Drammatico,
durata 125 min.
- Italia 2010.
- 20th Century Fox
uscita venerdì 21gennaio 2011.
- VM 14 -
MYMONETROVallanzasca - Gli angeli del male
valutazione media:
3,28
su
140
recensioni di critica, pubblico e dizionari.
Renato Vallanzasca, il bel Renè, come lo chiamavano, non diventa un bandito a causa delle sue origini sociali, ma a causa di un impulso insopprimibile alla ribellione che fin da bambino si manifesta in lui e trova le prime forme di espressione proprio nell'infrangere la legge. Questa precocità, non incanaglita dal morso della condizione sociale, gli permette anche di emergere presto come capo naturale, dotato di un carisma e di un fascino anche erotico personale. In qualità di capo esprime una sua etica dell'onore e del valore umano che si mette in gioco nell'azione illegale.
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Renato Vallanzasca, il bel Renè, come lo chiamavano, non diventa un bandito a causa delle sue origini sociali, ma a causa di un impulso insopprimibile alla ribellione che fin da bambino si manifesta in lui e trova le prime forme di espressione proprio nell'infrangere la legge. Questa precocità, non incanaglita dal morso della condizione sociale, gli permette anche di emergere presto come capo naturale, dotato di un carisma e di un fascino anche erotico personale. In qualità di capo esprime una sua etica dell'onore e del valore umano che si mette in gioco nell'azione illegale. Questo lo distacca dallo sfondo meramente criminale del suo ambiente. Insomma, Vallanzasca è di per sé un personaggio perfetto per il cinema, dove il cattivo, con un che di positivo in sé, prende lo spettatore molto più del buono senza macchia e senza colpa. Vallanzasca, inoltre, ha rappresentato nel male certe caratteristiche di un periodo della nostra storia che il cinema ha il dovere etico ed estetico di raccontare. Per queste due precise ragioni, le proteste sollevate contro il film, che avrebbe fatto di un efferato assassino un eroe, seppur comprensibili, non riescono a cogliere nel segno. Pensiamo negli anni '70, proprio quelli di Vallanzasca, alla copiosa produzione del cinema italiano di quel genere che ha preso il nome di poliziottesco, dove erano i mitra e gli inseguimenti sanguinosi a farla da padrone. Ed è proprio questo genere, le sue sequenze adrenaliniche che il regista riesce a elevare a riuscita cifra stilistica per raccontare quel particolare spaccato criminale, carcerario che la banda Vallanzasca ha rappresentato sullo sfondo politico e sociale, altrettanto inquieto, del nostro paese in quegli anni. Semmai è proprio sulla figura del “capo”, che attraverso Vallanzasca viene qui messa in scena, che riemerge una vecchia ideologia, mai sopita e, anzi, sempre riaffiorante, sopratutto in Italia. Freud aveva già messo in risalto, negli anni '20, la complessa psicologia che si innesca tra la massa e la figura del capo, riscoprendone alcune componenti arcaiche, risalenti alla formazione dell'orda primordiale, ma pienamente in atto nella psiche contemporanea, sia individuale che collettiva: Da una particolare specie di identificazione-fascinazione scaturisce che il capo non sbaglia mai, non può sbagliare. Sono semmai quelli intorno a lui, quelli che lo consigliano, che gli riferiscono, che agiscono nascostamente contro i suoi dettami a sbagliare, a indurlo nell'errore. La caduta del fascismo nel nostro paese si alimenta ancora oggi di questa triviale vulgata, tesa a salvare la figura di Mussolini. Così Vallanzasca in questo film: sono sempre gli altri a indurlo nell'errore. La figura netta, pulita, etica a modo suo del bel Renè, nelle sembianze di un attore valoroso e fascinoso come Kim Rossi Stuart, si contrappone a quella buia, viscida nel suo tradimento dell'Enzino, l'amico del cuore fin dall'infanzia, perfettamente intonata in questo senso dalla particolare prova attoriale di Filippo Timi. C'è poi nel film un altro elemento che rafforza ed eleva quella del capo a figura quasi cristologica. La pulsione di Vallanzasca all'autopunizione fisica, alla feroce auto flgellazione corporale scatta sempre nella forma esteriore della ribellione al sistema giudiziario e carcerario, per assumere, però, il valore di una redenzione non solo personale ma universale.
