Alina Marazzi porta sullo schermo la figura di Gerda Taro, fotografa e antifascista protagonista della Guerra civile spagnola e a lungo oscurata dalla fama di Robert Capa. Espandi ▽
Alla metà degli anni trenta, Gerda Taro lascia una Germania in cui il nazismo è ormai inarrestabile per trasferirsi a Parigi. Qui, fervente antifascista, frequenta circoli di artisti e diventa fotografa, facendo la conoscenza di un affascinante uomo ungherese, Endre Friedmann, con il quale intraprende una relazione personale e professionale. Assieme inventeranno per lui l'alter ego di Robert Capa, nome internazionale per un leggendario fotoreporter. Molti dei suoi scatti sono in realtà opera di Gerda, che per lungo tempo però non ne riceve credito. Affamata di vita, amore e rivoluzione, la ragazza manterrà sempre la sua indipendenza e dalla Francia si recherà in Spagna per documentare la guerra civile tra Franco e i repubblicani.
Adattato per lo schermo dall'omonimo romanzo di Helena Janeczek, questo biopic ri-centra la figura di Gerda Taro all'interno della sua stessa mitologia, determinato a restituirle quel merito artistico che per decenni sembrava essere perduto.
Lo fa con trasporto e con un po' di ingenuità, proiettando una figura storica verso la contemporaneità - anzi, verso l'immortalità - ed esaltandone la dimensione femminile.