. Anche l'uso dello zoom è lodevole e mai nauseante anche se utilizzato di continuo. La storia purtroppo non porta da nessuna parte conducendo lo spettatore attraverso luoghi e tempi che cambiano di continuo. Sembra quasi che neppure gli sceneggiatori avessero le idee chiare; dai sequestri degli anni [...] Vai alla recensione »

STAMPA
RECENSIONI DELLA CRITICA
Paolo D'Agostini
La Repubblica

Come si fa a valutare un film quando è tanta la sua indigenza? Con che cuore? D' altra parte la scelta di esporsi, e di esporsi al mercato e non solo a un piccolo festival per debuttanti, comporta i suoi rischi. Si immagina che La bella società abbia avuto un cammino accidentato. C' è un' idea di tema, quella del resistere nelle difficili condizioni del Mezzogiorno.

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