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giunilisbon
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giovedì 7 febbraio 2008
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l'amore ai tempi della solitudine
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Quando si parla di Ultimo tango a Parigi, un film del 1972, ancora oggi spesso si sentiranno commenti del tipo "è spinto gratuitamente" oppure "non ha nessun senso" oppure "è eccessivo". Dopo 35 anni giudizi simili intaccano ancora in maniera assurda la cornice di un capolavoro indiscusso del cinema italiano e mondiale, nonchè forse il film più trasgressivo, in senso canonico, del nostro paese. Per capire bene questa opera è necessario chiarire quale possa essere l'intento di Bertolucci analizzando infine il modo in cui questo viene sviluppato. Se si pensa alle relazioni di oggi, quelle che nascono e muoiono in una sola notte, sembra quasi di parlare di preveggenza del regista di Parma. Bertolucci in effetti scandaglia il rapporto tra i sessi e ne mette in luce "il lato oscuro" che nel 72, all'apice della rivoluzione sessuale, sempre di più andava palesandosi e che oggi è semplicemente di normale routine.
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Quando si parla di Ultimo tango a Parigi, un film del 1972, ancora oggi spesso si sentiranno commenti del tipo "è spinto gratuitamente" oppure "non ha nessun senso" oppure "è eccessivo". Dopo 35 anni giudizi simili intaccano ancora in maniera assurda la cornice di un capolavoro indiscusso del cinema italiano e mondiale, nonchè forse il film più trasgressivo, in senso canonico, del nostro paese. Per capire bene questa opera è necessario chiarire quale possa essere l'intento di Bertolucci analizzando infine il modo in cui questo viene sviluppato. Se si pensa alle relazioni di oggi, quelle che nascono e muoiono in una sola notte, sembra quasi di parlare di preveggenza del regista di Parma. Bertolucci in effetti scandaglia il rapporto tra i sessi e ne mette in luce "il lato oscuro" che nel 72, all'apice della rivoluzione sessuale, sempre di più andava palesandosi e che oggi è semplicemente di normale routine. Il sesso, che così prepotentemente sostituisce tutto ciò che ci può essere in una relazione (dialogo, dolcezza e comprensione, ma soprattutto complicità, tanto per citarne alcune)è l'unica dimensione reale della liason tra due sconosciuti che compensano la loro incompatibilità e la solitudine che l'ipocrisia di un quotidiano (grigio o finto rosa che sia) impone, misconoscendo tutte le regole e spogliandosi delle loro maschere sociali. Ma può una relazione nata sul sesso diventare amore con il conseguente palesarsi di tutti i clichè che la realtà, anche sociale, impone? Cioè possono i due amanti riconoscersi con la maschera? La risposta è no, Eros non può che diventare Thanatos. Quando i protagonisti si conosceranno davvero, l'incanto svanirà e la morte (che ha denotazione fisica, ma connotazione puramente metaforica) arriverà come conseguenza inevitabile. Per rendere al meglio questa introspezione non si poteva scegliere un cast più azzeccato. Marlon Brando nella sua autobiografia prima negò di averne capito il senso, ma poi ammise l'impatto distruttivo di questo lavoro sulla sua psiche. Ultimo tango a Parigi esplorò la psiche di questo grande attore facendogli rivivere traumi reali del tormentato passato e permettendo un realismo assoluto in un personaggio, quello del protagonista, che è un vero e proprio vortice distruttivo e autodistruttivo. Marie Schneider è la protagonista perfetta: in questa spirale di amore e morte, la sua ingenuità mascherata da un finto snobbismo da alta borghesia le è cucita estremamente addosso. Bertolucci critica l'amore, elencandone l'eccessiva corruzione subita dalle regole della società borghese, ma mette alla berlina il sesso come forma unica di relazione.
In estrema sintesi: da storia del cinema.
