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La Cina è vicina
Un film di Marco Bellocchio.
Con Paolo Graziosi, Glauco Mauri, Elda Tattoli, Daniela Surina, Mimma Biscardi.
continua»
Commedia,
b/n
durata 107 (93) min.
- Italia 1967.
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In una cittadina romagnola giovanotto ambizioso, iscritto al PSU (Partito Socialista Unificato), diventa factotum di un professore, futuro assessore, e l'amante di sua sorella, mentre, per vendicarsi, la sua ex fidanzata fa lo stesso con il professore. Si arriva così a un duplice, forzato matrimonio. 2° film di M. Bellocchio che vi riprende i temi di I pugni in tasca (la corruzione degli ambienti familiari, lo squallore sordido della provincia), proiettandoli su una mordace satira del trasformismo politico, dell'ipocrisia borghese, del velleitarismo estremista, del falso riformismo del centrosinistra. Troppa carne al fuoco, forse. Ma, comunque, un lucido e rabbioso film di contestazione. |
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premi nomination |
Festival di Venezia 1 0 |
Nastri d'Argento 2 0 |
DVD | La Cina è vicinaUscita in DVD
Disponibile on line da martedì 9 gennaio 2007
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di Giovanni Grazzini Il Corriere della Sera
Marco Bellocchio, l’autore dei Pugni in tasca, l’enfant terrible del cinema italiano, e anche l’autore più giovane (anni 28) venuto quest’anno alla ribalta di Venezia, spara, con La Cina è vicina, un’altra raffica a raggera. I bersagli coprono un ampio semicerchio della vita italiana: i socialisti, i preti, la nobiltà di provincia, e anche quei gruppi di giovanissimi infatuati di Mao. Sicché va subito detto che il film, all’inverso del titolo, preso in prestito da un libro di Enrico Emanuelli, non è una minaccia o una speranza, ma soltanto un pretesto per meglio collocare il racconto ai nostri giorni. » |
di Filippo Sacchi Il Corriere della Sera
È toccato a Bellocchio quello che doveva toccare. Voglio dire che è fatale che un plebiscito iniziale di critica, quale fu raggiunto da lui con i pugni in tasca, non rimanga mai impunito, ma sia pagato, al secondo film, con un aggravio di riserve e un calo di consensi. Perché quanto più avrà sorpreso per una sua arditezza e novità la prima volta, e tanto più si pretenderà arditezza e novità la seconda. Difatti l’osservazione ricorrente in tutti i commenti è il rammarico che Bellocchio sia rimasto ancora alla stessa materia e allo stesso mondo, cioè al quadro delle psicopatie familiari di certi settori tipici della società di provincia, invece di tentare altri ambienti e altri temi. » |
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di Tullio Kezich Il Corriere della Sera
Il premio della giuria ottenuto a Venezia, il nervosismo suscitato in alcuni ambienti del Partito socialista unificato, l’incredibile seppure transitorio veto della censura (tutta la faccenda si è risolta, com’era giusto, in 48 ore): La Cina è vicina è diventato un caso. Marco Bellocchio è l’ultimo talento del cinema italiano, esploso nel 1965 con I pugni in tasca. Da allora ogni discorso sulla decadenza del nostro cinema, affondato tra i western e i film della parolaccia, si è riferito a Bellocchio come a un bastione isolato del cinema giovane. » |
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