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Storia di Renato Vallanzasca, criminale che tra gli anni '70 e '80 mise a soqquadro la ricca Milano. Irrise inoltre la giustizia italiana, con varie fughe dal carcere.
Questo film di Michele Placido, più che mitizzare Vallanzasca, sottolinea soprattutto come quest'ultimo si sia preso gioco del sistema giudiziario italiano. Troppo lasco e approssimativo nei suoi riguardi. Bravo Kim Rossi Stuart nella parte del Bel Renè. Un attore che si è ritrovato dopo anni di ombre.
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Michele Placido negli anni è diventato un buon artigiano del cinema italiano, sa essere un ottimo direttore di attori, un discreto regista e tratta argomenti dell’Italia del Secolo Scorso cercando di capire misteri e tragedie spesso senza un finale chiaro nella realtà di quei tempi.
Devono essere stati anche anni fondamentali per Placido, perché in genere un regista fa al massimo un paio di film ‘ storici ‘ sugli stessi anni ( eccezione Luigi Magni che ha fatto quasi solo film sul Risorgimento e sulla Roma papalina ), invece lui prima di questo non riuscitissimo “ Vallanzasca “ ha realizzato “ Il grande sogno “ ( 2009 ), “ Romanzo criminale “ ( 2005 ) e andando rapidamente all’indietro “ Del perduto amore “ ( 1998 ) e “ Un eroe borghese “ ( 1995 ).
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Michele Placido negli anni è diventato un buon artigiano del cinema italiano, sa essere un ottimo direttore di attori, un discreto regista e tratta argomenti dell’Italia del Secolo Scorso cercando di capire misteri e tragedie spesso senza un finale chiaro nella realtà di quei tempi.
Devono essere stati anche anni fondamentali per Placido, perché in genere un regista fa al massimo un paio di film ‘ storici ‘ sugli stessi anni ( eccezione Luigi Magni che ha fatto quasi solo film sul Risorgimento e sulla Roma papalina ), invece lui prima di questo non riuscitissimo “ Vallanzasca “ ha realizzato “ Il grande sogno “ ( 2009 ), “ Romanzo criminale “ ( 2005 ) e andando rapidamente all’indietro “ Del perduto amore “ ( 1998 ) e “ Un eroe borghese “ ( 1995 ).
Placido si è ritagliato uno spazio nel panorama del cinema italiano, inserendosi in parte in quello “ civile “, e questo è un suo indiscutibile merito non essendoci più un filone del genere in Italia e i solitari tentativi spesso sono risultati afasici, satolli e inconcludenti.
Ma Placido come persona e come sceneggiatore ci sembra molto istintivo, con un carattere fiammiferino che condiziona quel lato delle storie che richiederebbero più freddezza ideologica e razionalità espressiva. Errore che non capitava a maestri del cinema italiano come. in primis, Francesco Rosi, ma anche Elio Petri o Giuliano Montaldo.
E anche in quest’ultimo film c’è un istinto a indugiare sui protagonisti, sinceramente troppo simpatici e piacioni come Vallanzasca e soprattutto Turatello ( che probabilmente saranno stati anche quello ma soprattutto “ degli angeli del male “ che hanno provocato morte e non solo si sono trovati in mezzo alla morte casualmente ).
E poi, per noi, “ l’idea “ del film collima spesso con un’analisi, se non ideologica, politica dei personaggi e del tempo in cui vivono, non si può raccontare un’epoca solo cronologicamente; perché chi l’ha vissuto ne sente la mancanza e chi non ha vissuto quegli anni vede solo dei banditi che sparano e ammazzano per una vita migliore.
Se vogliamo fare un paragone, citiamo un non eccelso ma efficace “ Banditi a Milano “ di Carlo Lizzani.
Il film inizia quando Renato Vallanzasca ha otto anni, fa parte ( siamo alla fine degli Anni Cinquanta ) di quel mondo ancora primordiale e quasi preindustriale che cantava Celentano con “ Il ragazzo della via Gluck “, lui però è di zona Lambrate dove la madre aveva un negozio d'abbigliamento. il padre invece era sposato con un'altra donna ( ma nel film tutto questo non c’è,
anzi appare una gentile coppia di genitori silente e affezionata ).
