| Anno | 2026 |
| Genere | Drammatico |
| Produzione | Austria, Germania, Francia |
| Regia di | Marie Kreutzer |
| Attori | Léa Seydoux, Catherine Deneuve, Laurence Rupp, Jella Haase, Sylvester Groth Anton Rubtsov, Katharina Lorenz, Regina Fritsch. |
| MYmonetro | Valutazione: 2,50 Stelle, sulla base di 1 recensione. |
|
Condividi
|
Ultimo aggiornamento sabato 16 maggio 2026
Il sesto film della regista austriaca Marie Kreutzer.
|
CONSIGLIATO NÌ
|
Lucy Weiss è un'artista musicale francese di successo che ha scelto di interpretare solo canzoni scritte da uomini per raccontare la difficoltà del genere maschile ad esprimere le proprie emozioni. Il suo compagno Philip è un regista tedesco di scarso successo, più tecnico che creativo. Dopo un grave esaurimento nervoso, Philip continua a soffrire di depressione e di quegli attacchi di panico che Lucy contiene e consola. Fra i due la passione è intensa e intensamente fisica, anche dopo anni insieme. Per desiderio della donna la famiglia, che comprende anche Johnny, il figlio della coppia, si è trasferita in campagna, in una casa in fondo a una stradina che appare come un vicolo cieco. Ma quando la polizia arresta Philip per possesso e scambio di materiale pedopornografico il (suo) mondo crolla intorno a Lucy, che dovrà capire chi è l'uomo di cui è ancora profondamente innamorata.
Gentle Monster è il sesto film della regista austriaca Marie Kreutzer, che con il precedente Il corsetto dell'imperatrice aveva positivamente sorpreso pubblico e critica raccontando in chiave contemporanea (ma con ambientazione ottocentesca) i giorni difficili della principessa Sissi accanto ad un marito remoto e nel contesto di una società patriarcale a autoritaria. Qui il "mostro" del titolo potrebbe essere Philip, ma Lucy non è disposta ad accettare che l'uomo che ama le abbia nascosto un segreto così grave.
Kreutzer tenta la via di un film originale e ambiguo come Anatomia di una caduta, a cominciare dall'utilizzo di tre lingue diverse - tedesco, francese e inglese - nei dialoghi fra i suoi personaggi, che denotano un'incomprensione semantica all'interno della stessa famiglia, suoceri compresi. Anche il fare del figlio il centro involontario delle preoccupazioni richiama il film di Justine Triet, così come la struttura "investigativa" della storia, che in Gentle Monster comprende anche un'integerrima poliziotta dell'unità antipedofilia con un padre affetto da demenza senile che allunga le mani sulla sua badante.
La falsariga che attraversa il film è data dalle frasi delle canzoni che Lucy, spesso accompagnata dal figlio, canta nel corso della storia: si comincia con Would I Lie To You? e si prosegue con Boys Don't Cry, Take Me As I Am,Freedom e A Groovy Kind of Love, tutte invocazioni intese al maschile. Al centro ci sono le distorsioni della sessualità virile che vengono nascoste o negate, anche dal contesto sociale, magari definendole(e minimizzandole) come "esercizi di potere" o "manifestazioni di frustrazione". E sono sempre le protagoniste femminili a porre su se stesse, o su altre donne, l'onere della responsabilità di certe aberrazioni psicosociali. Il problema, sembra suggerire Kreutzer, nasce proprio nella volontà collettiva di "contestualizzare" quei comportamenti, in qualche modo trovando per loro scuse e attenuanti, più ancora che comprenderne la vera natura e le cause più profonde.
La struttura del film è spezzettata e discontinua, e l'intenzione narrativa è chiara: raccontare una distonia emozionale fra persone che si amano ma che viaggiano su frequenze diverse, anche morali, e un imprinting socioculturale che vittimizza sia gli uomini che le donne, ma affida alla parte femminile la responsabilità unica di uscirne, come tenterà di fare Lucy, che a un certo punto cercherà di uscire dal suo vicolo cieco in disperata retromarcia, come a voler riavvolgere il filo annodato della sua vita.
Ma il risultato è artificioso e rigidamente impostato, con intuizioni - di per sé molto interessanti - della regista ancora embrionali e cinematograficamente mal gestite. E ciò che è un passo nella giusta direzione contenutistica, necessario al discorso contemporaneo dei rapporti di forza (e debolezza) all'interno delle relazioni fra i generi, non lo è (ancora) nella realizzazione narrativa e cinematografica.