Ancora uno studente della University of Southem California. Ancora un protetto di Spielberg (e più tardi di Michael Douglas). Ancora un regista profondamente funzionale a Hollywood e assolutamente mainstream capace di inventare situazioni originali, leggende moderne, miti dei nostri giorni.
Robert Zemeckis è un maestro nell’uso degli effetti speciali, che orchestra con estrema naturalezza, introducendoli nell’ordito narrativo dei suoi film e costringendoci a credergli. Penso a Ritorno al futuro (il primo del 1985; il secondo, del 1989, è un puro ricalco senza l’anima malinconica del prototipo, il terzo, del 1990, è un’incursione nel West al limite della goliardia), che Zemeckis ha scritto con Robert Gale, così come i suoi due primi film(1964: allarme a New York, arrivano i Beatles! del 1978 e La fantastica sfida del 1980, puramente umani e senza effetti speciali visibili), dove si incontra già tutto il gusto e la capacità di fare commedia del team che ha scritto anche l’ingiustamente sfortunato1941 di Steven Spielberg.
All’inseguimento della pietra verde (1984) è stato prodotto da Michael Douglas come un “veicolo” per se stesso, e ha aperto il filone rosa-avventuroso. E Chi ha incastrato Roger Rabbit (1988) è un autentico capolavoro di humour, leggerezza, sapienza drammaturgica, effetti speciali - così naturali da essere inquietanti - che racconta una storia aperta a molte letture (e ha creato l’ultima memorabile “femme fatale” dello schermo, Jessica Rabbit, prototipo animato di molte bellezze a venire e pista di lancio per la moda dei labbroni al silicone).
Molto più sgradevole pur nella sua sorprendente perfezione tecnica è La morte ti fa bella (1992), dove il gioco degli effetti speciali realizzati dall’Industrial Light & Magic di George Lucas (Meryl Streep gira con la testa che le guarda la schiena, Goldie Hawn ha un gigantesco buco nella pancia) viene portato avanti sino a diventare l’unico senso di un film spesso goliardico. Poi, Con Forrest Gump, Zemeckis è passato nel novero dei grandi.
Da Irene Bignardi, Il declino dell’impero americano, Feltrinelli, Milano, 1996