La botta grossa

Film 2017 | Documentario +13 82 min.

Anno2017
GenereDocumentario
ProduzioneItalia
Durata82 minuti
Al cinema3 sale cinematografiche
Regia diSandro Baldoni
Uscitalunedì 20 novembre 2017
DistribuzioneCinecittà Luce
RatingConsigli per la visione di bambini e ragazzi: +13
MYmonetro Valutazione: 3,00 Stelle, sulla base di 1 recensione.

Regia di Sandro Baldoni. Un film Genere Documentario - Italia, 2017, durata 82 minuti. Uscita cinema lunedì 20 novembre 2017 distribuito da Cinecittà Luce. Oggi tra i film al cinema in 3 sale cinematografiche Consigli per la visione di bambini e ragazzi: +13 Valutazione: 3,00 Stelle, sulla base di 1 recensione.

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Un film che racconta cosa è accaduto dopo il terremoto del 30 ottobre 2016 che ha nuovamente colpito il Centro Italia.

Consigliato assolutamente no!
n.d.
MYMOVIES 3,00
CRITICA N.D.
PUBBLICO N.D.
CONSIGLIATO SÌ
Una testimonianza preziosa con tanti momenti rubati, rivelazioni spontanee e la presenza ironica del regista.
Recensione di Paola Casella
mercoledì 15 novembre 2017
Recensione di Paola Casella
mercoledì 15 novembre 2017

"Questo è quello che resta della mia casa". Il documentario La botta grossa inizia così: con il regista Sandro Baldoni traumatizzato davanti alle macerie della sua abitazione di Campi, frazione di Norcia colpita dal sisma del 30 ottobre 2016. Un terremoto che non ha lasciato morti ma che ha trasformato gli abitanti di molti piccoli centri umbri e marchigiani in senzatetto, spesso costretti ad una "transumanza obbligata". La botta grossa procede con la recitazione, nella voce del poeta stesso, di San Martino del Carso di Giuseppe Ungaretti: "Di queste case non è rimasto che qualche brandello di muro", inizia la poesia, e sono proprio brandelli di case quelli che vediamo tutto intorno al regista.

Dei 40mila sfollati vittime di quel terremoto, Baldoni ce ne presenta una manciata: bambini, anziani, giovani, uomini e donne che cercano di sopravvivere giorno dopo giorno.

Loro che restano gente di montagna proteggono la propria dignità, anche se costretti a dormire insieme per mesi nel capannone della Pro Loco, anche se deportati al mare.
La paura (che, come spiega una delle sfollate, "è un sentimento"), la rabbia, la perdita di identità: una dopo l'altra emergono attraverso le parole delle persone colpite dal sisma. Ma emergono anche uno slancio di solidarietà e un recupero del senso di comunità che sono fra i pochi effetti positivi di una scossa tellurica che ha generato panico allo stato puro: quella "botta grossa" cui fa riferimento il titolo del documentario e che resta una ferita aperta per tutti gli abitanti di Campi, come per quelli di Ussita e di tanti altri centri colpiti. "Almeno le case si possono ricostruire", nota una piccola imprenditrice agricola, alludendo ai paesi in cui invece le vittime hanno perso la vita.
Allo spirito comunitario della gente, alle tante donazioni arrivate da privati di tutto il mondo ("persino dal Giappone!"), corrispondono, speculari e contrarie, la latitanza delle istituzioni e le strade sbarrate dai militari che permettono a loro discrezione ai contadini di tornare sulle loro terre a custodire i terreni coltivati e gli animali.

Gli abitanti di Campi hanno imparato a fare da sé, rifiutando di abbandonare il paese terremotato, e combattono una guerra di resistenza arroccata nei pochi edifici ancora agibili. Manca il coordinamento tra gli enti locali, manca l'attenzione dei mass media sempre a caccia di morti. Ma poiché è necessario trovare qualcosa di buono anche nel terremoto, Baldoni chiude il suo documentario con un'intervista a un eremita che ne ha una visione più ampia e più spirituale.
La forma filmica di La botta grossa è semplice, spesso eccessivamente spartana, e si sente la mancanza di una maggiore cura dell'immagine e dell'inquadratura, sacrificata all'immediatezza del reportage. Ma i tanti momenti rubati, le tante rivelazioni spontanee, la presenza amichevole e spesso ironica del regista fra i suoi compaesani rendono il documentario una testimonianza preziosa, a caldo, prima che l'emergenza sia tamponata, prima che qualcuno ci metta una pezza e possa passare rapidamente oltre, sentendosi la coscienza a posto.

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