Dal 24 settembre è disponibile in noleggio dvd, con contenuti extra e interviste con il regista e gli attori.
Un salto nel tempo
Un salto temporale immerso nel mistero della magia antica, in una lotta tra il bene e il male, contornata da una storia d'amore a cavallo di un millennio. Due età lontane e due storie che si intrecciano, diverse ma con dinamiche simili, attraverso coincidenze e varchi insoliti. L'anno mille è il film scritto e diretto da Diego Febbraro e ancora una volta il produttore esecutivo è Andrea Lamia, fondatore dello Studio Lamia Management, che avvicina la produzione cinematografica e televisiva alla componente artistica.
Nelle sale dal 25 aprile 2008, L'anno mille" ha ottenuto il riconoscimento quale film di interesse culturale nazionale dal Ministero per i Beni e le Attività Culturali, Dipartimento Spettacolo. Il lungometraggio mostra il confine tra leggenda e realtà. Dall'anno mille al duemila il passaggio è breve, gli attori rimangono gli stessi, pur vestendo epoche diverse. Le distanze temporali si incontrano su una soglia, quella della Porta dell'Alchimista, detta anche Porta Magica.
La scelta di un elemento come questo sembra suggerire la volontà del regista di mostrare quanto sia breve il passo tra ciò che è leggenda e ciò che è realtà. Infatti, la porta in questione è un monumento sito in Piazza Vittorio a Roma, avvolto da un alone di mistero.
Più leggende ruotano intorno alla porta, che risale alla proprietà del Marchese Massimiliano Palombara (1614-1685) e che fu parte del giardino segreto della villa di appartenenza del nobile. Le due statue di Bes, il dio egiziano dall'aspetto mostruoso, custodiscono la porta, mentre sui lati, sul gradino e sul frontone sono riportate espressioni enigmatiche in latino, tra astrologia, mitologia e religione, relative ad una formula per la fabbricazione dell'oro. La tradizione racconta di un alchimista che lavorando nel suo laboratorio riuscì a fabbricare l'oro e a trovare la formula per viaggiare nel tempo. Il lungometraggio riprende proprio la tematica della dimensione temporale per raccontare due storie, la prima, quella prevalente, ambientata nell'anno mille e l'altra, ambientata nel duemila.
Valerio (Marco Bonini) è un principe nell'anno mille e un medico del S.e.r.t. nel duemila. In entrambe le epoche vive un'appassionata storia d'amore con Altea (Giada Desideri), sua principessa nel passato e universitaria/infermiera volontaria al S.e.r.t., nel presente. Il grande ostacolo alla loro storia è l'Alchimista (Franco Oppini), direttore dell'ospedale in cui i due lavorano, il quale si serve del ruolo prestigioso per portare avanti un traffico di eroina. Colossale eroe transtemporale è Herr Mugnen (Guglielmo Carbonaro), il gigante che fu condottiero impavido nell'anno mille e barbone nel duemila, coadiuvato dalla strega del bosco e curatrice, interpretata da Anna Orso e dal suo cane-lupo Navarre. Il personaggio del barbone, presenza considerata marginale dalla società attuale, pur capovolgendo inizialmente il rapporto tra eroe ed antieroe, riscatterà il suo ruolo di prode guida degli indifesi, attraverso l'arma della purezza.
Anche qui il legame con la realtà sta nel riferimento ad Herr Mugnen, la cui traduzione dà il nome al paese Sermugnano, a metà strada tra Todi e Viterbo, nel Lazio, di cui il gigante fece costruire nel 1023 la Roccaforte che divenne di suo dominio. Così come esiste la tomba del condottiero, rinvenuta nell'alto Lazio durante gli scavi per la bretella dell'autostrada Firenze-Roma. Lì furono ritrovate l'armatura e la spada dalle dimensioni smisurate per l'epoca. La libertà di immaginare il possibile e l'impossibile viaggia in questo mondo di fiaba e magia, che il regista ha utilizzato come creta nelle sue mani, per mostrare quanto all'uomo sia funzionale camminare sui sentieri della fantasia per superare i limiti temporali e rimanere in bilico sulla soglia dell'immaginazione.