|
|
chiarialessandro
|
sabato 5 novembre 2011
|
in bocca al lupo!
|
|
|
|
Si può amare un ibrido che non è né un film né un documentario e che, apparentemente, non ha nemmeno una trama ben definita? Sì, se il titolo è “La bocca del lupo”; e la cosa (forse) non è poi nemmeno così sconcertante se si pensa che Vinc(enzo) si innamora di un trans (ovverosia di un ibrido per definizione). Enzo, il protagonista, non ha un semplicemente un viso ed un corpo: ha un viso ed un corpo che sono scolpiti nel marmo con una bellezza tale da non poter essere raggiunta se non dai sommi artisti. Solamente la grazia divina può ispirare un insieme di tasselli che si incastrano talmente bene l’uno con l’altro pur rimanendo spesso (inspiegabilmente o quasi) abbastanza distanti tra loro. Affascinante, intrigante, ammaliante, dolce, amaro, delicato, violento, provocatorio, invitante, sperimentale, stimolante, spiazzante, tenero, affettuoso, sintetico, rapido, conciso, veloce, compiuto, poetico, partecipato, condiviso,umano, evocativo; cinema allo stato dell’arte.
[+]
Si può amare un ibrido che non è né un film né un documentario e che, apparentemente, non ha nemmeno una trama ben definita? Sì, se il titolo è “La bocca del lupo”; e la cosa (forse) non è poi nemmeno così sconcertante se si pensa che Vinc(enzo) si innamora di un trans (ovverosia di un ibrido per definizione). Enzo, il protagonista, non ha un semplicemente un viso ed un corpo: ha un viso ed un corpo che sono scolpiti nel marmo con una bellezza tale da non poter essere raggiunta se non dai sommi artisti. Solamente la grazia divina può ispirare un insieme di tasselli che si incastrano talmente bene l’uno con l’altro pur rimanendo spesso (inspiegabilmente o quasi) abbastanza distanti tra loro. Affascinante, intrigante, ammaliante, dolce, amaro, delicato, violento, provocatorio, invitante, sperimentale, stimolante, spiazzante, tenero, affettuoso, sintetico, rapido, conciso, veloce, compiuto, poetico, partecipato, condiviso,umano, evocativo; cinema allo stato dell’arte.
[-]
|
|
|
[+] lascia un commento a chiarialessandro »
[ - ] lascia un commento a chiarialessandro »
|
|
d'accordo? |
|
|
|
reservoir dogs
|
domenica 12 dicembre 2010
|
un fiore tra le rocce
|
|
|
|
Nella Genova più povera ed emarginata vivono due persone che condividono un unico sogno, quello di una casetta immersa nel verde; Enzo, ex carcerato siciliano e Mary, transessuale ed ex tossicodipendente.
Ed è proprio in carcere che nasce il loro amore, un colpo di fulmine, un pò come un fiore tra le roccie, Amore che durerà anche quando Mary uscita allieterà le giornate di Enzo grazie alle sue lettere.
Scena finale dedicata ad una confessione/intervista che Enzo e Mary fanno davanti alla cinepresa.
Ispirato al libro omonimo di Remigio Zena, film a metà tra melodramma e documentario, storia di anti-eroi in una Genova in continuo mutamento; mentre l'amore di due non sembra essere colpito dal tempo la città che li ospita cambia continuamente.
[+]
Nella Genova più povera ed emarginata vivono due persone che condividono un unico sogno, quello di una casetta immersa nel verde; Enzo, ex carcerato siciliano e Mary, transessuale ed ex tossicodipendente.
Ed è proprio in carcere che nasce il loro amore, un colpo di fulmine, un pò come un fiore tra le roccie, Amore che durerà anche quando Mary uscita allieterà le giornate di Enzo grazie alle sue lettere.
Scena finale dedicata ad una confessione/intervista che Enzo e Mary fanno davanti alla cinepresa.