E’ già un bimbetto carismatico ed ha una piccola banda, con loro prova a liberare una tigre dalla gabbia di un circo e viene in contatto per la prima volta con la polizia.
C’è un salto temporale e ritroviamo Renato adulto e già con il soprannome di “ Bel Renè “, è un bulletto di periferia, protervo, carismatico, pronto a tutto e con una facile presa sulle belle ragazze di night. Prima rapina a un portavalori cercando di non far male a nessuno. Tutto fila liscio, ma la polizia lo incastra e subisce una condanna a sei anni di carcere.
Ma oltre a non fare “ la spia “ a non piegarsi ai soprusi in carcere, a essere un capo, è anche autolesionista, si taglia con una lametta sul corpo, sanguina copiosamente, trangugia chiodi per protestare.
Evade, accetta che la sua donna con cui ha un figlio ha deciso di non aspettarlo, ritorna “ alla grande “ nella malavita milanese, con il solito armamentario di rapine, bella vita notturna, giocate a poker e bische clandestine; poi inizia lo scontro con il ras delle bische Francesco Turatello.
Un blocco del film corposo e “ troppo simpatico “ in cui i due si scontrano e si incontrano dalla strada al carcere inizialmente con morti reciproci e poi diventando amici per la pelle. Altre rapine, carcere ed evasione da una nave durante un trasferimento. Assistiamo a un processo dall’atmosfera da spettacolo leggero e poi con la condanna a vita tutti diventano seri.
Renato Vallanzasca sarà condannato complessivamente a quattro ergastoli e a 262 anni di prigione.
La scena finale e la conferma dell’idea centrale del film di Placido, Vallanzasca viene fermato ad un autogrill da un giovane poliziotto inesperto di vent’anni, Renato ha la pistola, potrebbe reagire, ma non vuole uccidere un ragazzino, sorride e si fa arrestare. Sappiamo bene che il cinema non è la realtà, che ci sono tante licenze narrative ( ed è anche giusto ) ma in questo film onestamente non si comprende chi sia stato Vallanzasca.
Facendo un bilancio sembra che sia stato un ribelle, simpatico, amato dai suoi compari, rispettato anche dalla camorra di Cutolo, desiderato da migliaia di donne e in fondo un malavitoso che non voleva arrecare morte e danni ma solo vivere sulle spalle della società. In realtà anche un fatto veramente grave come far insorgere un carcere intero, sequestrare dei poliziotti, bruciare e distruggere suppellettili e celle soltanto per poter ammazzare un suo amico pentito sembra un fatto come un altro e non che lui sia veramente un criminale pericoloso; risulta quasi un personaggio romantico shakespeariano.
Un film che si vede con facilità e leggerezza, con una buona regia, un ottimo montaggio, uno splendido cast d’attori e da segnalare l’ottimo Filippo Timi.
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Meraviglioso film su un grande uomo, un bandito con etica, un uomo che non speculava sulle sue imprese ma che affrontava l'ignoto armi in pugno.
Un uomo che, forse unico, ha scontato una vita. Un eroe su una strada sbagliata, assolutamente da evitare, ma che seppe contemperare umanità/bontà/consapevolezza con un percorso troppo
dignitoso e auto distruttivo. In pochi mesi creò un baratro intorno a lui. credette nella vitaa da gangster e ne fu ingoiato, vedendosi ristretta quella realtà di lusso ed efficienza criminale tanto agognata.
Renato fu ed è un uomo di spessore, stile, simpatia, rispetto, leggerezza, eleganza. Questo gli costò la libertà, l'eterno guascone, oggi un giovane 62, che visse dietro le sbarre.
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Meraviglioso film su un grande uomo, un bandito con etica, un uomo che non speculava sulle sue imprese ma che affrontava l'ignoto armi in pugno.
Un uomo che, forse unico, ha scontato una vita. Un eroe su una strada sbagliata, assolutamente da evitare, ma che seppe contemperare umanità/bontà/consapevolezza con un percorso troppo
dignitoso e auto distruttivo. In pochi mesi creò un baratro intorno a lui. credette nella vitaa da gangster e ne fu ingoiato, vedendosi ristretta quella realtà di lusso ed efficienza criminale tanto agognata.
Renato fu ed è un uomo di spessore, stile, simpatia, rispetto, leggerezza, eleganza. Questo gli costò la libertà, l'eterno guascone, oggi un giovane 62, che visse dietro le sbarre.
