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Piccoli ladri
Un film di Marziyeh Meshkini.
Con Gol Ghoti, Zahed, Twiggy, Agheleh Rezaii, Sohrab Akbari
Titolo originale Sag-haye velgard - Stray Dogs.
Drammatico,
durata 93 min.
- Iran 2004.
uscita venerdì 10 settembre 2004.
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![]() Due ragazzini afghani amanti del cinema
Luisa Ceretto
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Due bimbi, fratello e sorella, vagano per le strade di Kabul. Prima di rientrare la notte nella prigione che 'ospita' la madre, salvano un cane randagio da una morte sicura. Una sera, però, il regolamento è cambiato e i due ragazzini non hanno più accesso al carcere. L'unica possibilità per entrarvi, è quella di commettere un furto. Secondo lungometraggio della regista iraniana, Marziyeh Meshkini,della premiata Makhmalbaf Factory, 'Piccoli ladri' testimonia, ancora una volta, la tremenda e disumana situazione in cui versa la popolazione afghana. Un film indubbiamente lodevole, non privo di momenti di suggestione visiva, nonchè di una buona capacità nel dirigere i giovani protagonisti, che conferma il talento della regista. Già il suo esordio, 'The day I became a woman', presentato alcuni anni fa a Venezia, nell'ambito della Settimana della critica, si era rivelato una bella sorpresa; nella sua 'semplicità'narrativa, rimandava a certo cinema iraniano degli anni novanta. Erano del tutto assenti, infatti, certi manierismi e compiacimenti presenti, invece, in alcune opere di recente produzione: manierismi, che compaiono, ahimè, anche in 'Piccoli ladri'. Ci riferiamo, in particolare, al fin troppo facile rimando a 'Ladri di biciclette',che in questo contesto ci sembra un po' fuori luogo. |
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di Giuseppina Manin Il Corriere della Sera
Settimo: ruba qualcosa. Qualsiasi cosa, una borsa della spesa, un pezzo di carne, magari una bicicletta. Ruba e fatti prendere. Così almeno finirai in prigione, il posto migliore che ti possa capitare se sei un bambino di Kabul, uno dei tanti senza più padre, madre, casa. E' la morale paradossale di Piccoli ladri, film di Marziyeh Meshkini, ieri in gara, accolto con lacrime e applausi. Un' altra storia di infanzia violata, dolente, eppure sorridente, come è nello stile della famiglia da cui viene la regista iraniana, il clan dei Makhmalbaf. » |
di Roberto Nepoti La Repubblica
A Venezia, dove era in concorso, alcuni dei festivalieri più esigenti storcevano il naso: ancora un film iraniano proveniente dalla "factory" Makhmalbaf; ben diretto e ben fotografato; con bambini (troppo?) belli, poetico e struggente... che noia! E' un po' come dire che, a mangiar caviale tutti i giorni, ti viene voglia di pane e salame: ma non sembra proprio la più solida delle argomentazioni per rifiutare un bel film come Piccoli ladri. Due bimbi, fratello e sorella, errano per le strade di Kabul. » |
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di Roberto Silvestri Il Manifesto
Un ragazzo e la sorellina sopravvivono con dignità tra l'immondizia di Kabul, tra carri armati, il padre in prigione per motivi politici e la madre in carcere perchè adultera, poichè si era risposata durante la lunga assenza del marito. Ma la visione del film di De Sica (Ladri di biciclette) li fa precipitare ancora di più nell'inferno. Neorealismo preso per la gola, quasi soffocato, ma questi ragazzi completamente soli, compiono azioni anticonformiste, giuste eticamente e viene colpita da chiunque, qualunque potere eserciti. » |
di Bruno Fornara Film TV
Al cinema ne abbiamo viste tante, ma una così ci mancava. La premiata Makhmalbaf Film House (padre, due figlie, moglie) ha presentato in Concorso a Venezia 2004 il secondo film di Marziyeh Meshkini, moglie dei noto Moshen, già premiata alla Settimana della Critica per il suo esordio II giorno in cui sono diventata donna. Neorealismo nella Kabul post-talebana. Fratello e sorellina vivono raccogliendo legna e carta. Salvano un cagnolino da bambini fondamentalisti, dormono nella prigione dove è rinchiusa la madre, ritenuta puttana e colpevole perché si è risposata pensando che il marito, ex mullah talebano, fosse morto in guerra. » |
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