| Titolo originale | Jouer avec le feu |
| Titolo internazionale | The Quiet Son |
| Anno | 2024 |
| Genere | Drammatico, |
| Produzione | Belgio, Francia |
| Durata | 110 minuti |
| Regia di | Delphine Coulin, Muriel Coulin |
| Attori | Vincent Lindon, Benjamin Voisin, Stefan Crepon, Arnaud Rebotini (II), Édouard Sulpice Sophie Guillemin, Maëlle Poésy, Denis Simonetta, Hugo Bariller, Thomas Arnaud, Franco Provenzano. |
| Uscita | giovedì 27 febbraio 2025 |
| Tag | Da vedere 2024 |
| Distribuzione | I Wonder Pictures |
| MYmonetro | 3,54 su 27 recensioni tra critica, pubblico e dizionari. |
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Ultimo aggiornamento martedì 25 febbraio 2025
Pierre, operaio nelle ferrovie, ha due figli uno dei quali, il maggiore, si avvicina a gruppi di estrema destra che rappresentano l'esatto contrario dei principi del padre. Il film è stato premiato a Venezia, In Italia al Box Office Noi e Loro ha incassato 278 mila euro .
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CONSIGLIATO SÌ
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Pierre è un ferroviere cinquantenne che sta crescendo da solo, dopo la morte della moglie, i due figli. Louis, il minore, ha finito gli studi superiori e può lasciare Villerupt per studiare nella non economica Parigi. L'altro, Fus, gioca a calcio, ha una competenza da metalmeccanico e si sta pericolosamente avvicinando a gruppi di estrema destra dei quali condivide le idee e le modalità di azione. Pierre ha tutt'altri ideali e si trova in difficoltà a gestire il rapporto con il figlio.
Delphine e Muriel Coulin scrivono e dirigono un film in cui il femminile è solo apparentemente assente.
Non c' è un solo personaggio femminile che abbia rilievo in questo film. Questo vale da un punto di vista relativo alle presenze. Perché invece c'è un'assenza che pesa sul nucleo familiare. È quella di una moglie/madre scomparsa prematuramente lasciando tre figure maschili (due delle quali in crescita) a convivere e a confrontarsi. C'è un elemento che assume valore simbolico in un film in cui il protagonista viene mostrato più volte al lavoro. In particolare in un'immagine in cui avanza, con torcia in mano, di notte, sui binari dell'area ferroviaria presso cui è impiegato. Il buio ideologico che sta progressivamente avvolgendo Fus potrebbe essere vinto dalla fiamma degli ideali che il padre ha sempre sostenuto (anche se ora non è più in prima linea) offrendo ai propri figli dei binari che credeva potessero impedire deragliamenti. Non è andata così ed ora Pierre si trova a dover gestire la relazione con un figlio che continua ad amare ma del quale respinge amicizie e comportamenti.
Vincent Lindon (un nome che costituisce una garanzia di serietà di scelte nel cinema francese) dà al suo personaggio tutte le caratteristiche di un padre che scopre di essere impotente dinanzi a sirene ideologiche e a slogan di facile presa che aprono tra Pierre e Fus varchi sempre più incolmabili. È un film sulla difficoltà, quando non è addirittura impossibilità, di un dialogo che vede entrare, nella naturale dinamica della necessità di distacco dalle figure parentali propria dell'adolescenza, il veleno di un'ideologizzazione pervasiva che vede l'altro non come avversario con cui dibattere ma piuttosto come nemico da sconfiggere. Anche quando si tratta del proprio genitore al quale non si è smesso, seppure in modo estremamente confuso, di voler bene. In questo contesto la figura di Louis, il fratello minore, avrebbe potuto risultare di semplice contorno. Invece viene cesellata con cura mostrando al contempo vicinanze e distanze, sia con il fratello che con il padre, a cui è difficile offrire sempre una conciliazione. Si tratta di un'ulteriore riprova della capacità del cinema d'Oltralpe di affrontare, con partecipazione non disgiunta da verosimiglianza, tematiche sociali di stretta attualità senza trasformarle in pamphlet o in melodrammi a tinte fosche.
Dopo 17 ragazze (17 Filles; 2011) film che narrava la reale scelta di un gruppo di adolescenti di emanciparsi rimanendo in cinta; e Voir Du Pays, (id.; 2016) basato sul romanzo omonimo di Delphine Coulin, incentrato sugli orrori della guerra visti attraverso gli occhi di due soldatesse. Per il loro terzo lungometraggio le sorelle Coulin scelgono una nuova difficile narrazione capace anche di aprire [...] Vai alla recensione »
Racconto intimo e affresco storico/sociale. Storia dell’amore difficile fra un padre e un figlio, e fotografia della Francia, o forse di tutta l’Europa, contemporanea. Fra questi due estremi si muove Noi e loro, delle sorelle Delphine e Muriel Coulin, emerse all’attenzione internazionale diversi anni fa con 17 ragazze. Qui, le due registe firmano un – bel – film che non pretende di spiegare, che sta accanto al dolore, che è come il sismografo di un terremoto intimo e sociale. Ma non pretende di analizzare le cause, né di fornire soluzioni.
Le due registe raccontano la deriva di un adolescente, la fascinazione della violenza dalla quale è attratto. Raccontano la brutalità e la violenza che affascinano e seducono tutta l’Europa. In un film che tiene lontano, accuratamente, le scene madri, la descrizione della violenza, la spettacolarità della ferocia. E che si concentra sui momenti più intimi di una tragedia familiare.
Il film si chiama, in originale, Jouer avec le feu, giocare col fuoco. È il fuoco della torcia che Vincent Lindon, operaio ferroviere, porta di notte lungo i binari della ferrovia, per illuminare la via ai suoi colleghi, come uno strano doriforo. E fra altri fuochi balla, nervoso, scattante, in una discoteca il figlio Fus, con le mosse disarticolate del Denis Lavant di Mauvais sang, un film degli anni ’80 di Léos Carax. L’altro, il padre, a fare di notte un lavoro pesante, duro, rischioso. Ha la faccia scolpita dalla fatica che avevano il ferroviere Jean Gabin del film La bête humaine di Jean Renoir, o Pietro Germi nel Ferroviere, o gli operai di Paul, Mick e gli altri di Ken Loach.
Già in quel film di Loach – l’anno era il 2001 – si sentiva, si vedeva la crisi di quegli operai, di quella classe sociale. Sacrificati in nome del liberismo, sull’altare degli appalti e subappalti, con la sicurezza sul lavoro perduta per sempre. Ma questo film registra uno scatto successivo del disastro sociale. La lotta per i diritti, la solidarietà, le manifestazioni sembrano tutti arnesi di un altro secolo, ferrivecchi.
Vincent Lindon interpreta Pierre, operaio delle ferrovie, il cuore che batte a sinistra, vedovo con due figli agli antipodi. II minore, Louis, lascerà Metz per Parigi, è stato ammesso alla Sorbona. II maggiore, Fus, coi libri non ha alcun rapporto, frequenta un gruppo di estrema destra, il padre ne è inorridito. II film riflette, dicono le sorelle Coulin che lo hanno scritto e diretto, le divisioni [...] Vai alla recensione »