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g. romagna
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mercoledì 28 aprile 2010
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ultimo tango a parigi
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Paul e Jeanne si incontrano per caso in un appartamento da affittare. Si guardano, si amano, subito. Carnalmente. La relazione, intensa e di puro sesso, viene portata avanti per lungo tempo, entro quelle quattro mura. Nessuno sa nulla dell'altro, nulla della sua storia, del suo passato, nemmeno il suo nome. Paul è vedovo, sua moglie Rosa, che lo tradiva, si è uccisa. Jeanne coltiva una relazione con un regista intento a realizzare, in presa diretta, un'opera in cui si filmi, come in un reality, l'amore vero ed autentico: l'impresa convolerà in una proposta di matrimonio, accettata. La liason dell'appartamento è messa in crisi, e Paul e Jeanne si perdono di vista.
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Paul e Jeanne si incontrano per caso in un appartamento da affittare. Si guardano, si amano, subito. Carnalmente. La relazione, intensa e di puro sesso, viene portata avanti per lungo tempo, entro quelle quattro mura. Nessuno sa nulla dell'altro, nulla della sua storia, del suo passato, nemmeno il suo nome. Paul è vedovo, sua moglie Rosa, che lo tradiva, si è uccisa. Jeanne coltiva una relazione con un regista intento a realizzare, in presa diretta, un'opera in cui si filmi, come in un reality, l'amore vero ed autentico: l'impresa convolerà in una proposta di matrimonio, accettata. La liason dell'appartamento è messa in crisi, e Paul e Jeanne si perdono di vista. Lui tuttavia ha bisogno di lei, la cerca, tenta di sedurla, di fare chiarezza sulla sua persona e di trasferire la loro relazione entro i canoni della normalità. Ma non si può, non può funzionare... Film di clamoroso impatto, visivo e psicologico, Ultimo Tango a Parigi dovette affrontare, per via della forza erotica delle sue immagini, una tale crociata da parte da parte della censura dell'epoca - tanto rigida quanto stolta e perbenista - da farlo quasi sparire dalla circolazione alla sua uscita e da renderlo uno dei lavori più processati della storia del cinema. Bertolucci, che cura anche una magistrale sceneggiatura - audace, illuminante e, per l'epoca, possiamo ben dirlo, rivoluzionaria - è visibilmente presente con il suo consueto stile visivo melodrammatico e lievemente coreografato. Il messaggio che la pellicola lascia è di una forza disarmante: non c'è speranza, non c'è positività, nè, tantomeno, felicità nella giungla della quotidianità, ed è l'amore in primis a fallire miseramente, prigioniero della triste abitudinarietà delle "coppie pop" che si tradiscono e disvelato nel simulacro della vicinanza sentimentale come alibi della carnalità, dell'impero dei sensi, della regressione allo stato animale, unici elementi dotati di una parvenza di senso nell'arco della vita di un uomo. La realtà, tuttavia, non è un appartamento isolato da tutto e da tutti, e occorre prima o poi farvi i conti per, inevitabilmente, soccombervi. Da brividi la scena dell'ultimo ballo. Sempre immenso Marlon Brando, calato in una parte così al limite da non poter non rendere al meglio in tutta la sua carismatica magia. Grande film.
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alqamar
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lunedì 9 gennaio 2006
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lo specchio dei rapporti del 2000
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ho avuto solo da poco il piacere di guardare "Ultimo Tango a Parigi": dire penso sia riduttivo. visto ora non ha più nulla di scabroso e di censurabile, vista tutta la robaccia che circola per le nostre tv. è strano: mentre guardavo questo amore crescere, imporsi con le sue regole e poi lentamente finire rivedevo le storie di tante "coppie" di oggi. forse è crudo a dirsi, ma storie così esistono davvero, e sono anche più frequenti di quanto si immagini. Bertolucci veggente? molto probabile.
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catullo
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venerdì 4 febbraio 2011
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l'appartamento sui giardini di luxembourg
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Quando “L’ultimo tango a Parigi” uscì sconvolgendo le menti turbate dell’italia catto-sessuofobica-romana (che scoprì le virtù del burro nei rapporti anali…) Pasolini…per dirla con Flaiano..aveva già aperto la gabbia della tigre dei turpi porcaccioni da tempo.... inondando le sale cinematografiche della serie dei varii Decameroni di serie B….Fellini col suo Satyricon aveva già rappresentò addirittura la pederastia…ma “L’ultimo tango” fu letto dai censori come una sfida alla morale comune per le scene di sesso giustificando una persecuzione degna dei tempi migliori dell’inquisizione perché messaggio negativo sui valori dell’amore.
