Syndromes and a Century

Un film di Apichatpong Weerasethakul. Titolo originale Sang Sattawat. Biografico, durata 105 min. - Tailandia, Francia, Austria 2006. MYMONETRO Syndromes and a Century * * - - - valutazione media: 2,34 su 4 recensioni di critica, pubblico e dizionari.
Chiara Renda     * * - - -

Due storie a sfondo ospedaliero: nella prima Tei, giovane dottoressa in un piccolo ospedale di provincia, si ritrova a respingere le timide avances di Toa, perché presa ancora dall'amore per il fioraio Noom. Nella seconda il dottor Nohng, medico praticante appena assunto in un ospedale del centro, inizia il suo primo giorno di lavoro. Il neoassunto vaga per l'ospedale e incontra un vecchio amico nel reparto di fisioterapia, finché la sera non giunge a un appuntamento con la fidanzata.
Questo il plot del nuovo film del tailandese Apichatpong Weerasethakul, cineasta apprezzato dalla critica per il precedente Tropical Malady, presentato due anni fa al Festival di Cannes. Dopo la storia d'amore omosessuale dell'ultimo film, il regista sceglie questa volta di indagare la memoria e i personali ricordi d'infanzia con uno stile estremamente privato e autobiografico.
Entrambi i genitori di Weerasethakul infatti erano medici, e il regista è cresciuto a stretto contatto con l'ambiente ospedaliero di una cittadina tailandese, osservando con curiosità l'umanità variegata che ogni giorno andava alla ricerca di cure mediche. Lui stesso dichiara: "Sono affascinato dagli spazi delle piccole città e dai panorami che offrono. Ora che la mia città natale sta cambiando così velocemente, diventando sempre più simile a Bangkok, i miei ricordi di questi spazi perduti sembrano ancora più lontani".
È stata dunque l'incalzante globalizzazione a risvegliare nel cineasta un desiderio di semplicità e di nostalgia per una perduta innocenza, una nostalgia del passato che si concretizza nei ricordi - come insegna Wong Kar-Wai - "sempre pieni di lacrime".
Syndromes and a Century è dunque un vecchio ricordo filtrato attraverso il moderno obiettivo di una camera lenta e sommessa, che si muove in punta di piedi (ma per lo più rimane fissa) tra i meandri della memoria. Un film dai toni lievi e rarefatti, i cui episodi appaiono legati tra loro dal filo conduttore dell'ambientazione ospedaliera, "architettura della memoria" per l'autore del film, ma non per lo spettatore. Il risultato finale appare dunque frutto di un'elaborazione troppo personale e frammentaria, una storia di ricordi che non riesce a entrare nel cuore di chi la osserva. Un film intimista che scivola sullo spettatore senza lasciare scossoni o tracce profonde, lasciandogli in eredità, allo scorrere dei fotogrammi, niente di più che immagini poetiche e sensazioni delicate ma labili e fuggevoli.

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«Luce del secolo» una pizza dalla Thailandia

di Maurizio Cabona Il Giornale

Primo film asiatico in concorso ieri alla Mostra, il thailandese Luce del secolo di Apichatpong Weerasethakul, che col gayo Tropical Malady ebbe il premio della giuria al Festival di Cannes del 2004. Questo è, finalmente, un film su gente normale, ma ciò non basta perché una storia funzioni. Per essere spoglio, lo stile di Weeresathakul finisce per essere desolante: lo stormir di fronde d'un albero thailandese è uguale a quello di ogni altro albero; la vita di un ambulatorio di campagna è uguale a quella di ogni altro ambulatorio. »

Frammenti di vita in ospedale

di Roberto Nepoti La Repubblica

Syndromes and a century di Apichatpong Weerasethakul è l'emblema del perfetto film da festival (infatti è in concorso). Forse - come il precedente Tropical Malady - lo vedranno in quattro gatti: però bisogna dire che dai lunghi piani fissi del regista thailandese emana, poco a poco, una sconcertante fascinazione che impiega parecchio tempo ad andarsene; l'opposto di quanto accade per la maggior parte dei film spettacolari pieni di star, visti da tutti e digeriti immediatamente. La storia (se di storia si può parlare) gira intorno a un paio di situazioni principali, ambientate nell'ospedale di una piccola città. »

L'amore, il dentista e la reincarnazione

di Lietta Tornabuoni La Stampa

Apichatpong Weerasethakul (nome impronunciabile), 36 anni, thailandese spesso residente a Parigi, premiato a Cannes per Tropical Malady (coprodotto dal direttore della Mostra di Venezia Marco Muller), specialista in videoinstallazioni, coregista di The Adventures of Iron Pussy, ha diretto un film misterioso e bello, Sang sattawat (in concorso). È ambientato in un grande ospedale: corridoi candidi senza fine, monaci in vesti color zafferano, meditabonda statua divina in giardino. Ogni tanto passano correndo gruppi di scolari o studenti, infermiere o sportivi. »

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