Ispirato al libro omonimo di Remigio Zena, film a metà tra melodramma e documentario, storia di anti-eroi in una Genova in continuo mutamento; mentre l'amore di due non sembra essere colpito dal tempo la città che li ospita cambia continuamente.
La scena iniziale richiama quella finale de"L'Avventura", "divisa a metà" tra mare e rocce.
La presenza filmica di Vincenzo Motta colpisce il fruitore così come lo facevano "i volti Pasoliniani".
[-]
|
|
|
[+] lascia un commento a reservoir dogs »
[ - ] lascia un commento a reservoir dogs »
|
|
d'accordo? |
|
|
|
astromelia
|
martedì 7 dicembre 2010
|
une histoire
|
|
|
|
quanto può interessare una storia di emarginazione come tante altre? la risposta è soggettiva,in questo film corto più che altro si è v isto uno spaccato dei vicoli di genova,la storia dei due ex-carcerati l'ho trovata triste oltre che miserevole
|
|
|
[+] lascia un commento a astromelia »
[ - ] lascia un commento a astromelia »
|
|
d'accordo? |
|
|
|
jayan
|
domenica 24 ottobre 2010
|
un po' lento ma efficace
|
|
|
|
Film documentario un po' lento ma efficace nel rendere gli spazi dei personaggi, in primis il protagonista, che esce da tanti anni trascorsi in carcere e che non riesce a integrarsi con il mondo che lo circonda. Spesso si sente una vittima e reagisce con violenza... Ciò che annoia sono le lunghe interviste, forse le avrebbe potute accorciare per rendere il film meno documentario e più film. Anche perché è stato considerato un film in stile documentario, non un documentario vero e proprio. La fotografia è buona. A volte non è chiara la storia, fatta di tanti spezzoni e di un continuo passare dal passato al presente e di nuovo indietro nel passato.
[+]
Film documentario un po' lento ma efficace nel rendere gli spazi dei personaggi, in primis il protagonista, che esce da tanti anni trascorsi in carcere e che non riesce a integrarsi con il mondo che lo circonda. Spesso si sente una vittima e reagisce con violenza... Ciò che annoia sono le lunghe interviste, forse le avrebbe potute accorciare per rendere il film meno documentario e più film. Anche perché è stato considerato un film in stile documentario, non un documentario vero e proprio. La fotografia è buona. A volte non è chiara la storia, fatta di tanti spezzoni e di un continuo passare dal passato al presente e di nuovo indietro nel passato. Il protagonista di fatto è una persona asociale, emarginata, come ce ne sono tanti a Genova, ma anche in tutta Italia e nel mondo. Piacevole la figura della compagna, che crede in lui e lo aspetta anche per anni che ritorni a casa dal carcere. La regia è buona, nell'insieme un film più che discreto, ma non credo sia tanto da lodare come hanno fatto alcuni critici. E un film basato molto sulle immagini, quasi a costruire un quadro della Genova degli emarginati e anche degli edifici che vengono distrutti, della sporcizia e degli ubriaconi...
[-]
|
|
|
[+] lascia un commento a jayan »
[ - ] lascia un commento a jayan »
|
|
d'accordo? |
|
|
|
serves
|
venerdì 12 marzo 2010
|
ma è proprio bello?
|
|
|
|
Da una parte abbiamo in Italia la produzione dozzinale e banalizzante della vita (senza fare nomi) dall'altra i tentativi pregievoli di fare cinema diversamente. Indubbiamente La bocca del lupo appartiene al secondo dei gruppi, però mi dispiace dirlo tentativo non riuscito.
Il nostro personaggio è molto poco raccontato, sta lì tanto perché qualcuno gli ha chiesto di essere protagonista di un film, il resto gli è cucito attorno senza grande maestria narrativa. Il montaggio, la fotografia sono approssimati, oscillano in modo del tutto inutile tra stili diversi mostrando solo mancanza di abilità registica. Ho avuto un vero senzo di nervosismo quando alla fine la voce narrante ci ricorda che la marginalità è fatta "di piccole e grandi storie".