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Quando “L’ultimo tango a Parigi” uscì sconvolgendo le menti turbate dell’italia catto-sessuofobica-romana (che scoprì le virtù del burro nei rapporti anali…) Pasolini…per dirla con Flaiano..aveva già aperto la gabbia della tigre dei turpi porcaccioni da tempo.... inondando le sale cinematografiche della serie dei varii Decameroni di serie B….Fellini col suo Satyricon aveva già rappresentò addirittura la pederastia…ma “L’ultimo tango” fu letto dai censori come una sfida alla morale comune per le scene di sesso giustificando una persecuzione degna dei tempi migliori dell’inquisizione perché messaggio negativo sui valori dell’amore. La critica marxista parlò del decadimento della morale borghese ma quella è la voce di un’altra chiesa…in realtà secondo me il film risplende della grande fotografia di Vittorio Storaro…dell’interpretazione di un Marlon Brando nel pieno della sua maturità sia fisica che artistica il quale fra l’altro sembra abbia diretto più lui il film piuttosto di colui che doveva dirigerlo cioè Bernardo Berlolucci….la musica scritta e interpretata da Gato Barbieri è indimenticabile. La giovane Maria Schneider addebiterà al film il suo fallimento da attrice e accuserà sia Bertolucci che Brando di aver approfittato della sua giovane età per poterla manipolare usandola senza riguardo.Ciao Maria!
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ilaria doinel
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lunedì 25 luglio 2011
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voglio farti un discorso sulla famiglia
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Bertolucci non si smentisce. Il suo è un cinema facilmente riconoscibile improntato sull'onda francese della nouvelle vague riadattata utilizzando scene a primo impatto scandalose e fortemente erotiche.
Nel 1972 esce "Ultimo tango a Parigi" in cui i protagonisti sono Paul, un uomo solitario quasi quarantenne disperato per il suicidio di sua moglie, interpretato da Marlon Brando e una giovane ragazza bella e provocante nella sua falsa ingenuità, Jeanne, interpretata da un altrettanto giovane ed eserdiente Maria Schneider, ad un passo dal matrimonio con un
simpatico cineasta, il sempre sorprendente Jean-Pierre Léaud.
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Bertolucci non si smentisce. Il suo è un cinema facilmente riconoscibile improntato sull'onda francese della nouvelle vague riadattata utilizzando scene a primo impatto scandalose e fortemente erotiche.
Nel 1972 esce "Ultimo tango a Parigi" in cui i protagonisti sono Paul, un uomo solitario quasi quarantenne disperato per il suicidio di sua moglie, interpretato da Marlon Brando e una giovane ragazza bella e provocante nella sua falsa ingenuità, Jeanne, interpretata da un altrettanto giovane ed eserdiente Maria Schneider, ad un passo dal matrimonio con un
simpatico cineasta, il sempre sorprendente Jean-Pierre Léaud.
Il caso li fa incontrare in un appartamento da affittare nel quartiere francese Passy dove si consumerà tutta la loro relazione.
Grande, ma anche leggermente irreale, è la passione tra i due protagonisti che pero' fa sognare. In alcune scene pensi che sono come quegli animali dei documentari che non si capisce mai se si stanno massacrando o se stanno facendo l'amore.
Un Brando inquieto e selvaggio si presenta come "l'ideale femminile" fin dalle prime scene per il suo fascino da duro, le sue paure personali e il suo microcosmo inviolabile. Un patto iniziale, proposto da lui stesso, lega i due: "noi ci incontriamo senza sapere niente di quello che siamo fuori da questa casa".
Adatto a chi vuole sgranchirsi i pensieri. Due ore che ti risucchiano.
E nonostante siano passati circa 40 anni, pregni di "porcherie" del genere, la scena del burro, beh, fa sempre un certo effetto, ragazzi.