Un uomo di grande carisma, un mito per i giovani che, guardando le sue gesta ed il vissuto, potranno capire quanto sia importante la vita, la libertà, il rigar dritto
e quanto, nella nostra breve vita, sia importante convogliare la propria creatività, al limite, verso una fuga da una nazione che non ti soddisfa, seppur in mezzo a difficoltà,
piuttosto che cercar di evadewre dal carcere, impresa dolorosa e non risolutiva.
Bravo Placido, eccezionali gli attori. Good. [-]
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Film godibilissimo, con un grandissimo Rossi Stuart che impera anche su attori di pari fattura come Timi, ma Kim non ha nulla da invidiare ad un giovane Al Pacino. Grande Placido, un film che ricorderò e consiglierò volentieri come uno dei più bei film italiani visti di recente.
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Non capisco perchè è quotato così poco sia dai dizionari che dalla critica, se vogliamo fare i finti buonisti e dire che questo film è brutto perchè narra le gesta del nemico pubblico numero 1 in italia è una cavolata! Se seguiamo questo punto di vista capolavori come Scarface,Il padrino,C'era una volta in america, Quei bravi ragazzi o Romanzo Criminale non dovrebbero essere cosi osannati! Comunque un gransiddimo Kim Rossi Stuart e Michele Placido!
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c'e chi nasce scarafaggio,chi scienziato,chi santa teresa di calcutta,io sono nato per fare il ladro!!!!la storia del bel rene'raccontata da un grande michele placido è con un ottima interpretazione da parte di kim rossi stuart che veste come non mai i panni del bandito milanese in una milano che non c'e piu'fra sparatorie,rapine,sequestri.forse in italia non tutto è perduto si riesce a fare ancora cinema di qualita'.bene anche scianna,nei panni del rivale turatello,film che ha fatto discutere,è fara'ancora parlare di se.film che a condizionato non poco il pubblico che l'ha visto come un esaltazione del bandito,è non come la storia biografica dello stesso.
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c'e chi nasce scarafaggio,chi scienziato,chi santa teresa di calcutta,io sono nato per fare il ladro!!!!la storia del bel rene'raccontata da un grande michele placido è con un ottima interpretazione da parte di kim rossi stuart che veste come non mai i panni del bandito milanese in una milano che non c'e piu'fra sparatorie,rapine,sequestri.forse in italia non tutto è perduto si riesce a fare ancora cinema di qualita'.bene anche scianna,nei panni del rivale turatello,film che ha fatto discutere,è fara'ancora parlare di se.film che a condizionato non poco il pubblico che l'ha visto come un esaltazione del bandito,è non come la storia biografica dello stesso.voto 8 da vedere w il cinema
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film certo impegnativo ma il rumore delle ruote che sgommano è roba che in italia non si vedeva da tanto,kim rossi stuart si cala a pennelo nelle vesti del bel rene'in una milano che nn esiste piu'.ottima anche la prova di scianna nei panni di francis turatello.film che ha fatto è continuera a far discutere ma di rara bellezza di un cinema italiano troppo sovente perso nella mediocrita di film nati solo per far sorridere è a mala pena ci riesce con film spesso esaltati ma vere boiate che non farebero ridere manco un pierrot tanto triste.vallanzasca voto 8 da vedere
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Con "Romanzo criminale" Placido nel 2005 fece il botto: grande successo in Italia e in Francia, lancio e rilancio di attori eccetera.
Così, ci ha riprovato dopo cinque anni con questo film sul bandito Renato Vallanzasca.
Discutibile quando si lancia in riletture sulla storia d'Italia (vedi "Il Sangue dei Vinti"), l'attitudine di Placido al cerchiobottismo trova nel poliziesco un genere congeniale.
I limiti del film sono anzitutto di sceneggiatura: i temi sono gli stessi di "romanzo", ma non approfonditi.
L'onore dei banditi, i loro legami di lealtà e fedeltà, della serie anche i banditi hanno un cuore eccetera.
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Con "Romanzo criminale" Placido nel 2005 fece il botto: grande successo in Italia e in Francia, lancio e rilancio di attori eccetera.
Così, ci ha riprovato dopo cinque anni con questo film sul bandito Renato Vallanzasca.