[+]
Da una parte abbiamo in Italia la produzione dozzinale e banalizzante della vita (senza fare nomi) dall'altra i tentativi pregievoli di fare cinema diversamente. Indubbiamente La bocca del lupo appartiene al secondo dei gruppi, però mi dispiace dirlo tentativo non riuscito.
Il nostro personaggio è molto poco raccontato, sta lì tanto perché qualcuno gli ha chiesto di essere protagonista di un film, il resto gli è cucito attorno senza grande maestria narrativa. Il montaggio, la fotografia sono approssimati, oscillano in modo del tutto inutile tra stili diversi mostrando solo mancanza di abilità registica. Ho avuto un vero senzo di nervosismo quando alla fine la voce narrante ci ricorda che la marginalità è fatta "di piccole e grandi storie". Per me è stato come un insulto. Dopo aver ascoltato la storia di uno di questi personaggi (tra l'altro mal legato al contesto degli emarginati che fanno da introduzione e conclusione) la frase suona veramente cinica, retorica, mediocre. Come si può dire che sono piccole o grandi storie quelle? Come si possono mettere in un confronto di grandezza? La storia che ho ascoltato se fosse stata raccontata bene, sarebbe stata unica, irripetibile, sufficiente a darmi tutto lo spaccato di una epoca, di un conflitto sociale. Invece la si svilisce sottolineando la presenza di tante altre storie. E chi è che non lo sa? Lì si sente tutto l'uso strumentale del personaggio che non emerge nel film, ma viene usato, usato dalla ragista, dalla produzione, e dai critici che amano ascoltarsi nel dire che è un capolavoro.
Bello invece è il materiale di archivio, belli sono quei primi piani di Enzo, il quale veramente avrebbe potuto fare l'attore.
[-]
|
|
|
[+] lascia un commento a serves »
[ - ] lascia un commento a serves »
|
|
d'accordo? |
|
|
|
il caimano
|
lunedì 8 marzo 2010
|
racconto duro (e un pò noioso....)
|
|
|
|
Ho visto questo film senza sapere molto di più che sia stato particolarmente apprezzato nei vari festival in cui è passato, che sia costato pochi soldi e che sia un film di docu-fiction.
Tutto questo in fondo bastava, non c'era molto altro da sapere. E' un affresco toccante di una realtà che sembra superare gli steccati del perbenismo, delle convenzioni e del machismo di tanta nostra cultura e sottocultura proletaria.
Forse l'idea del regista Pietro Marcello era appunto quella di dimostrare quanto a volte una vita dolorosa possa risolversi nel migliore dei modi, forse ci voleva dire che l'amore supera qualsiasi ostacolo, forse voleva dirci che c'è sempre un'opportunità per ciascuno di noi, anche per quelli che si ritengono "ai margini" della società.
[+]
Ho visto questo film senza sapere molto di più che sia stato particolarmente apprezzato nei vari festival in cui è passato, che sia costato pochi soldi e che sia un film di docu-fiction.
Tutto questo in fondo bastava, non c'era molto altro da sapere. E' un affresco toccante di una realtà che sembra superare gli steccati del perbenismo, delle convenzioni e del machismo di tanta nostra cultura e sottocultura proletaria.
Forse l'idea del regista Pietro Marcello era appunto quella di dimostrare quanto a volte una vita dolorosa possa risolversi nel migliore dei modi, forse ci voleva dire che l'amore supera qualsiasi ostacolo, forse voleva dirci che c'è sempre un'opportunità per ciascuno di noi, anche per quelli che si ritengono "ai margini" della società.
Forse no, o meglio, forse Pietro Marcello voleva semplicemente dare uno spaccato di vita, uno scorcio di realtà nuda e cruda, senza altre finalità.
