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Alessandro il Grande
Un film di Robert Rossen.
Con Claire Bloom, Fredric March, Richard Burton, Danielle Darrieux
Titolo originale Alexander the Great.
Storico,
Ratings: Kids+16,
durata 141 min.
- USA 1956.
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La vita, le imprese e la morte prematura a 33 anni del famoso condottiero macedone (356-323 a.C.) che, succeduto al padre Filippo II, conquistò tutto il mondo allora conosciuto. È un film epico che si distacca dal solito standard hollywoodiano per una visione meno convenzionale della storia antica e per il discorso sulla sconfitta dell'idealismo politico, vittima della corruzione, ma le esigenze dello spettacolo soffocano in parte le intenzioni. Girato in Spagna con un Burton 30enne di grande fascino. “Rossen ha mirato alla grandezza e ha perso con onore” (A. Sarris). Belle musiche di Mario Nascimbene. |
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DVD | Alessandro il GrandeUscita in DVD
Disponibile on line da mercoledì 23 febbraio 2005
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di Giovanni Grazzini Il Corriere della Sera
All'alba del secolo un brigante di nome Alessandro, battezzato “Il Grande” dal popolo che lo considera un eroe e un semidio, evade con dodici compagni dal carcere di Atene. Sequestra un gruppo di notabili inglesi reduci da una festa, e si rifugia nel villaggio natale fra i monti della Macedonia, dov'è accolto come il Salvatore che riscatterà il popolo dalla miseria. Quando il governo, mobilitato l'esercito, rifiuta la amnistia per i prigionieri politici da lui richiesta in cambio della liberazione degli ostaggi, né concede le terre a chi le lavora, dapprima Alessandro accoglie nella sua banda degli anarchici italiani, poi s'incontra con un maestro elementare che ha creato una comune di contadini. » |
di Stefano Reggiani
Alessandro il Grande: la parodia o l'unica necessaria attualità di un capo storico, di un condottiero, un brigante di montagna che si traveste coi panni e le armi del mito, un miserabile comandante di miserabili. Ma proprio nell'aspra solitudine, nella povertà di un paese della Macedonia si compiono come in un teatro contadino i riti del potere, la nascita del capo, gli impulsi della speranza, la caduta delle illusioni. Il film di Anghelopoulos si pone come un'ambiziosa parabola e insieme come una disarmata domanda sulla politica presente, stesa nei campi lunghi, nella lontananza un poco sacrificale delle scene, le case di pietra, i pendii, i campi, il fiume, le montagne innevate e gli uomini piccoli coi volti indecifrabili. » |
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