| Anno | 2026 |
| Genere | Drammatico |
| Produzione | Francia |
| Regia di | Agnès Jaoui |
| Attori | Agnès Jaoui, Daniel Auteuil, Eye Haidara, Claire Chust, Oussama Kheddam Lucie Gallo, Tiphaine Daviot, Vincenzo Amato, Christian Gazio, Patrick Mille, Maxime Pambet, Hervé Pierre, Emmanuel Salinger, Jacques Weber. |
| MYmonetro | Valutazione: 3,00 Stelle, sulla base di 1 recensione. |
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Ultimo aggiornamento sabato 23 maggio 2026
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CONSIGLIATO SÌ
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Mirabelle, giovane influencer proveniente dal mondo della moda, decide di dirigere la messa in scena teatrale dell'opera Le nozze di Figaro di Mozart, grazie all'investimento del facoltoso fidanzato Willy, re dei locali notturni. Il personaggio di Susanna è interpretato da una giovane soprano spinta a calcare le scene dal padre, anche lui investitore nella rappresentazione; il conte di Almaviva è il baritono italiano Roberto Piazzoni; la contessa è la soprano Hannah Liebman, ex compagna del direttore d'orchestra Igor Varnier; e il ruolo di Cherubino viene affidato ad una soprano di colore, Cora. Mirabelle intende decostruire l'opera di Mozart in chiave femminista, come manifesto di lotta contro il patriarcato e inno alla sorellanza, e propone di mettere sul palco una serie di falli giganti in sostituzione di un colonnato tradizionale. Molti attori e molti componenti dello staff sono alle prime armi, e chi invece ha esperienza, come Roberto, Hannah e Igor, tende a dominare la scena: e il rischio di catastrofe è alto.
Con L'objet du délit Agnès Jaoui, sceneggiatrice (un tempo in coppia col recentemente scomparso Jean-Pierre Bacri, cui è dedicato il film), regista e attrice (qui nei panni della contessa di Almaviva), affronta il tema delle nuove sensibilità nei rapporti fra uomini e donne sul luogo di lavoro, e lo fa con caratteristica ironia, intelligenza e leggerezza.
Si parla di #metoo, di denunce per molestie, di atteggiamenti maschilisti, di contatti fisici sgraditi, di "safe space" e di mani morte, il tutto in chiave spiritosa e dissacrante. "Noi non dobbiamo ergerci a giudici", dirà la contessa davanti ad una spinosa controversia fra il baritono italiano e la giovane soprano.
Il lato positivo di questa messinscena è proprio il coraggio di affrontare argomenti delicati e molto attuali con umorismo e sagacia, quello negativo è di rischiare di "mandare in caciara" le denunce per comportamenti inappropriati e la protervia da "maschio bianco over 50" del baritono paternalista. La commedia di Jaoui si muove in modo agile ma non è mai perfettamente a fuoco, come se non ci fosse ancora abbastanza distanza critica nel trattare temi incandescenti. C'è anche qualche luogo comune di troppo, come quello che vuole il direttore di scena di origine araba Selim ignorante in fatto di musica ma pronto a commuoversi davanti alle performance sul palco.
Si sorride e a tratti si ride di gusto davanti a questa commedia morale molto francese, alla Marivaux, bene interpretata da un cast che comprende Daniel Auteil nel ruolo del direttore d'orchestra e Vincenzo Amato in quello del baritono italiano. Alcuni personaggi, come il padre e il fratello di Hannah, sono poco sviluppati e sembrano appartenere ad un altro film, ma in generale Jaoui affronta con grazia anche rapporto fra arte e vita, messinscena e realtà, mostrando come il teatro possa funzionare da ponte fra persone che non riescono a parlarsi e soprattutto ad ascoltarsi, permettendo loro di trovare un linguaggio comune che (forse solo per un momento) riesca a superare differenze e ostilità.