Snow Cake

Un film di Marc Evans. Con Alan Rickman, Sigourney Weaver, Carrie Ann Moss, James Allodi Drammatico, durata 112 min. - Gran Bretagna, Canada 2005. MYMONETRO Snow Cake * * * - - valutazione media: 3,18 su 11 recensioni di critica, pubblico e dizionari.
Consigliato sì!
3,18/5
MYMONETRO®
Indice di gradimento medio del film tra pubblico, critica e dizionari + rapporto incassi/sale (n.d.)
 dizionari * * * - -
 critica * * - - -
 pubblico * * * * -
Alan Rickman Sigourney Weaver
Sigourney Weaver (68 anni) 8 Ottobre 1949 Interpreta Linda
Carrie-Anne Moss
Carrie-Anne Moss (51 anni) 21 Agosto 1967 Interpreta Maggie
James Allodi
James Allodi   Interpreta Clyde
La Weaver e Rickman si confrontano con due ruoli che offrono loro la possibilità di eccellere. Film di apertura della 56a Berlinale.
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primo piano
Interessante prova di attori nel film che ha aperto la 56a Berlinale.
Giancarlo Zappoli     * * * - -

Alex è un inglese che si trova in Ontario per incontrare la donna che è madre di suo figlio che è morto. Dà un passaggio a una diciannovenne ma un incidente provoca la morte della ragazza. Per la seconda volta l'uomo si trova di fronte alla morte di qualcuno che conosce a malapena. Alex trova la madre della ragazza e scopre che soffre di una grave forma di autismo...Narrata così la storia sembra uno stralcio dal catalogo delle disgrazie che possono capitare all'umanità. In realtà si tratta di un film interessante perché affidato agli attori giusti. Rickman si libera finalmente della palandrana nera di Severus Python (v. Harry Potter) e torna a offrirci una di quelle sue interpretazioni che scavano dentro i personaggi. Chi però supera se stessa è Sigourney Weaver che, nel ruolo dell'autistica, offre un'interpretazione che in altri tempi si sarebbe definita da Actor's Studio. Il giusto film per la serata di apertura della 56a Berlinale.

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di Roberto Nepoti La Repubblica

A tratti è difficile capire ciò che avviene in Syriana; però — non sembri un paradosso — anziché di un difetto si tratta di un pregio. Perché il film riproduce, anche nella struttura narrativa, l’estrema complessità degli intrighi della globalizzazione, in quel teatro critico del nostro tempo che è il Medioriente. Un po’ come accadeva in Traffic, che fruttò l’Oscar per la sceneggiatura a Stephen Gaghan, le azioni procedono parallelamente, spostandosi di continuo tra luoghi geograficamente lontani (un emirato del Golfo, Washington, Ginevra) e moltiplicando i personaggi: un agente della Cia prossimo alla pensione, un giovane analista esperto d’energia, un principe riformista che vuole cedere lo sfruttamento dei gas naturali ai cinesi, i dirigenti di un gigantesco trust del petrolio, un avvocato. »

di Fabio Ferzetti Il Messaggero

Tutt’altra musica nel poderoso e inquietante Syriana di Stephen Gaghan (fuori concorso), già sceneggiatore di Traffic , che qui incrocia le memorie dell’ex-agente Cia Robert Baer (La disfatta della Cia, Piemme) con una lunga e minuziosa ricerca sul campo. La struttura a mosaico è la stessa usata per dipingere la rete internazionale del narcotraffico nel film di Soderbergh, la posta però è ancora più pesante e le connessioni così intricate che bisogna arrivare quasi a fine film per orientarsi fra avvocati, petrolieri, agenti della Cia, emiri, terroristi, per lo più impegnati in doppi e tripli giochi. »

di Valerio Caprara Il Mattino

Syriana rischia di passare per il nuovo film di George Clooney. Bello, bravo e simpatico (soprattutto a chi vuole murarlo nel ruolo di ennesimo hollywoodita anti-Bush), l'attore non ha, però, deciso di dirigere a tutti i costi e, nel caso del thriller fuori concorso, si è limitato a eseguire le direttive di Stephen Gaghan, già sceneggiatore di Traffic e Le regole dell'attrazione. Basato sulle memorie dell'ex agente Cia Robert Bear, il plot del film appare innanzitutto troppo complesso e tortuoso ed è un peccato perché di solito la bravura dei cineasti americani sta proprio nella capacità di sciogliere gli intrecci «impossibili» e renderli comprensibili agli occhi del pubblico dei non specialisti. »

di Fabio Ferzetti Il Messaggero

Cominciamo bene. Nel film scelto per inaugurare il concorso della 56ma Berlinale, Snow Cake dell’inglese Marc Evans (“Torta di neve”), figurano tutti gli ingredienti dei mélo famigliari strappalacrime ma riveduti nello stile del moderno politically correct . Dunque massima attenzione ai “diversi”, che ovviamente sono portatori di forme di saggezza sconosciute ai poveri “normali”; slanci d’amor pànico espressi sullo sfondo di paesaggi ostili o deprimenti; poesia delle piccole comunità sperdute dove accanto a grettezza e sospetto si trova sempre qualcuno di buon cuore. »

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