Jupiter's Moon

Film 2017 | Drammatico 100 min.

Titolo originaleFelesleges ember
Anno2017
GenereDrammatico
ProduzioneUngheria
Durata100 minuti
Regia diKornél Mundruczó
AttoriMónika Balsai, Merab Ninidze, György Cserhalmi, Zsombor Jéger .
MYmonetro Valutazione: 2,00 Stelle, sulla base di 1 recensione.

Regia di Kornél Mundruczó. Un film con Mónika Balsai, Merab Ninidze, György Cserhalmi, Zsombor Jéger. Titolo originale: Felesleges ember. Genere Drammatico - Ungheria, 2017, durata 100 minuti. Valutazione: 2,00 Stelle, sulla base di 1 recensione.

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Un giovane immigrato viene ferito e da quel momento acquisisce la capacità di levarsi da terra.

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Un'opera di denuncia della corruzione che a Budapest tocca indistintamente tutte le classi sociali.
Recensione di Giancarlo Zappoli
venerdì 19 maggio 2017
Recensione di Giancarlo Zappoli
venerdì 19 maggio 2017

Il giovane immigrato Aryan viene ferito mentre attraversa illegalmente il confine ungherese. Terrorizzato e in stato di shock, capisce di aver acquisito il potere di levitare a comando. Costretto ad entrare in un campo di profughi, verrà notato dal dottor Stern, un medico che vorrebbe cercare un modo per sfruttare il suo straordinario segreto.

Kornél Mundruczó decide di occuparsi di un tema particolarmente scottante in Europa (a cui fa riferimento nel titolo in quanto una delle lune di Giove ha avuto il nome del nostro continente) e ancor di più nel suo Paese, l'Ungheria che ha alzato barriere ai propri confini e rifiuta qualsiasi politica di accoglienza.

Questo deporrebbe a favore di un film che mostra come la corruzione domini a Budapest e dintorni e tocchi tutte le classi sociali (il denaro compare a ripetizione e si rivela necessario anche per trovare una stanza in un hotel prestigioso altrimenti 'completo'). Il problema nasce con la volontà del regista di voler consolidare la propria narrazione con una trovata che vorrebbe essere efficace e 'poetica' ma si rivela invece come un boomerang.

Per evitare che il 'migrante levitante' non si limitasse ad essere un drone umano capace di atletici capovolgimenti aerei sarebbe stata necessaria una regia visionaria alla Van Dormael, dote che a Mundruczó manca in toto. Rivela di esserne in fondo consapevole anche lui stesso nel momento in cui si sente in dovere di far declinare da un personaggio la morale della favola ricordandoci che viviamo in un mondo in cui abbiamo rinunciato a guardare verso l'alto accontentandoci di una dimensione orizzontale. Il film finisce così per mostrare due anime.

C'è la denuncia di una società insensibile nei confronti di qualsiasi valore (non a caso il protagonista è un medico con un episodio su cui far luce alle spalle) pronta solo a chiudersi a riccio per difendere la propria sicurezza. C'è però anche l'ambiguità della scena dell'attentato nonché il ripetuto compiacimento che si coglie nelle scene di levitazione e in un inseguimento tanto lungo quanto inutilmente virtuosistico. Resta il dubbio se si debba rispolverare l'adagio popolare che vuole che la strada per l'inferno sia lastricata di buone intenzioni oppure se si debbano avere perplessità anche sulle medesime e si possa invece pensare a un cavalcare un tema di attualità per trovare spazio nella competizione del festival di Cannes. In tal caso l'obiettivo è stato raggiunto.

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