Véra Belmont tramuta in film l'autobiografia (fantastica) di Misha Defonseca.
di Tirza Bonifazi Tognazzi
Vero come la finzione
Dieci anni fa la scrittrice Misha Defonseca commosse il mondo letterario pubblicando l'autobiografia "Sopravvivere coi lupi" dove raccontava di come da bambina, ai tempi del nazismo, aveva attraversato l'Europa per cercare i genitori che erano stati deportati e di come, lontano da casa, aveva trovato nei lupi una nuova e amorevole famiglia. La regista Véra Belmont, che da tempo era alla ricerca di materiale per fare un film sull'Olocausto, tramuta il bestseller di Defonseca in una "fiaba" cinematografica, salvo poi scoprire che la storia dell'autrice era (in parte) inventata. Quando lo scorso febbraio la scrittrice ha confessato il suo (im)perdonabile segreto, la Belmont si è sentita tradita ma oggi afferma che in fondo un film, anche quando trae spunto dalla realtà, è sempre un intreccio tra vero e finzione. Ne abbiamo parlato questa mattina con la regista in persona.
Il rapporto con la realtà
Véra Belmont: È impossibile realizzare un film di finzione senza che vengano apportati dei cambiamenti, altrimenti avrei scelto di fare un documentario. Non sapevo che Misha Defonseca avesse inventato di sana pianta la storia dei lupi, ma mentre leggevo il libro ho pensato che molti elementi fossero puramente immaginari. È anche vero però che l'autrice ha scritto "Sopravvivere coi lupi" sessant'anni dopo il corso degli eventi ed era plausibile che non potesse ricordare esattamente tutta la storia. Ho cercato di prendere dal libro tutto quello che sapevo fosse accaduto realmente in quei giorni.
Storie (di vita) parallele
Véra Belmont: Anche io sono figlia di ebrei, mio padre era russo e mia madre polacca, ma io ho avuto la fortuna di nascere in Francia, dove la gente era meno dura con noi rispetto alle popolazioni dell'est. La vita di Misha Defonseca è stata molto più difficile di quanto non racconti il suo libro, anche se non ha mai vissuto tra i lupi. Ho scelto di tramutare la sua storia in un film perché mi piaceva poter realizzare un'opera indirizzata alle famiglie e ai bambini. L'elemento dei lupi rappresenta l'aspetto poetico del film.
La poesia. L'influenza di Truffaut
Véra Belmont: Ho lavorato molto con Truffaut, ho iniziato con lui. La prima volta che sono stata a New York ero insieme a lui. Ricordo che un giorno andai a bussare alla porta della sua stanza d'albergo per chiedergli se voleva cenare con me e lui mi disse che aveva già ordinato la cena. Allora gli chiesi se non voleva venire con me a fare un giro per la città, visitarla, vedere qualche mostra. Lui mi disse di no, perché ce l'aveva già in testa. Le influenze sono sempre molto strane, ma la sua mi tocca molto.
L'attrice bambina
Véra Belmont: Ho trovato straordinaria Mathilde Goffart perché non sa di essere un'attrice. L'ho scelta per questo ruolo perché aveva qualcosa di speciale rispetto agli altri bambini che avevo visto. Ai bambini non bisogna spiegare troppo le cose, quando le facevo vedere cosa volevo da lei, non solo lo faceva, ma aggiungeva sempre qualcosa in più. Non ha inibizioni, osa tutto. Inoltre, mentre tutti sul set avevano paura dei lupi, lei era l'unica a non averne, li abbracciava e voleva persino portarsene uno a casa. Amo molto questa piccola belga perché non è né troppo carina, né brutta, un po' come Liv Ullmann. Ha un fascino particolare, magnetico.