mercoledì 17 dicembre 2025 - Festival
Torna il primo vero appuntamento dell’annata festivaliera europea, in quel di Rotterdam, dove a partire dal 29 gennaio e fino all’8 febbraio si terrà la cinquantacinquesima edizione dell’International Film Festival Rotterdam. Ne è stato appena annunciato il programma in una conferenza stampa atipica, con la veterana direttrice Vanja Kaludjercic al centro della scena in stile quasi da telegiornale, che ben si sposa con una visual identity quest’anno particolarmente colorita e vivace.
La presenza italiana è quest’anno ridotta, con qualche coproduzione internazionale, dei corti, alcuni titoli di primo piano della scorsa annata (Il maestro, Fuori) e White Lies di Alba Zari nella sezione Bright Future.
Il cuore del programma sarà come sempre la Tiger Competition, il concorso principale che stavolta vedrà in corsa 12 titoli ben distribuiti sulla mappa globale del cinema. Da notare un cinema georgiano sempre vitale, anche alle spalle di Alexandre Koberidze, e qui rappresentato da Ana Urushadze con il suo Supporting Role. Dall’America viene un esordio indie sulla ginnastica, The Gymnast di Charlotte Glynn, che parla di sogni olimpici e piccole tragedie.
L’elegante bianco e nero de O profeta, per la regia di Ique Langa, punterà i riflettori sul cinema del Mozambico, mentre dal Brasile, con il suo Yellow Cake, risalta il nome di Tiago Melo che è stato già produttore di due film di Kleber Mendonça Filho (Aquarius e Bacurau), oggi celebrato per The Secret Agent. Il tedesco Welf Reinhart, alla prima regia, esplora con tenerezza la storia di un uomo anziano che non ricorda più di essere divorziato, e si ripresenta alla porta della ex moglie. Memoria e sentimento, ma con coordinate molto diverse, sono al centro anche di ??La belle année di Angelica Ruffier, dalla Svezia.
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Nell’ancor più variegato panorama della Big Screen Competition sarà interessante scoprire l’esordio di Malek Bensmail con The Arab, che attinge a Lo straniero di Camus nell’anno in cui lo fa anche Francois Ozon (il cui The Stranger verrà a sua volta proiettato nella sezione Limelight), in due opere che saranno speculari nel loro focus su personaggi opposti. Da seguire anche la storia di “sorellanza” Butterfly, di Itonje Søimer Guttormsen, che in un momento di grande successo per il cinema norvegese si propone come l’ennesima autrice da scoprire e riscoprire (in virtù del precedente e notevole Gritt del 2021, che le era già valso una certa attenzione). Protagonista d’eccezione sarà la diva simbolo della produzione norvegese contemporanea, Renate Reinsve.
Significativo poi il ritorno di Isabel Sandoval, cineasta filippina ma di base negli States, celebre per il suo cinema sensuale e al tempo stesso affilato dalla tensione e dalla durezza delle storie di genere. Dopo il bellissimo Lingua franca del 2019, e alcuni progetti tra TV e corti, la rivedremo con Moonglow che vanta un’ambientazione d’epoca nelle Filippine. Attendiamo con piacere anche la nuova opera del portoghese Ivo M. Ferreira, dal titolo Projecto global, dopo che Ferreira si fece notare con Letters from War che fu presentato alla Berlinale.
Al debutto nel lungometraggio di finzione, lo scozzese Sean Dunn promette infine un’opera intrigante con il suo The Fall of Sir Douglas Weatherford, che vedrà protagonista Peter Mullan in una piccola cittadina scozzese in una riflessione nei toni di commedia su identità e rapporto con le tradizioni.
Ci sarà poi ovviamente Limelight con il meglio della stagione appena trascorsa, compresi i vincitori veneziani come Father Mother Sister Brother di Jarmusch e Silent Friend di Enyedi, e la consueta attenzione al cinema asiatico, che vedrà per il Giappone la presenza di Tokyo Taxi di Yoji Yamada, l’animazione di Aoki Yashiro con ChaO e di Hosoda Mamoru con Scarlet, e Kawamura Genki con l’odissea nella metro di Exit 8.
Forte anche la rappresentanza taiwanese con Deadline di Kiwi Chow, e dalla Corea del Sud Hi-five e My Daughter is a Zombie, oltre ovviamente al maestro Park Chan-wook con il bellissimo No other choice.