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filippo catani
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martedì 21 giugno 2011
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l'incontro di due disperazioni
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Roma. Ultimo giorno della visita di Hitler in città. Una classica madre italiana (casalinga e con prole numerosa) incontra il vicino di casa. Non ci sarebbe niente di strano se egli non fosse un annunciatore radio omosessuale in odore di confino.
Il film è forte e toccante e mostra la disperazione di due personaggi in un periodo storico più che disperato che sta marciando dritto verso la Seconda Guerra Mondiale. La disperazione della casalinga Loren perchè alla fine è diventata una semplice "macchina" per fare ed allevare i figli insieme al marito che ostenta con orgoglio l'appartenenza al fascismo. L'annunciatore Mastroianni vede non solo naufragare l'Italia condannata alla deriva hitleriana ma vive il dramma di non vivere la libertà di espressione e di amare chi più lo aggrada.
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Roma. Ultimo giorno della visita di Hitler in città. Una classica madre italiana (casalinga e con prole numerosa) incontra il vicino di casa. Non ci sarebbe niente di strano se egli non fosse un annunciatore radio omosessuale in odore di confino.
Il film è forte e toccante e mostra la disperazione di due personaggi in un periodo storico più che disperato che sta marciando dritto verso la Seconda Guerra Mondiale. La disperazione della casalinga Loren perchè alla fine è diventata una semplice "macchina" per fare ed allevare i figli insieme al marito che ostenta con orgoglio l'appartenenza al fascismo. L'annunciatore Mastroianni vede non solo naufragare l'Italia condannata alla deriva hitleriana ma vive il dramma di non vivere la libertà di espressione e di amare chi più lo aggrada. Un film che, anche con l'ausilio della voce in sottofondo, rende benissimo l'idea del clima che si respirava in Italia sotto la violenta dittatura fascista.
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joker 91
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mercoledì 9 febbraio 2011
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un capolavoro
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l'animo dell'essere umano in tutte le sue problematiche è presente in questa pellicola maestosa di uno dei massimi registi italiani ovvero il grandissimo ETTORE SCOLA, il cast è composta dall'attore italiano ed attrice italiana più grandi di tutti i tempi ed la delicatezza del personaggio di Mastroianni gli regala un altra nomination all'oscar,sui giorni dell'unione della germania di hithler e dell'italia di mussolini troviamo una bellissima storia tra due persone diverse che si avvicinano e solo per un giorno si comparano a vicenda riflettendo sulle proplematiche che contengono e che tutti gli esseri umani nel bene e nel male con l'esperienza della vita aquisiscono.
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l'animo dell'essere umano in tutte le sue problematiche è presente in questa pellicola maestosa di uno dei massimi registi italiani ovvero il grandissimo ETTORE SCOLA, il cast è composta dall'attore italiano ed attrice italiana più grandi di tutti i tempi ed la delicatezza del personaggio di Mastroianni gli regala un altra nomination all'oscar,sui giorni dell'unione della germania di hithler e dell'italia di mussolini troviamo una bellissima storia tra due persone diverse che si avvicinano e solo per un giorno si comparano a vicenda riflettendo sulle proplematiche che contengono e che tutti gli esseri umani nel bene e nel male con l'esperienza della vita aquisiscono. UN capolavoro di un cinema italiano ormai di un altro tempo
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frenky23
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venerdì 21 gennaio 2011
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il fuhrer, chi?!
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Mentre un lungo piano sequenza, a partire da un'enorme svastica su un'enorme bandiera, ci mostra un sobborgo di una già palazzinara Roma del '38, le prime spente luci di un'alba uggiosa s'inarcano sui muri di pietra delle coscienze dei protagonisti ordinari, figli di una storia minore. Dopo una doverosa, quanto prolissa a dire il vero, introduzione storica dei fatti (il peggior uomo mai esistito solca romanamente il romanico terreno invitato dal suo degno compare di merende) inizia così la particolare giornata di maggio di Ettore Scola, che poco ha a che fare con lo schifoso Fuhrer e con l'altrettanto schifoso Duce e moltissimo sguazza invece nelle agitate acque dei segregati in casa dal fascismo, proponendone una profondissima analisi psichica, senza velleità di diagnosi, piuttosto che politica.
