| Titolo originale | Palestine 36 |
| Anno | 2025 |
| Genere | Drammatico, Guerra, Storico, |
| Produzione | Regno Unito, Qatar |
| Durata | 119 minuti |
| Al cinema | 42 sale cinematografiche |
| Regia di | Annemarie Jacir |
| Attori | Jeremy Irons, Robert Aramayo, Liam Cunningham, Billy Howle, Christopher Villiers Hiam Abbass, Sam Hoare, Yasmine Al Massri, Yumna Marwan, Saleh Bakri. |
| Uscita | giovedì 10 settembre 2026 |
| Distribuzione | Wanted |
| MYmonetro | 3,50 su 3 recensioni tra critica, pubblico e dizionari. |
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Ultimo aggiornamento giovedì 10 settembre 2026
Un dramma storico ambientato nel 1936 durante la rivolta palestinese contro il dominio coloniale britannico. Palestina 36 - Quando tutto ebbe inizio è 14° in classifica al Box Office, ieri ha incassato € 15.962,00 e registrato 22.991 presenze in totale.
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CONSIGLIATO SÌ
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A Gerusalemme, nell'epoca del Mandato britannico della Palestina, il giovane Yusuf lavora come autista per il facoltoso Amir Atef e sua moglie, la giornalista Khuloud. Punto di contatto tra gli ambienti altolocati cittadini e la realtà rurale del paese, il giovane proviene dal villaggio di Al-Basma, dove cova la ribellione contadina nei confronti dei coloni ebrei, che prendono sempre più il controllo dei territori, e della repressione militare britannica, rappresentata dal capitano Wingate. Dopo la notizia della spartizione del paese tra ebrei e arabi, nel 1937, il conflitto esplode nel villaggio e coinvolge la famiglia di Yusuf e quella della giovane vedova Rabab, la quale a sua volta ha una figlia e dei genitori anziani di cui preoccuparsi.
Espressamente concepito e realizzato dalla regista Annemarie Jacir come prospettiva palestinese sugli eventi cruciali della rivolta araba del 1936, questo dramma storico getta le dolorose fondamenta per un secolo successivo di conflitti israelo-palestinesi, ben prima della nascita dello stato di Israele e della guerra del 1948.
In una narrativa di ampio respiro, dalla natura corale e capace di abbracciare punti di vista multipli, Jacir lascia in realtà da parte la presenza ebrea per concentrarsi sulla disastrosa responsabilità britannica, che tra il lavoro della Commissione Peel e la violenta repressione sul campo dei ribelli indirizzò tutti gli eventi successivi.
Ma il suo (che in Palestina ci è nata e al racconto del paese ha dedicato una carriera, da Quando ti ho visto a Wajib - Invito al matrimonio) è soprattutto l'affresco che racconta un popolo, qui colto nel momento che ne cambia la storia e la società. Se la violenza e le tensioni (da ambo le parti) erano già cominciate da oltre un decennio, il vibrante panorama palestinese messo in scena da Jacir abbraccia la sfera culturale e quella politica, il mondo dei lavoratori portuali e degli scioperi operai, le ipocrisie degli intellettuali e la vita contadina nei villaggi, con più di un occhio alla disparità tra classi sociali, sfaccettattura raramente esplorata sull'argomento.
Come a riconoscere che nessun singolo personaggio di finzione può mai racchiudere in sé tutto il peso di vicende così spinose, il film deflagra in soggettività parziali a cui prestano il volto un gran numero di attori riconoscibili: Liam Cunningham e Jeremy Irons dal lato britannico e la leggendaria Hiam Abbass a capeggiare la nutrita schiera palestinese, in cui nel piccolo ruolo di Khalid fa sempre piacere ritrovare il poliedrico Saleh Bakri, protagonista di Salvo nel 2013 per Grassadonia e Piazza, collaboratore storico di Jacir e poi più di recente star ne Il caftano blu per Maryam Touzani.
Ci sarebbe anche Robert Aramayo nel ruolo più insidioso, quello di un militare che sembra una macchietta di malvagità finché non si va ad approfondire la figura storica del fanatico Wingate da lui interpretato. Palestina 36 è un'opera a tratti brutale, ma che si guadagna la dignità di esserlo tessendo - entro i confini del genere storico drammatico - una tela meticolosa in precedenza. Lo fa in modo a volte comprensibilmente didattico, e dichiaratamente focalizzato sull'esperienza del popolo arabo: ciò vuol dire che ci sono delle omissioni scomode, che si configurano però come gesto politico di resistenza a tante opere precedenti, dai tempi di Exodus fino al recente Shoshana di Winterbottom. Come sempre il cinema - e la narrativa tutta - è una tensione alternata tra chi ha i mezzi strutturali per raccontare la sua storia e chi no.
Veramente un brutto film. Un brutto film perchè noioso, con scene molto scontate tipo la bambina in finale che corre verso il nulla, l'eroe che muore lanciando gloriosamente la granada contro i colonialisti, l'eroe che viene arrestato e se la ride...insomma un cumulo di scene e soluzioni di guerra trite e ritrite per palati poco fini.
La storia produttiva di Palestina 36 ha rischiato seriamente di trasformare il film di Annemarie Jacir in un altro "unmaking of " (il riferimento è all'incredibile film di Bilal Alkhatib, cronaca documentaria di un film che non si è fatto a causa dell'offensiva scatenata contro Gaza). L'autrice del celebrato Wajib - Invito al matrimonio rievoca qui gli anni immediatamente precedenti la fine del mandato [...] Vai alla recensione »
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