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Furio Scarpelli, padre della gente italiana

Omaggio al grande sceneggiatore romano.
di Pino Farinotti

Addio a Scarpelli
Vittorio Gassman 1 settembre 1922, Genova (Italia) - 29 Giugno 2000, Roma (Italia). Interpreta Giovanni Busacca nel film di Mario Monicelli La grande guerra.

giovedì 29 aprile 2010 - Approfondimenti

Addio a Scarpelli
Furio Scarpelli è un nome fondamentale del cinema italiano. Importante come un regista importante, forse di più. Con Agenore Incrocci, Age, morto nel 2005, ha scritto film, trasmesso contenuti e idee, che fanno parte davvero del costume, del gergo, della vita della gente italiana.
Scrivendo di Scarpelli, singolarmente, scrivo, in automatico, anche di Age. I "caratteri" di Scarpelli arrivavano direttamente al sentimento e all'intelligenza. Erano uomini e donne veri, coi quali ci si riconosceva. C'erano, più o meno loro contemporanei, i grandi romanzieri italiani, qualche nome, Moravia e Vittorini, Calvino e Buzzati, Carlo Levi, Chiara, Bassani e Cassola. Niente voglio togliere naturalmente alla nobiltà di questi narratori, ma i loro personaggi eran appunto... "letterari". Quelli di Scarpelli erano veri. Scarpelli amava stare "indietro". Una volta diedero un premio importante a Dino Risi e lui, rimaneva in un angolo, timido, quasi nascosto. Risi lo costrinse alla ribalta dicendo "se non ci fossero stati Age e Scarpelli non ci sarebbe stato Dino Risi".
Quando domandavano a Scarpelli perchè non scrivesse romanzi, uno con la sua qualità e creatività, rispondeva che come romanziere sarebbe stato uno dei tanti, come sceneggiatore, uno dei pochi. E poi, aggiungeva "c'è più gente che va al cinema che gente che legge libri". Ma il talento del romanziere, la capacità inventiva, la creatività sottile c'era e come, e lo dimostrò quando, insieme a Monicelli "inventò" l'idioma medievale di Brancaleone. Gassman-Branca arringa la sua scalcinata armata. Il gruppetto si imbatte in un manipolo di banditi che attacca l'indifesa Chaterine Spaak, Brancaleone brandisce la spada e urla "seguitemi miei pugnaci". I quattro disgraziati scappano da tutte le parti e il cavaliere eroico sgomina da solo i banditi. Poi torna indietro, dal gruppo, che dopo il pericolo si è subito ricomposto, e guardandoli uno per uno dice "... quando dico seguitemi miei pugnaci, voi dovete seguirmi et pugnare.. altrimenti stiamo a pigliarci per lo naso." Una magnifica invenzione di Scarpelli.
Gassman e Sordi sono i due soldati protagonisti de La grande guerra. Il primo milanese, l'altro romano. Sordi cialtrone, Gassman un po' meno cialtrone. Alla fine per salvarsi la pelle dovrebbero tradire un importante segreto militare. Decidono di farlo, ma il colonnello austriaco dice, in italiano, una frase sbagliata: "L'unico fegato che gli italiani conoscono è quello alla veneziana. Gassman non gradisce, stranamente scatta la sua dignità. Guarda negli occhi l'ufficiale e dice "visto che parli così, mi a tì te disi propii un bel nient, hai capito?... faccia de merda."
La capacità di Scarpelli di inquadrare e rappresentare la storia era una sua peculiarità esclusiva. In Tutti a casa racconta l'8 settembre del '43, il momento dell'armistizio e dello sfacelo dell'esercito italiano. Sordi è un tenente che, come quasi tutti, rimasto senza ordini, decide di tornare a casa. Attraversa l'Italia incrociando ogni tipo di umanità, ci si commuove e si sorride, ma la vicenda umana dell'ufficiale e quella generale del paese che si è perso, si pongono con la stessa efficacia e lo stesso dolore. E chi vede il film sa cos'è quell' 8 settembre. Non deve fare altre ricerche, leggere libri. Per La marcia su Roma vale lo stesso concetto. Sordi e Tognazzi si trovano coinvolti nella schiera dei fascisti che nell'ottobre del '22 fanno marcia su Roma. All'inizio non capiscono bene cosa stiano facendo, poi episodio dopo episodio arrivano alla percezione giusta. C'è un episodio in cui l'esercito Italiano li sta per fermare, poi arriveranno ordini contrari. È notte, i due "marciatori" hanno fame, vedono, non lontano, un soldato che mangia qualcosa da una gavetta. "Daccene un po'" dice Tognazzi, il soldato, romano, lascia a terra la gavetta ma prima di allontanarsi dice "ma che state a fà, annatevene a casa."
In quella semplice battuta Scarpelli ha spiegato tutto. Otto parole. Niente libri. Il cinema italiano da molte stagioni soffre, per tante ragioni. La più importante riguarda proprio Age e Scarpelli. Mancano terribilmente.

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