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Mentre un lungo piano sequenza, a partire da un'enorme svastica su un'enorme bandiera, ci mostra un sobborgo di una già palazzinara Roma del '38, le prime spente luci di un'alba uggiosa s'inarcano sui muri di pietra delle coscienze dei protagonisti ordinari, figli di una storia minore. Dopo una doverosa, quanto prolissa a dire il vero, introduzione storica dei fatti (il peggior uomo mai esistito solca romanamente il romanico terreno invitato dal suo degno compare di merende) inizia così la particolare giornata di maggio di Ettore Scola, che poco ha a che fare con lo schifoso Fuhrer e con l'altrettanto schifoso Duce e moltissimo sguazza invece nelle agitate acque dei segregati in casa dal fascismo, proponendone una profondissima analisi psichica, senza velleità di diagnosi, piuttosto che politica. S'incontrano, si scontrano, si amano e si dicono addio in 12 ore un angelo del focolare ed un invertito, in termini da società libera una casalinga con famiglia numerosa a carico ed un disc-jokey ante litteram di orientamento omosessuale. Il personaggio della Loren è la tipica donna di quegli anni: depressa, ignorante non per scelta, di fedeltà canina al marito ed agli ideali in voga. Mastroianni invece è un uomo libero, classica, ma non per i tempi, voce fuori dal coro, anche se molto composta. Epurato dalla radio in cui lavorava per i suoi gusti sessuali, rappresenta il più bel ritratto di omosessuale al cinema che io abbia mai visto, eguagliato ai nostri giorni (il film è del '77) forse solo dal cupo cowboy di Heat Ledger nel bellissimo “I segreti di Brokeback Mountain” di Ang Lee. Quello che è stato, forse, il più grande attore italiano, contribuisce a renderlo fiero e dignitoso con due picchi d'estrema emozione: il primo è la vergogna inconscia ed involontaria nella scena del caffè, in cui, trovatosi a casa di Antonietta, senza volerlo smette di adoperare il rumoroso macinino per non farsi sentire. Guai, difatti, a farsi scoprire a violare la “domus” di una donna sposata dalla portinaia impicciona e baffuta del palazzo, che origlia sull'uscio con una scusa qualunque come nei più tipici clichè da rivista teatrale. Il secondo momento emozionale particolarmente significativo, oltre al malinconico aforisma “è strano guardare sé stessi dal palazzo di fronte”, da lui pronunciato mentre si trova ancora a casa di Antonietta, è ovviamente la scena dello sfogo in terrazza: Gabriele sbotta e confessa tutto brutalmente dopo essere stato trattato come un oggetto sessuale, riuscendo ad essere garbato pure pronunciando epiteti e parolacce, riuscendo quasi a commuovere dando a sé stesso del frocio. Forse in quest'ultima scena il nostro buon Marcello poteva metterci un pizzico d'enfasi in più ma probabilmente è un voler toccare un intoccabile per partito preso, il mio. Se ne conclude facilmente che le linee guida dei protagonisti tracciate nella “fabula” sono eccellenti e qui il merito va alla sceneggiatura dello stesso Scola, di Ruggero Maccari e che si avvale (udite, udite!) della collaborazione di un giovane Maurizio Costanzo. Menzione speciale, oltre alla solita perfetta interpretazione di Sophia Loren, ma qui di speciale non v'è nulla data l'abitudine a queste straordinarie performances, va al trucco di Francesco Freda. La divina Sophia, infatti, per la prima volta si presenta al pubblico come donna bella ma sciatta, con tanto tempo per le pentole e poco per il mascara. Particolarmente curato e credibile, dunque, doveva essere il make-up del truccatore di Foligno, operazione perfettamente riuscita così come per i costumi. Bisogna fare gli antipatici per trovare difetti a questa grande opera, i pochi, difatti, sono soggettivi e veniali. Visto che mi riesce bene, però, l'antipatico lo faccio io e cito due cosine negative, seppur con relativa attenuante: la prima è iconografica e riguarda i caratteri in stile nazi-fascio-bellico delle lettere dei titoli di testa e di coda, un po' inopportunamente celebrativi anche se giustificati dal viaggio al centro del clima anni '30,'40. L'altra è la presenza fra le attrici minori della celeberrima Alessandra Mussolini, donna politica ed attricetta in gioventù, che non ha mai nascosto le sue simpatie per il fuorilegge movimento politico fondato dal nonno. Dov'è l'attenuante, direte voi che rispettate la Costituzione e non siete suoi elettori? Devo citarlo di nuovo. Mr. Stanley Kubrick, il più grande regista di ogni tempo al modesto parere di un modestissimo appassionato, utilizzava spesso al fine di acuire il realismo delle sue storie, adottando per l'appunto una sorta di neo-realismo post-moderno, attori che dovevano recitare il meno possibile, poiché interpretavano sullo schermo personaggi simili a ciò che erano nella vita di tutti i giorni (vedi il sergente di Ronald Lee Ermey in Full metal jacket e la coppia in crisi Cruise-Kidman dello splendido capolavoro semi-postumo Eyes wide shut). Il nostro regista campano ha solo fatto suo questo piccolo principio di credibilità estrema, tra l'altro per un ruolo molto marginale. Assolto in piena regola, con tanto di bacio accademico, dalla mia personalissima giuria.