L'incerto equilibrio tra documentario e fiction lo accomuna ad un altro film per molti aspetti similare, ovvero "Civico zero" di Citto Maselli, con cui divide la crudezza della rappresentazione, la fotografia volutamente scarna ed essenziale, come essenziali anche gli attori, 2 sconosciuti (oltretutto veri protagonisti della storia che si racconta) e 3 famosi (anzi famossimi) nel caso di Maselli.
E come in "Civico zero" un senso di noia che pervade la narrazione, che si fa lenta, lentissima per assecondare i racconti fatti in un imporbabile italiano dai protagonisti. Certo, non ci si poteva aspettare una racconto adrenalinico, ma a quel punto non avrebbe fatto male accorciarlo qua e là....
Ambientazione molto suggestiva, per quanto a volte struggente.
[-]
|
|
|
[+] lascia un commento a il caimano »
[ - ] lascia un commento a il caimano »
|
|
d'accordo? |
|
|
|
ucciolibero
|
venerdì 5 marzo 2010
|
una piccola storia che si fa storia.
|
|
|
|
"La bocca del lupo" è un film piccolo, a basso budget, che narra la storia di due persone ai margini. Al margine della società, al margine della storia e che si aggrappano con rabbia alla vita (o a quel che resta della vita) per dare significato alle loro esistenze, alle loro sofferenze, ai loro errori. Il regista Pietro Marcello focalizza l'attenzione dello spettatore su Enzo e Mary (uno sbandato che è entrato e uscito dal carcere più volte e un trans)e sul loro amore (così poco convenzionale e così autentico). L'azione, a tratti documentaristica, si sviluppa in un crescendo di memorie e di racconti dopo aver attraversato con la cinepresa lo scoglio di Quarto dei Mille e i quartieri più degradati di Genova, tra le grotte e le baracche in cui oggi trovano rifugio gli sbandati come Enzo, ma anche i clandestini, i barboni, gli ultimi, i derelitti, quelli che fingiamo di non vedere (durante il giorno) agli angoli delle nostre strade.
[+]
"La bocca del lupo" è un film piccolo, a basso budget, che narra la storia di due persone ai margini. Al margine della società, al margine della storia e che si aggrappano con rabbia alla vita (o a quel che resta della vita) per dare significato alle loro esistenze, alle loro sofferenze, ai loro errori. Il regista Pietro Marcello focalizza l'attenzione dello spettatore su Enzo e Mary (uno sbandato che è entrato e uscito dal carcere più volte e un trans)e sul loro amore (così poco convenzionale e così autentico). L'azione, a tratti documentaristica, si sviluppa in un crescendo di memorie e di racconti dopo aver attraversato con la cinepresa lo scoglio di Quarto dei Mille e i quartieri più degradati di Genova, tra le grotte e le baracche in cui oggi trovano rifugio gli sbandati come Enzo, ma anche i clandestini, i barboni, gli ultimi, i derelitti, quelli che fingiamo di non vedere (durante il giorno) agli angoli delle nostre strade. La storia dei due protagonisti (nella realtà come nella "finzione" scenica) si colloca tra le pieghe (o meglio le piaghe) di una città che si sta spegnendo pian piano. Il declino di Genova è vissuto però con una delicatezza e una tenerezza straordinarie, lo sguardo di Pietro Marcello (che non è di Genova) è lo sguardo di chi comprende, di chi non giudica, è lo sguardo di chi assolve senza condizioni. Certe immagini, certe sequenze, crude e violente e allo stesso tempo alte e sublimi, rievocano maestri come Pasolini e Olmi. Succede così che la piccola storia di due persone diventa la Storia con la esse maiuscola. Le immagini (spesso amatoriali) di Genova nel corso del secolo appena passato intersecano la vicenda raccontata dai protagonisti dando al film lo spessore e la dimensione del grande film d'autore. Alla fine lo spettatore si sente un po' più ricco e un po' meno solo, scorgiamo la luce in fondo al tunnel, perché il sogno di Enzo e Mary si è avverato e, forse, per ognuno di noi c'è ancora un sogno, oltre la bocca del lupo.