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francesco2
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martedì 21 dicembre 2010
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la rivoluzione in un atto sessuale
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Forse aveva ragione Marcello Garofalo sostenendo che quello di Bertolucci è l'unico (O il migliore) cinema politico che esista in Italia, più dei vari Giordana, "Segreti di Stato" e via discorrendo, cui potrei aggiungere anche l'ultimissimo lavoro di Paolo Rossi, per quanto possa essere simpatico in certi momenti. Qualcuno ha definito "The Dreamers" una lezione sulla cinefilia, lettura seria ma forse nient'affatto condivisibile, dato che per la Green e gli altri giovani del film la fiction apriva la strada alla rivoluzione. Ricollegandosi a questo lavoro, di trent’anni precedente, non mi sembra che certi detrattori abbiano colto il suo risvolto politico, oltre che artistico.Il film è disseminato di idee che mettono in crisi gli "Status" dati sino ad allora per scontati (Credo, almeno, io sono nato cinque anni dopo): Dio, l'autorità (Scardinata anche troppo), persino l'individualità del soggetto, forse cosiderata simbolo liberista in contrapposizione al marxismo della società.
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Forse aveva ragione Marcello Garofalo sostenendo che quello di Bertolucci è l'unico (O il migliore) cinema politico che esista in Italia, più dei vari Giordana, "Segreti di Stato" e via discorrendo, cui potrei aggiungere anche l'ultimissimo lavoro di Paolo Rossi, per quanto possa essere simpatico in certi momenti. Qualcuno ha definito "The Dreamers" una lezione sulla cinefilia, lettura seria ma forse nient'affatto condivisibile, dato che per la Green e gli altri giovani del film la fiction apriva la strada alla rivoluzione. Ricollegandosi a questo lavoro, di trent’anni precedente, non mi sembra che certi detrattori abbiano colto il suo risvolto politico, oltre che artistico.Il film è disseminato di idee che mettono in crisi gli "Status" dati sino ad allora per scontati (Credo, almeno, io sono nato cinque anni dopo): Dio, l'autorità (Scardinata anche troppo), persino l'individualità del soggetto, forse cosiderata simbolo liberista in contrapposizione al marxismo della società. Ma è anche l'amore _o sesso- tra i due, ad essere impregnato di questa mentalità. I "Dreamers" forse lo saranno anche loro, ma nell'ambiguo rapporto a tre si nutriranno -Già detto- di cinema, mentre questi protagonisti non si "Chiamano" neanche tra di loro. Dunque il sesso ed il tanatos sostituiscono l'amore e la vita, valori cristiani o forse più semplicemente "Conservatori"(?), ma la fusione tra dimensioni diverse (In tanti sensi)che il film cerca non si ferma qui. Presente e passato, verità e fiction: che imita maluccio Truffaut, ha obiettato qualcuno. Forse parzialmente ha ragione. Ma è un modo per descrivere la freschezza, presunta o vera, di quegli anni. Se la "Nouvelle vague" verrà definita un parricidio, questo film parzialmente contravviene a queste regole: Brando ha ucciso la moglie( Si noti l'eccellente primo piano che illumina (sic!) la scena del delitto, restituendo molto bene il senso di una storia nella storia). Allora, se forse cinema e realtà siano inscindibili (La Schneider recita e contemporaneamente vive il suo rapporto con Brando, ma forse recita di più con l’uomo che non durante il lavoro, e contemporaneamente si gioca cronologicamente sulla diacronia (Presente e passato che si mescolano tra di loro).
Ove il film trasgredisce, allora, è anche nell'infrangere certi “schemi” artistici. Ma anche nella sfacciataggine di mostrare sesso selvaggio (Guardate i primissimi momenti in cui la Schneider vuole abbandonarsi alla passione con Brando), che paradossalmente nella sua dimensione al contempo forte ed inconsistente (Due perfetti estranei, che iniziano a “Conoscersi” tra un atto sessuale e l’altro) è anche leggero, come l’attrice quando all’inizio sorpassa con nonchalance un signore sulle banlieu parigine. Ecco, se “The Dreamers” saprà toccare momenti di apice ma solo nella leggerezza, “Ultimo Tango” era ancora superiore, perché alla lievità della voglia di fare cinema, di rivoluzionare col tocco magico di una macchina da presa, univa la crudezza di un atto sessuale che rischia di arricchirsi (?) di un povero topo morto, trovato lì per caso. Se la conclusione non fosse tanto tragica, e non avesse al contempo un significato individuale (La Schneider ammette. “Ho ucciso un uomo che neanche conoscevo”), e collettivo (L’uomo parla di un’eredità che verrà lasciata ai figli), si potrebbe pensare che Bertolucci abbia paragonato Von Clausewitz, mettendo in scena che “il sesso è solo la prosecuzione della politica con altri mezzi”.