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le marseillais
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lunedì 10 maggio 2010
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mai piaciuto
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Un film palloso, ricattatorio e cretino. Ma che vuol dire, alla fine? L'omosessuale che si "riscatta" (perche' dovrebbe?) dalla sua diversita' in nome di un'affinita' spirituale con un' altra anima sola e abbandonata in quel (questo) mondo di buoi stupidi e cattivi tutti irregimentati... Fregnacce minimaliste degli intellettuali di sinistra degli anni settanta, tutti comunisti, tutti con la casa del seicento nel centro storico di Roma, tutti perfettamente introdotti nei salotti dell'altissima borghesia e a volte dell'aristocrazia romana. Scola non mi e' mai piaciuto, l'unico suo film veramente buono e' "Riusciranno i nostri eroi...".
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g. romagna
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venerdì 22 gennaio 2010
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una giornata particolare
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Antonietta (Sofia Loren), moglie di un funzionario del ministero dell'Africa orientale, madre di sei figli e ligia fascista, conosce Gabriele (Marcello Mastroianni), inquilino dello stesso condominio, cronista radiofonico allontanato dalla radio perchè omosessuale. L'incontro tra i due avviene nella mattinata in cui l'intero palazzo è vuoto perchè convogliato nel centro di Roma per seguire l'adunata in cui si incontrano Mussolini ed Hitler. Ella è attratta da lui che, dal canto suo, prova subito una certa affezione nei suoi confronti dato che il fortuito incontro lo ha distolto dall'intento di suicidarsi: oltre ad essere stato licenziato, infatti, la sua situazione è di terribile difficoltà perchè il suo compagno è al confino in Sardegna.
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Antonietta (Sofia Loren), moglie di un funzionario del ministero dell'Africa orientale, madre di sei figli e ligia fascista, conosce Gabriele (Marcello Mastroianni), inquilino dello stesso condominio, cronista radiofonico allontanato dalla radio perchè omosessuale. L'incontro tra i due avviene nella mattinata in cui l'intero palazzo è vuoto perchè convogliato nel centro di Roma per seguire l'adunata in cui si incontrano Mussolini ed Hitler. Ella è attratta da lui che, dal canto suo, prova subito una certa affezione nei suoi confronti dato che il fortuito incontro lo ha distolto dall'intento di suicidarsi: oltre ad essere stato licenziato, infatti, la sua situazione è di terribile difficoltà perchè il suo compagno è al confino in Sardegna. La rivelazione della sua omosessualità mette a nudo tutti i pregiudizi della donna -frutto di un'irreprensibile (dis)educazione fascista-, ma l'affetto e l'intesa venutesi a creare sono ormai troppo forti... Una Giornata Particolare si apre con le immagini di repertorio del cinegiornale Luce narranti il primo dei due giorni di visita hitleriana a Roma, poi, dall'inizio alla fine, è interamente ambientato in un palazzo della borgata romana, con impeccabili inquadrature e panoramiche degli interni che, nella loro semplicità, richiamano chiaramente La Finestra sul Cortile di Hitchcock. Film pacato, struggente, che, come una macchina a gasolio, stenta un po' a partire, ma, quando lo fa, riesce a regalare emozioni in linea con la grande qualità dei due attori messi in campo. Geniale è poi l'idea di accompagnare tutto lo sviluppo della vicenda ponendo come sottofondo la radiocronaca costante degli eventi di piazza, grazie ai quali il palazzo si è svuotato permettendo ai due protagonisti di incontrarsi. Sicuramente un bel film, uno dei migliori diretti da Ettore Scola.
