| Anno | 2025 |
| Genere | Drammatico |
| Produzione | USA, Giappone |
| Durata | 133 minuti |
| Regia di | Spike Lee |
| Attori | Denzel Washington, Jeffrey Wright, Dean Winters, Ilfenesh Hadera, Michael Potts La Chanze, A$AP Rocky, Ice Spice, John Douglas Thompson, Jeremy Sample, Elijah Wright, Evyn George, Kevin D. Benton, José Báez, Holden Goodman, Allison Worrell, Mahkah Wright, Faye Yvette McQueen, Sunni Valentine. |
| MYmonetro | 2,53 su 12 recensioni tra critica, pubblico e dizionari. |
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Ultimo aggiornamento martedì 20 maggio 2025
Spike Lee rielabora la vicenda di Anatomia di un rapimento di Akira Kurosawa.
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CONSIGLIATO NÌ
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L'industria discografica non è più quella dell'era pre-Spotify, ma David King, detto "King David", rimane leggendario: l'"orecchio migliore", lo scopritore di talenti della musica nera, che resiste ai tentativi di svendere la sua etichetta Stackin' Hits. Proprio mentra sta per impegnarsi in un investimento cospicuo per comprare quote della sua label, viene raggiunto da una telefonata drammatica: il figlio Trey è stato rapito, il riscatto richiesto è di 17,5 milioni di dollari. Quando si scopre che i rapitori anziché Trey hanno preso Kyle, migliore amico del ragazzo e figlio del fedele autista del discografico, King è dubbioso sul fatto di pagare la somma.
Spike Lee ritorna a lavorare con Denzel Washington dopo 20 anni e l'occasione è rappresentata da un remake di Anatomia di un rapimento di Akira Kurosawa, ambientato nel mondo dell'industria musicale in declino, lontana dai fasti che precedettero la venuta di Spotify.
È l'occasione ideale per girare scene di azione memori di Soldi sporchi e per
un excursus tra i gusti musicali di Lee e per gli istrionismi di Washington, che
deve incarnare la figura di un milionario, disperatamente tentato dalla volontà
di ripartire e non cedere alla tentazione di vendere la sua etichetta e godersi
un sereno ritiro - come vorrebbero moglie e figlio. Lee apporta dei
cambiamenti minimi agli elementi fondamentali del plot, dimostrando - e lo
confermano il ritmo piatto e le inquadrature senza personalità dell'incipit - di
essere interessato più al discorso interno alla musica nera e alla disperazione
di chi non ha altro nella vita, che alla trama principale del rapimento.
Quel che all'epoca di Kurosawa era uno choc profondo, rappresentato da una
nerissima storia di invidia sociale e mancanza di scrupoli, oggi fatica a colpire
con la stessa violenza, essendo noi spettatori assuefatti a qualunque atto
estremo. Nell'originale il ricco Gondo pagava un prezzo più elevato di King ed
è indubbio notare come Lee stabilisca da subito una maggiore empatia verso il
personaggio del milionario "con un cuore", confezionando un'elegia del sogno
americano e della realizzazione individuale nella giungla del business che ha
ripercussioni minime sulla corruzione morale del protagonista. In questo
senso il divario è ancor più ampio rispetto a Full Circle, serie di Steven
Soderbergh anch'essa ispirata al medesimo film di Kurosawa: laddove
Soderbergh infondeva la sua capacità innata di seguire l'intrigo e il flusso del
denaro in una feroce critica dei meccanismi del capitalismo, Lee condisce la
storia di strizzate d'occhio e dettagli tipici del suo repertorio - il disprezzo per
i Celtics e i loro tifosi, l'immaginario sempre più autoriferito sui totem della
cultura black - e trasferisce la questione dal piano sociale ad altro. In
particolare, all'effetto di internet sulla società e sull'industria musicale.
I riferimenti al collasso di quest'ultima, a seguito della rivoluzione digitale,
vanno di pari passo con l'analisi degli effetti dei social network sull'individuo,
invitato dalla tecnologia ad autoinfliggersi la visione quotidiana di chi sta
meglio o "ce l'ha fatta", alimentando un cieco rancore e l'illusoria possibilità
di sentirsi vicino all'oggetto di invidia. Tematiche ricorrenti nell'audiovisivo
degli ultimi anni, e già elaborate con mano più fine di quella utilizzata dal
regista newyorkese, che sceglie l'improbabile duello tra mogul e fan deluso -
un improbabile e acerbo A$AP Rocky - come redde rationem e chiosa morale
della storia.
Dovrebbe essere il confronto di un uomo con il proprio doppio, o con quel che
avrebbe potuto diventare se la fortuna non avesse arriso, ma il presunto
climax rimane sulla carta, senza che scatti la minima empatia. Ma se è noto
che le doti di Lee non siano quelle del fine dicitore, è sui suoi tipici punti di
forza che Highest 2 Lowest scivola in maniera sconcertante. In primis la regia
- in genere salda e audace, quando non sperimentale - si fa piatta, quasi si
trattasse di una soap opera altoborghese: per tutta la prima parte la macchina
da presa esplora l'appartamento lussuoso di King e famiglia e procede per
primi piani dei personaggi, finché Lee si ricorda di essere un virtuoso. Ma gli
split screen e il montaggio più serrato dell'ultima parte finiscono per
banalizzare ulteriormente la contrapposizione tra King e Felon, uguali e
contrari separati solo da qualche sliding door di troppo.
Nello sconfortante epilogo Lee non fa nulla per nascondere la natura
"promozionale" della pretestuosa esibizione finale di Aiyana-Lee Anderson, che pare una
clip innestata a forza nella trama, giustapposta al pari dei brand esibiti in
primo piano. La colonna sonora invasiva di Howard Drossin completa il
quadro, consolando solo con una bizzarra cover conclusiva della Prisencolin di
Adriano Celentano, tardivo riconoscimento di un prototipo di rap ante
litteram. Peccato per Jeffrey Wright, eterno caratterista, che prova a
impreziosire una sceneggiatura irriducibile a ogni sforzo di
rianimazione.
Per questa sua ultima pellicola, passata direttamente sulla piattaforma Apple +, Spike Lee trae libera ispirazione da un classico del cinema nipponico degli anni ‘60, ci riferiamo ad Anatomia di un Rapimento (Tengoku to jigoku ; 1963) diretto da Akira Kurosawa a sua volta ispiratosi al romanzo di Ed McBain: King’s Ransom - in Italia: Due colpi in uno.
Fatemi cominciare dal fondo: in un film in cui si ascolta tanta, tantissima musica, soprattutto rap e dintorni, in un film che si svolge tutto nello show business, per meglio dire nel mondo delle etichette discografiche, i titoli di coda iniziano con la base, con l'arrangiamento di una musica nota, notissima. Sapete qual è? È Prisencolinensinainciusol di Adriano Celentano.