Discutibile quando si lancia in riletture sulla storia d'Italia (vedi "Il Sangue dei Vinti"), l'attitudine di Placido al cerchiobottismo trova nel poliziesco un genere congeniale.
I limiti del film sono anzitutto di sceneggiatura: i temi sono gli stessi di "romanzo", ma non approfonditi.
L'onore dei banditi, i loro legami di lealtà e fedeltà, della serie anche i banditi hanno un cuore eccetera.
Il tutto affrontato con personaggi piuttosto piatti.
Particolarmente piatti sono soprattutto i personaggi femminili, ma questo è tipico di Placido: in Romanzo Criminale o puttane o santarelline ingenue, cui si aggiungono le idiote che si innamorano di Vallanzasca bandito fascinoso in questo film. Forse il macho dovrebbe andare a scuola da Almodovar per imparare come si trattano i personaggi femminili al cinema.
Sinceramente, mi dispiace che Kim Rossi Stuart, attore di grande fascino, bravura e spessore, si sia fatto coinvolgere in questa brutta copia di "Romanzo Criminale", anche perché la sua intepretazione è comunque lodevole, così come quella di Scianna (boss Turatello) e diTimi (Enzino).
Forse la complessità di questo personaggio era troppo per Placido. E, se l'intenzione, tra le altre, era quella di denunciare le violenze nelle carceri, beh non ci voleva Placido con quattro calci e due pugni e qualche schizzo di sangue.
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Cominciamo col dire che sono assolutamente contrario ad ogni forma di spettacolarizzazione del criminale e della criminalità, che commette certe cose agghiaccianti merito solo la galera e non visibilità. Detto ciò si sa pure che questi personaggi sono carne da cinema e che Al Capone (o chi per lui) attira ed affascina di più, molto di più di Madre Teresa (o chi per lei). Il romanzo criminale di Vallanzasca è tutta roba sua: il bel Renè rubava per gusto e non per bisogno già da ragazzino mentre da grande giocò tragicamente a guardie e ladri senza reputarsi una vittima della società e da assassino qual'è ha avuto almeno la faccia di non tirarsela da terrorista o prigioniero politico in quel di Parigi o del Brasile.
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Cominciamo col dire che sono assolutamente contrario ad ogni forma di spettacolarizzazione del criminale e della criminalità, che commette certe cose agghiaccianti merito solo la galera e non visibilità. Detto ciò si sa pure che questi personaggi sono carne da cinema e che Al Capone (o chi per lui) attira ed affascina di più, molto di più di Madre Teresa (o chi per lei). Il romanzo criminale di Vallanzasca è tutta roba sua: il bel Renè rubava per gusto e non per bisogno già da ragazzino mentre da grande giocò tragicamente a guardie e ladri senza reputarsi una vittima della società e da assassino qual'è ha avuto almeno la faccia di non tirarsela da terrorista o prigioniero politico in quel di Parigi o del Brasile. Non è un eroe per questo, rimane sempre e solo un assassino. Kim Rossi Stuart aggredisce la somiglianza in maniera pazzesca, la sua interpretazione è la parte del film da ricordare, come il lama a lama con Timi (alla miglior interpretazione in carriera), da urlo! Placido gira il film che in effetti meglio gli riesce, cioè la saga criminale con personaggi ambigui e dal ritmo non adrenalinico ma costante, in cui il protagonista è descritto in maniera superficiale e a suon di stereotipi, quali sbruffoneria, bella vita e belle donne, codice d'onore criminale. E cioè come il vero Vallanzasca si è autodescritto nelle sue biografie. Sceneggiatura piena di falle, nella quale diversi personaggi si perdono inspiegabilmente troppo presto, come quello della Solarino. Placido tratta il criminale con fin troppa simpatia, na appare addirittura devoto: la scena finale ne è chiarissimo segno, il ghigno beffardo nonostante l'arresto sembra un segnale di vittoria, il degno epilogo di questa greatest hits di rocambolesche avventure del boss della Comasina. I complimenti vanno invece tutti a Kim Rossi Stuart capace di un'interpretazione magnetica ed affascinante, dagli occhi carichi di lucida follia, dallo sguardo gelido su un volto da bravo ragazzo, seducente e agitato da luci e ombre. Vallanzasca è un personaggio imperdibile per un attore ma non sarà mai un angelo.
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