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(di lapele33)
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marco
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giovedì 20 novembre 2008
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gioia e solitudine in un capolavoro
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Credo sia un capolavoro, non si dimentica.
In questi spazi poveri e vuoti che di "botto" si riempiono di gioia,delusone e poi solitudine. In un momento in cui si pensa alla "gloria" contagiante del fascismo, c'è chi nella sua ignoranza vive di emozioni vere. Reso stupendo anche dalle inquadrature quasi surreali di questo angolo di Italia svuotato nei momenti di delirio del Duce. Per mè è indimenticabile.
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paride
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venerdì 20 giugno 2008
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sophia e marcello: una coppia infallibile!
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Un capolavoro assoluto! Un film su due persone che cercano di inquadrare se stessi negli schemi imposti dalla società del tempo, dai quali non riescono a liberarsi se non per qualche timido tentativo di accendere il cervello e porsi qualche domanda.
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lalli
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martedì 30 ottobre 2007
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3 stelle e mezzo
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un bel film, delicato, che ci mostra come a volte anche le convinzioni più forti ( che poi chissa' se erano così forti in Antonietta)sono in realtà solo semplici, flebili, apparenze, slogan...se andiamo oltre la superficie certo.Quella signora che apparentemente amava così tanto il Duce che cosa aveva se no tanta solitudine, ignoranza, tristezza? Il film ci sconcerta,anche se già sappiamo, quell'intolleranza, quei ridicoli divieti.. E quanta gente amava quella assurdità,( e quanta ancora la ama)...qnt gente non capiva, (e non capisce ancora oggi), quale mostruosità avevano costruito e costruivano Mussolini ed Hitler... degna di nota la frase di Gabriele "FINISCE SEMPRE CHE CI ADEGIUAMO ALLA MENTALITà DEGLI ALTRI, ANCHE SE è SBAGLIATA.
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un bel film, delicato, che ci mostra come a volte anche le convinzioni più forti ( che poi chissa' se erano così forti in Antonietta)sono in realtà solo semplici, flebili, apparenze, slogan...se andiamo oltre la superficie certo.Quella signora che apparentemente amava così tanto il Duce che cosa aveva se no tanta solitudine, ignoranza, tristezza? Il film ci sconcerta,anche se già sappiamo, quell'intolleranza, quei ridicoli divieti.. E quanta gente amava quella assurdità,( e quanta ancora la ama)...qnt gente non capiva, (e non capisce ancora oggi), quale mostruosità avevano costruito e costruivano Mussolini ed Hitler... degna di nota la frase di Gabriele "FINISCE SEMPRE CHE CI ADEGIUAMO ALLA MENTALITà DEGLI ALTRI, ANCHE SE è SBAGLIATA.." E l' ultima bellissima scena qnd finisce quella giornata così particolare x tutti. Ma c'è chi finisce in un modo, chi in un altro,con quella luce che si spenge.
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walter
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sabato 27 gennaio 2007
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la solitudine, tra due, é sempre solitudine
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Bellissimo film... io abito a Buenos Aires, sono figlio d'italiani, e questo é uno dei film che piú chiaramente mi portano il ricordo delle cose che papá e mamma mi hanno tanto parlato dei tempi del fascismo... tanto é cosi, che vorrei fare una addattazione per teatro, che racconti questa storia, ma a Buenos Aires, nel tempo dei nostri militari, in un ambiente colorato dal tango...
potete voi aiutarmi?
devo fare contatto con Ettore Scola, per parlargli di questo progetto, per chiederli l'autorizazzione, spiegare, ascoltarlo...
il mio mail é: wsabbatini@gmail.com
grazie
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