| Anno | 2026 |
| Genere | Drammatico, Thriller |
| Produzione | Germania, Italia, Spagna, Regno Unito, USA |
| Regia di | Karim Aïnouz |
| Attori | Callum Turner, Elle Fanning, Lukas Gage, Riley Keough, Pamela Anderson Jamie Bell, Tracy Letts, Elena Anaya, Lolo Herrero, Teo Jansen Teo Jansen. |
| MYmonetro | 2,29 su 6 recensioni tra critica, pubblico e dizionari. |
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Ultimo aggiornamento domenica 15 febbraio 2026
Una famiglia alle prese con malattie genetiche vive in una tenuta di campagna. Il dramma personale si sviluppa tra loro in questo ritratto intimo.
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CONSIGLIATO NÌ
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Una ricchissima ma disfunzionale famiglia americana si trasferisce in Spagna, non lontano da Barcellona, in una villa isolata immersa nella natura. I quattro figli adulti, Jack, Ed, Anna e Robert, portano le cicatrici di un contesto familiare manipolativo, torbido e pieno di segreti, eppure non fanno nulla per lasciarlo, assuefatti al denaro e ai vestiti firmati in un paradiso di sterile opulenza, mentre il padre cieco ha da poco perso sua moglie. Quando il primogenito Jack presenta agli altri la sua fidanzata, Martha, con la quale sta progettando di andare a convivere, gli equilibri fraterni vengono alterati in modo irreversibile.
Fa effetto che il cinema contemporaneo possa tentare una rivisitazione dell'esordio sferzante e iper-specifico con cui Marco Bellocchio si presentò sulle scene ormai cinquant'anni fa.
Ancora più strano è che a provarci sia il regista brasiliano Karim Aïnouz, che trasforma la modesta produzione originale de I pugni in tasca in una sfarzosa e colorita satira anglosassone sul vizio di famiglia e sull'alienazione degli ultraricchi.
Aïnouz, cineasta giramondo un po' incostante ma capace di notevoli punte melodrammatiche (Praia do futuro, La vita invisibile di Euridice Gusmao) non ha mai mostrato di avere nelle sue corde - né particolarmente a cuore - quei registri taglienti e molto in voga ultimamente attraverso i quali la nostra coscienza collettiva cerca di venire a patti con le disuguaglianze sociali e lo squilibrio di potere economico che definisce il nostro tempo. Gli dà però una mano lo sceneggiatore greco Efthimis Filippou, autore di tante delle opere di Lanthimos e decisamente più vicino ai territori espressivi grottesco-provocatori in salsa eat the rich.
Il matrimonio tra le due sensibilità non funziona benissimo, ma è interessante nel suo essere incongruo perché Aïnouz non può fare a meno di cercare una malinconia danneggiata dietro figure che altrimenti sarebbero solo bersagli di facciata. Dentro c'è di tutto: abusi, sessualità repressa, pulsioni suicide e omicide, un patriarcato ormai residuale. Il capofamiglia Tracy Letts, con il suo fine orecchio autoriale, sa come sintonizzarsi in autonomia sulle frequenze più rarefatte dove l'assurdo incontra il patetico. Attorno a lui, il nuovo volto celebre di Callum Turner e degli ormai veterani del cinema indipendente come Bell e Keough "remixano" i fratelli di Bellocchio, codipendenti e annaspanti nel trauma eppure sedati da un lusso che popola i loro sogni di null'altro che svolazzanti mocassini di Bottega Veneta.
Il senso di totale rimozione dal mondo si fa eco della tristezza di cui è intriso questo bizzarro affresco familiare, forse nato vecchio per quella radice che viene dal responso di Aïnouz all'isolamento del periodo pandemico. Soprattutto però risulta privo di mordente perché come sempre la carica sovversiva dipende dalla sua direzionalità: se il capolavoro del 1965 di Bellocchio colpiva dal basso e centrava bersagli grossi (la sacralità della famiglia italiana, il conflitto generazionale, il tumulto politico all'orizzonte) qui non c'è distanza alcuna tra il milieu perverso del privilegio e la brand ambassadorship di se stesso che gli torna riflessa dallo specchio.
"Ispirato ai Pugni in tasca di Marco Bellocchio" si legge nei titoli di coda a Rosebush Pruning, il film del regista brasiliano-algerino Karim Aïnouz che a due anni quasi da Motel Destino in Concorso al Festival di Cannes del 2024, torna ora a mostrare qui alla Berlinale 2026 la sua ultima opera. Quando si fanno dei remake di opere fondamentali, come quella di Marco Bellocchio, che, insieme a Prima [...] Vai alla recensione »