Austerlitz

Un film di Sergey Loznitsa. Documentario, Ratings: Kids+13, b/n durata 94 min. - Germania 2016. - Lab 80 Film uscita mercoledì 25 gennaio 2017. MYMONETRO Austerlitz * * * 1/2 - valutazione media: 3,50 su 4 recensioni di critica, pubblico e dizionari.
Consigliato sì!
3,50/5
MYMONETRO®
Indice di gradimento medio del film tra pubblico, critica e dizionari + rapporto incassi/sale (n.d.)
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 critica * * * - -
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I campi di concentramento: la vita e le storie che hanno caratterizzato gli anni della tragedia dell'Olocausto.
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Una riflessione necessaria sul valore della memoria e sulla sua museificazione nell'era degli smartphone
Emanuele Sacchi     * * * * -

Una giornata tipo dei visitatori del museo di Sachsenhausen, allestito all’interno di un campo di concentramento, in cui le uniche voci che ascoltiamo appartengono alle guide turistiche che spiegano le torture inflitte nel campo dalle SS e dalla Gestapo.
Cineasta ucraino nato in Bielorussia, Sergei Losnitza si è rapidamente affermato nell’ambito del cinema documentario dopo lo choc di Maidan, cronaca di quanto avvenuto nel 2014 durante la cosiddetta “rivoluzione ucraina”. Con Austerlitz il regista realizza un’opera mirabile per la sua presa sulla contemporaneità, figlia di uno straordinario spunto iniziale.
Il titolo si rifà al romanzo omonimo di W.G. Sebald, riflessione sulla memoria dei fatti dell’Olocausto, che Loznitsa utilizza in chiave di ispirazione per il “suo” Austerlitz. Il valore della memoria si scontra infatti drammaticamente con l’assenza della stessa, schiacciata in un mondo perennemente declinato al tempo presente, in cui fotografare una persona, un’opera o un evento è considerato più importante che osservare e fruire dello stesso.
Loznitsa posiziona la macchina da presa in alcuni luoghi chiave del museo di Sachsenhausen e lascia che siano i visitatori a fare il resto. La sfilata di turisti annoiati, intenti a fotografarsi o che indossano magliette con slogan come “Just Don’t Care” è disarmante anche per il più cinico dei misantropi, difficilmente preparato a tanta abiezione morale. Le fotografie in posa nelle camere a gas o sui pali dove i prigionieri venivano impiccati sono compiute con perfetta nonchalance e senza il disturbo di alcun dubbio etico. Quasi nessuno dei visitatori immortalati ha un’espressione sofferente in volto, che tradisca una minima comprensione del luogo in cui si trova. Loznitsa monta quelle che sono lunghissime macrosequenze riprese con camera fissa e abilmente nascosta, dando l’impressione di condizionare il meno possibile gli eventi che intercorrono di fronte alla mdp. Ma, se il pessimismo di fronte alla deriva intrapresa dall’umanità nel suo complesso è totale, la riflessione di Loznitsa sembra andare oltre, interrogandosi sul senso stesso di questi luoghi. È giusto che i campi di concentramento siano diventati musei? Che cosa intendono esibire al pubblico? Perché, in fondo, il comportamento tenuto dai visitatori a Sachsenhausen è quello che questi abitualmente riservano, nell’era degli smartphone, a qualsiasi attrazione turistica: nessun segno di interesse a parte l’azione meccanica e compulsiva di fotografare tutto quel che si può immortalare, misto a un generico senso di visita effettuata per dovere, o per decisione altrui.
Trasformare il luogo della memoria in un canonico percorso museale, con contorno di comitive e pranzi al sacco, significa automaticamente uccidere il difficile percorso introspettivo personale, che dovrebbe accompagnare la riflessione in un luogo simile. Loznitsa non condanna i turisti né li osserva dall’alto verso il basso, si limita a fotografare uno stato di cose che potrebbe rappresentare un inquietante campanello d’allarme sulla coscienza collettiva e su come ci relazioniamo oggi con la Storia e con i suoi orrori. Una visione necessaria.

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Uno specchio di ciò che noi siamo!

giovedì 9 marzo 2017 di no_data

di Gianni Quilici Ho chiesto ad un’amica la sua impressione a caldo subito dopo la fine del film. “Sono cose che sapevo già” la sua risposta. Infatti Austerlitz rappresenta ciò che ognuno di noi può osservare entrando in una qualsiasi mostra che diventa evento di massa. Solo che il doc-film ci mette in un angolo di una sala come spettatori e ci fa vivere il percorso di un campo di concentramento, divenuto museo, il Sachsenhausen, dall’inizio quando continua »

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Così i selfie cancellano la memoria

di Alessandra Levantesi La Stampa

A monte c'è Austerlitz, il denso romanzo di W. G. Sebald dove molte pagine sono dedicate al campo di sterminio di Terezin e al documentario realizzato dai nazisti nel 1944 allo scopo di dare l'idea che i prigionieri vi fossero trattati nel migliore dei modi. La fine della guerra impedì che quel mistificatorio filmato, di cui sono rimasti una ventina di minuti, completasse il suo tour di propaganda; e ora è sul filo di una brechtiana ironia che l'ucraino Sergej Loznitsa intitola Austerlitz la pellicola da lui girata nel lager di Sachsenhausen, attuale area museale situata a 35 chilometri a nord di Berlino e visitata ogni anno da migliaia di persone. »

Selfiemania e grande male

di Silvio Danese Quotidiano Nazionale

Poche voci da un coro, una ragazza in posa davanti ai forni crematori, qualcuno che si fa fotografare al palo delle torture, intorno migliaia di visitatori a Sachsenhausen Berlino. Nel nostro "nuovo" mondo chiunque di noi potrebbe farlo, per automatismo. Che senso ha istituire un Museo del Male e delle Responsabilità se i visitatori lo scambiano solo per un museo? Negli individui che formano "massa e potere", qual è oggi la capacità di distinguere la rappresentazione della Memoria dalla Memoria come rappresentazione? Pare Marzullo, ma sono domande nette della cinepresa dell'ucraino Loznitsa ("Anime nella nebbia"). »

Se l'orrore diventa sbadiglio

di Massimo Bertarelli Il Giornale

Quanti turisti al museo di Sachsenhausen, vicino a Berlino. Lì dove sorgeva un lager, i visitatori vanno su e giù con aria distratta. E' estate, sono quasi tutti in maglietta, più intenti a scattare foto che ad ascoltare le guide in cuffia. Voci e rumori restano in sottofondo, senza alcun commento, in un bianco e nero quasi spettrale. Che cosa vuoI dimostrare il documentario? È giusto sconsacrare i luoghi della memoria? Forse no, ma l'ora e mezzo di andirivieni rischia l'effetto boomerang. Da I »

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