Per un figlio

Film 2016 | Documentario +13 74 min.

Anno2016
GenereDocumentario
ProduzioneItalia
Durata74 minuti
Regia diSuranga Deshapriya Katugampala
AttoriKaushalya Fernando, Julian Wejesekara, Nella Pozzerle .
Uscitagiovedì 30 marzo 2017
DistribuzioneGinaFilms
RatingConsigli per la visione di bambini e ragazzi: +13
MYmonetro Valutazione: 2,50 Stelle, sulla base di 1 recensione.

Regia di Suranga Deshapriya Katugampala. Un film con Kaushalya Fernando, Julian Wejesekara, Nella Pozzerle. Genere Documentario - Italia, 2016, durata 74 minuti. Uscita cinema giovedì 30 marzo 2017 distribuito da GinaFilms. Consigli per la visione di bambini e ragazzi: +13 Valutazione: 2,50 Stelle, sulla base di 1 recensione.

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La caparbietà di Sunita si scontra con quella del figlio, cresciuto lontano dal suo Sri Lanka, in Italia.

Consigliato assolutamente no!
n.d.
MYMOVIES 2,50
CRITICA N.D.
PUBBLICO N.D.
CONSIGLIATO NÌ

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Un film che attraverso la quotidianità e i drammi soffocati racconta la storia delle difficoltà dell'integrazione.
Recensione di Andreina Di Sanzo
Recensione di Andreina Di Sanzo

Nella provincia del Nord Italia una donna cingalese lavora come badante ed è madre di un figlio schivo che rifiuta il dialogo chiudendosi nel suo mondo di adolescente. Tra i due non c'è comunicazione, la donna deve affrontare un lavoro difficile per mantenere proprio quel ragazzo che continuamente la rifiuta attraverso il silenzio e l'indifferenza.
Per un figlio è il film di Suraga Deshapriya Katugampala presentato alla 52ª Mostra Internazionale del Nuovo Cinema Di Pesaro dove ha ottenuto la menzione speciale della giuria, il regista nato nello Sri Lanka vive in Italia da moltissimi anni.
Come avviene nella letteratura si può parlare allo stesso modo di "cinema transculturale"? Forse le etichette sono troppo limitanti, Per un figlio è un film che attraverso la quotidianità, i silenzi, i gesti che si ripetono e i drammi soffocati racconta la storia delle difficoltà di una questione così complessa come quella dell'integrazione. Con uno sguardo quasi documentaristico il regista cerca di mostrare la realtà di un piccolo microcosmo di provincia: il lavoro, la solitudine, la difficile età dell'adolescenza, tutte questioni che poi convergono in quello che è il dramma del riuscire a sentirsi parte di una comunità. Rifiutare la propria madre forse è il sintomo di non voler riconoscere le proprie origini, non accettare di essere diverso a causa di un problema molto più profondo, integrazione non vuol dire soltanto sentirsi parte di un gruppo (in questo caso il ragazzo ha soltanto amici italiani) ma eliminare qualsiasi livello di alterità pur mantenendo le diversità.
Tornando infine al discorso della transculturalità, è interessante sottolineare come il lavoro di questo regista venga realizzato non dal punto di vista di un "migrante" ma cercando di avere uno sguardo oggettivo che ricade soprattutto sulla relazione tra madre e figlio. Viene infatti lasciata da parte ogni retorica, ciò che parla è proprio il silenzio, la pausa e i momenti sospesi, forse quelli più drammatici e toccanti.

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