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paride86
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domenica 11 gennaio 2009
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mediocre
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Un uomo di mezza età e una giovane ragazza si lasciano coinvolgere da un'intensa e coinvolgente passione erotica che stravolgerà le loro vite.
Ho appena finito di vederlo e sono davvero basito. Ma come è possibile che questo film sia considerato un capolavoro? Sono sconcertato, e non certo dalle scene erotiche perché non lo ho trovate per niente "scandalose" o "blasfeme" come vennero descritte da alcuni bigotti dell'epoca. Il problema è proprio la storia che non mi ha convinto.
Credo che la relazione tra i due sia stata affrontata in maniera piuttosto superficiale.
All'inizio la cosa nasce come passione erotica, poi lei si innamora di lui. Ma tutto questo nel film non si vede, lo pronuncia la Schneider a parole quando dice a Brando che lui è protettivo, forte, quando gli dice che lo ama al punto da infilargli due dita nel didietro.
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Un uomo di mezza età e una giovane ragazza si lasciano coinvolgere da un'intensa e coinvolgente passione erotica che stravolgerà le loro vite.
Ho appena finito di vederlo e sono davvero basito. Ma come è possibile che questo film sia considerato un capolavoro? Sono sconcertato, e non certo dalle scene erotiche perché non lo ho trovate per niente "scandalose" o "blasfeme" come vennero descritte da alcuni bigotti dell'epoca. Il problema è proprio la storia che non mi ha convinto.
Credo che la relazione tra i due sia stata affrontata in maniera piuttosto superficiale.
All'inizio la cosa nasce come passione erotica, poi lei si innamora di lui. Ma tutto questo nel film non si vede, lo pronuncia la Schneider a parole quando dice a Brando che lui è protettivo, forte, quando gli dice che lo ama al punto da infilargli due dita nel didietro.
Più avanti si verifica esattamente la situazione opposta: lei non lo ama più e lui invece è innamorato di lei. Ma quando è avvenuto il cambiamento? E soprattutto, perché? Qual è la causa scatenante? Boh, allo spettatore non è dato sapere, ma solo osservare la Schneider gridare "E' finitaaaaa" come una pazza invasata che arriva addirittura ad uccidere colui che solo il giorno prima pensava fosse l'uomo della sua vita.
A conti fatti credo che l'unico personaggio ben disegnato sia quello di Marlon Brando, su cui è stato fatto un importante lavoro di introspezione psicologica, aiutato dalla splendida interpretazione dell'attore.
Ma tutto finisce qui, perché, per esempio, il personaggio di Maria Schneider - attrice inespressiva, insapore e incolore - è incomprensibile; sembra sempre spensierata, fresca e innocente in ogni occasione: quando piange, quando recita nel film del fidanzato (un altro personaggio privo di spessore), quando parla dei suoi ricordi, persino quando si fa sodomizzare dall'amante. Lei gestisce due storie parallele come se fosse naturale, non mostra dubbi, incertezze né tantomeno rimorsi. Inoltre non è dato sapere allo spettatore perché accetti di sposare il giovane regista (insomma, cosa la leghi a lui) né perché sia attratta da Brando.
Il racconto è piuttosto lento e in certi punti noioso; il finale, poi, l'ho trovato particolarmente irritante.
Insomma, credo che il successo di questo film sia stato decretato soprattutto dalle immagini audaci (per l'epoca) e dalla becera attenzione della censura e della magistratura nei suoi confronti (io, personalmente, ci tengo a dire che eliminerei proprio l'obbligo del visto censura per ogni tipo di opera).
Per il resto credo che "Ultimo tango a Parigi" non sia per niente indimenticabile ma, anzi, piuttosto mediocre.
Tanto per fare un confronto con un'altra pellicola tartassata dai processi e dalla censura: questo film non reggerebbe mai il paragone con "Salò - Le 120 giornale di Sodoma" di Pasolini, che, pur essendo un film molto forte, brilla per la profondità dei concetti e delle intenzioni narrative.
Qui invece di cosa stiamo parlando?
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