| Anno | 1966 |
| Genere | Commedia |
| Produzione | Italia, Francia, Spagna |
| Durata | 120 minuti |
| Regia di | Mario Monicelli |
| Attori | Vittorio Gassman, Catherine Spaak, Gian Maria Volonté, Enrico Maria Salerno, Maria Grazia Buccella Barbara Steele, Carlo Pisacane, Folco Lulli, Fulvia Franco, Luis Induni, Pippo Starnazza, Ugo Fangareggi, Gianluigi Crescenzi, Luigi Sangiorgi, Tito García, Joaquín Díaz. |
| Tag | Da vedere 1966 |
| Rating | Consigli per la visione di bambini e ragazzi: |
| MYmonetro | 4,17 su 2 recensioni tra critica, pubblico e dizionari. |
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Ultimo aggiornamento domenica 29 novembre 2015
In un'Italia medievale famelica e stracciona Brancaleone, soldato di ventura, vaga al comando di un'armata di velleitari e disperati ancor più malmessi. Ha vinto 3 Nastri d'Argento, In Italia al Box Office L'armata Brancaleone ha incassato 8,9 mila euro .
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ASSOLUTAMENTE SÌ
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In sella ad un ronzino giallastro, Brancaleone da Norcia, cavaliere fanfarone e dai pochi meriti, guida un'improbabile compagnia di miserabili alla conquista del feudo di Aurocastro nelle Puglie. Sulla strada vivranno mille peripezie, tra una vedova impaziente e una verginella preda dei briganti, si uniranno alla combriccola anche l'ambiguo Teofilatto e un fabbro aspirante suicida. Una volta raggiunta la meta, dopo essere stati quasi impalati dai pirati saraceni, Brancaleone e compagni si vedranno condannati al rogo come usurpatori dal vero signore del feudo, sebbene il tempestivo intervento del monaco Zenone riuscirà a salvare la situazione.
Fortunatissima immersione della commedia all'italiana in un Medioevo cencioso e irresistibile, L'armata Brancaleone vale come splendido compendio della poetica, delle tematiche e dello spirito più vero di Mario Monicelli. Insieme ai fidati Age & Scarpelli alla sceneggiatura, il regista firma il suo capolavoro, un'avventura di salda presa comica in cui l'invenzione farsesca si mescola alla citazione colta (si va da Cervantes al Pulci fino a Italo Calvino) come il personaggio memorabile alle capacità degli interpreti coinvolti. All'amalgama perfetta di questi elementi, all'omogeneità dei contenuti, corrisponde una linea di racconto volutamente tortuosa, fatta di piccoli episodi, deviazioni, disequilibri e bruschi cambiamenti, in grado di restituire l'andamento di un poema cavalleresco salvo da ogni retorica o, ancora meglio, di uno spettacolo di burattini, così com'è sottolineato dai titoli di testa e dalle animazioni di Emanuele Luzzati. Anche a livello strettamente visivo, le scenografie e i costumi di Piero Gherardi rientrano in un'organizzazione dello spazio in cui i paesaggi naturali sembrano assomigliare alle quinte di un teatrino, ad una percezione bidimensionale e stilizzata. Ugualmente irreali sono le voci di questi personaggi-pupi, mascherate, tronfie o stridule, comunque sempre falsate, veicoli di una lingua a metà tra il volgare e il latino maccheronico, in breve, diventata di culto.
Con quell'odore di morte presente in filigrana in molti lavori di Monicelli, L'armata Brancaleone ha il raro merito di essere erudito e ugualmente popolare, raffinato eppure aperto a chiunque decida di avvicinarglisi. Ad un ottimo Vittorio Gassman, truccato come il Toshiro Mifune di La sfida del samurai, si affianca una squadra di attori (Gian Maria Volonté, Enrico Maria Salerno, Catherine Spaak) che hanno ben compreso lo spirito di quest'operazione parodico-picaresca da cui scaturirà un vero e proprio sottogenere. Tra le fonti cinematografiche, a vario titolo, rientrano Francesco, giullare di Dio di Rossellini e Donne e soldati di Luigi Malerba e Antonio Marchi, un film del 1955 che il regista vide in fase di montaggio negli stabilimenti di Cinecittà.
Considerato il successo di pubblico ottenuto, il produttore Mario Cecchi Gori convinse Monicelli a girare il seguito Brancaleone alle crociate (1970), non all'altezza dell'originale, ma riuscito più di quanto generalmente si creda.
In un'Italia medievale famelica e stracciona Brancaleone, soldato di ventura, vaga al comando di un'armata di velleitari e disperati ancor più malmessa di lui. Salva fanciulle ma non ne approfitta (lo fanno gli altri), difende le città della costa dall'attacco dei musulmani, ma per poco non viene impalato. Sul punto di essere messo a morte dai turchi verrà salvato da un monaco che lo condurrà a una crociata in Terrasanta.
Sbrigliata stravaganza in costume godibilissima per chi ha fatto il liceo e ha quelle memorie linguistiche: il cavallo è "lo malo caballo", i turchi sono "lo nero periglio". Grande trovata cinematografica di Monicelli (intervenuto anche nella sceneggiatura e persino nella famosa, orecchiabile canzone), capace di fare cinema autentico, nei segni dello spettacolo, dell'intelligenza e dell'umorismo. Alcune scene fanno parte della mitologia, riportata in molti film successivi, come la scena del duello fra Gassman e Volonté nel campo di grano che viene letteralmente mietuto dalle grandi spade. Memorabile la prova di Gassman acconciato (straordinaria la ricostruzione della corte bizantina). Una composta da Rustichelli. Cinque anni dopo il seguito: Brancaleone alle Crociate.
Grazie a Monicelli a Gassman a Volontè e a tutti gli altri che hanno contribuito alla realizzazione di questa commedia originale e sgangherata.Vedendo ciò che circola oggi non si può che pensare:così non li fan più.