[-]
|
|
|
[+] lascia un commento a ucciolibero »
[ - ] lascia un commento a ucciolibero »
|
|
d'accordo? |
|
|
|
speedway
|
giovedì 4 marzo 2010
|
ottimo film...
|
|
|
|
Davvero un film particolare. Non da tutti eseguire tale opera. Speriamo che il Giovane regista possa crescere e continuare a regalarci film così intensi.
|
|
|
[+] lascia un commento a speedway »
[ - ] lascia un commento a speedway »
|
|
d'accordo? |
|
|
|
ninue
|
martedì 2 marzo 2010
|
quanto siamo lontani
|
|
|
|
quanto siamo lontani noi cosidetti "civili e normali" dai sentimenti. E' un film sulla solidarietà fra i vinti dove le istituzioni non esistono dove per fortuna esiste ancora la pazienza, l'amore gratuito e la condivisione dei sogni.
|
|
|
[+] lascia un commento a ninue »
[ - ] lascia un commento a ninue »
|
|
d'accordo? |
|
|
|
roberto simeoni
|
domenica 28 febbraio 2010
|
fra pasolini e van sant
|
|
|
|
Una storia vera, una storia d'amore, raccontata attraverso i veri protagonisti che l'hanno vissuta. Lui, un emarginato, che ha vissuto ben quattordici anni in prigione, lei un transessuale, che ha trovato la forza di uscire dalla droga grazie all'amore per quest'uomo, duro, ma tenero dentro; infine Genova, la città dove la vicenda si svolge, la terza fondamentale protagonista. Film straordinario e inclassificabile, che oscilla fra il documentario e l'opera di finzione, con riprese dal vero e spezzoni di repertorio commentati dalle voci dei protagonisti e da una voce off esterna, che introduce e chiude la narrazione. Chiaramente ispirato dall'insegnamento di Pasolini, aggiornato dalle sperimentazioni del Van Sant più ispirato (Paranoid Park) e con imprevedibili echi linchyani (in certi momenti il film sembra un noir allucinato reso ancora più inquietante dalla consapevolezza che i personaggi sullo schermo sono veri, non attori che interpretano una parte) "La bocca del lupo" è un film ipnotico e affascinante, disturbante nel suo realismo, ma anche commovente nella sincerità del sentimento.
[+]
Una storia vera, una storia d'amore, raccontata attraverso i veri protagonisti che l'hanno vissuta. Lui, un emarginato, che ha vissuto ben quattordici anni in prigione, lei un transessuale, che ha trovato la forza di uscire dalla droga grazie all'amore per quest'uomo, duro, ma tenero dentro; infine Genova, la città dove la vicenda si svolge, la terza fondamentale protagonista. Film straordinario e inclassificabile, che oscilla fra il documentario e l'opera di finzione, con riprese dal vero e spezzoni di repertorio commentati dalle voci dei protagonisti e da una voce off esterna, che introduce e chiude la narrazione. Chiaramente ispirato dall'insegnamento di Pasolini, aggiornato dalle sperimentazioni del Van Sant più ispirato (Paranoid Park) e con imprevedibili echi linchyani (in certi momenti il film sembra un noir allucinato reso ancora più inquietante dalla consapevolezza che i personaggi sullo schermo sono veri, non attori che interpretano una parte) "La bocca del lupo" è un film ipnotico e affascinante, disturbante nel suo realismo, ma anche commovente nella sincerità del sentimento.
[-]
|
|
|
[+] lascia un commento a roberto simeoni »
[ - ] lascia un commento a roberto simeoni »
|
|
d'accordo? |
|
|
|