Eppure ha attraversato tantissime serie tv nella sua carriera. Qual è la prossima sfida che si prefigge?
Vorrei far ridere la gente, dedicarmi alla commedia. The Walking Dead mi ha assorbito troppo a livello psicologico e emotivo.
Com'era tornare a casa dopo le riprese?
Non facile, mi ci voleva un po'. Anche per guardare in faccia mio figlio che ha 30 anni, e non è minimamente interessato al mio lavoro. (ride, ndr).
Quando era un ragazzo lei, da chi si lasciava ispirare?
Robert de Niro e Al Pacino, su tutti. Erano gli anni 70, ero un ragazzino, loro invece erano già miti. Mi hanno insegnato che si può diventare grandi partendo da zero, credendoci fino in fondo.
Quando ha sentito per la prima volta che avrebbe potuto diventare un attore?
Ero solo un bambino, avrò avuto 8 anni, nella mia famiglia super numerosa ero quello che faceva lo spettacolino e tutti mi stavano a sentire. Lì capii di avere una certa propensione per intrattenere le persone.
Il consiglio che darebbe a un ragazzo desideroso di diventare attore?
Se ci credi tu, ci crederà anche il pubblico. È solo la storia che conta, non la tua vanità.
Torniamo alle serie tv: mi ha detto di preferire il cinema, posso chiederle perché?
Sono un attore e uno spettatore vecchio stile: per me l'emozione del grande schermo resta ineguagliabile.