| Anno | 2023 |
| Genere | Azione, Thriller |
| Produzione | Gran Bretagna, Spagna |
| Durata | 123 minuti |
| Regia di | Guy Ritchie |
| Attori | Jake Gyllenhaal, Alexander Ludwig, Antony Starr, Emily Beecham, Dar Salim Jason Wong, Bobby Schofield, Swen Temmel, Fahim Fazli, Sean Sagar, Reza Diako, Hadi Khanjanpour, Gary Anthony Stennette, Sina Parvaneh, Cyrus Khodaveisi, Rhys Yates, Christian Ochoa Lavernia, Jonny Lee Miller, James Nelson-Joyce. |
| Tag | Da vedere 2023 |
| MYmonetro | 3,17 su 5 recensioni tra critica, pubblico e dizionari. |
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Ultimo aggiornamento martedì 1 agosto 2023
Il film segue il sergente John, che nel suo ultimo turno di servizio in Afghanistan è accompagnato dall'interprete locale Ahmed, che rischia la propria vita per portare in salvo John ferito. Al Box Office Usa The Covenant ha incassato nelle prime 2 settimane di programmazione 14,8 milioni di dollari e 6,3 milioni di dollari nel primo weekend.
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CONSIGLIATO SÌ
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Nel 2018 il sergente John Kinley sta supervisionando con i suoi uomini un posto di blocco sulle strade dell'Afghanistan. Nel corso dell'operazione un camion bomba esplode uccidendo uno dei soldati e l'interprete assegnato alla squadra. Kinley si affiderà quindi ai servizi di Ahmed, un nuovo interprete dalla storia personale ricca di ombre e con un forte spirito indipendente, tanto che sarà a volte lui a prendere in mano la situazione, risultando per altro assai utile alla squadra. Quando un'operazione finisce in tragedia, toccherà ad Ahmed cercare di salvare Kinley nel bel mezzo dei territori talebani. Ma se anche ci riuscisse, l'esercito degli Stati Uniti saprà davvero ricompensarlo per i suoi eroici sforzi?
Con The Covenant Guy Ritchie affronta un tema insolitamente serio rispetto alla propria carriera e anche la sua regia opera all'insegna di un maggior contegno. Purtroppo, nonostante il messaggio di denuncia, il film scivola nei fatti in una retorica militarista del buon soldato.
I cartelli con cui inizia e soprattutto con i quali si chiude il film sono infatti inequivocabili: agli interpreti che hanno collaborato con l'esercito americano sono stati promessi visti per emigrare in America, ma spesso la richiesta è rimasta lettera morta. Inoltre, quando nel 2021 gli americani hanno lasciato l'Afghanistan, che nel giro di tre mesi è ricaduto sotto il controllo talebano, gli interpreti che hanno collaborato con gli stranieri sono stati bersaglio di cruente rappresaglie. Ma il film racconta un'altra storia, per altro del tutto fittizia, frutto della sceneggiatura dello stesso Ritchie affiancato da Ivan Atkinson e Marn Davies.
Qui il protagonista John Kinley, che al suo interprete deve la vita, si batte contro le istituzioni del proprio Paese per salvare l'amico in pericolo, reclamando favori che i superiori gli devono e ricorrendo all'aiuto di un mercenario che rivelerà - in un trionfo di stucchevolezza - di avere pure un cuore d'oro. Il lieto fine cozza quindi completamente con i cartelli finali che raccontano una conclusione ben diversa per gli interpreti. In questa sorta di wishful thinking smentito dai fatti ci sarebbe un contrappunto critico, ma sappiamo bene che la forza del cinema, delle immagini e delle azioni, è ben più potente di qualche nota a pie' di pagina inserita come commento conclusivo.
Il film è indiscutibilmente dalla parte dei propri fittizi eroi, che vivono una vicenda inizialmente realistica, dove i talebani sanno sparare e colpire soldati americani più di quanto non si è visto in altri film su questa guerra. Inoltre, a differenza per esempio di Lone Survivor dove l'attenzione era tutta sul martirio statunitense con tanto di "Heroes" di Bowie sui titoli di coda, The Covenant dà spazio anche a un personaggio afgano come Ahmed, che anzi per buona parte del film è il vero eroe della situazione.
L'ultimo atto, in cui Kinley ripaga il proprio debito anche a grande costo personale e fuori dalle dinamiche dell'esercito regolare, è all'insegna di una fratellanza nelle armi, ma è pur sempre più convenzionale. Inoltre l'azione si fa qui più iperbolica, con inseguimenti e sparatorie dove di talebani ne cadono a decine riuscendo a stento a ferire di striscio i protagonisti e finendo nel più tipico dei tropi del genere: "arrivano i nostri". Mentre l'eroismo di Ahmed è una fatica da bestia da soma che spinge un carro su per una montagna, quello di Kinley è invece in puro territorio da action hero hollywoodiano.
Se pur l'intento dichiarato non è ben servito dall'azione e dalla retorica, The Covenant è comunque un film più maturo dei precedenti del regista, tanto che in versione originale si intitola: Guy Ritchie's The Covenant, a sottolineare la firma dell'autore, il suo impegno personale nel progetto e pure il fatto che sia opera sua anche se stilisticamente non lo sembra quasi mai. Solo a sprazzi infatti lo stile enfatico di Ritchie si fa sentire, per esempio nelle sequenze in cui Kinley è vittima di allucinazioni da PTSD, disturbo post-traumatico da stress, così come in qualche momento d'azione in camera a mano.
Nel complesso Ritchie però cerca di restare mimetico alla materia trattata: la tensione deriva già dalla situazione messa in scena, non ha bisogno di trucchi di montaggio o riprese eccentriche e infatti una delle scene migliori è un piano sequenza che, attraverso l'uso del tempo reale, fa crescere la suspense. Non bastano questi elementi per farne un film davvero importante come avrebbe voluto il regista, ma si tratta comunque di un'opera dignitosa, tesa e morale pur se, in conclusione, troppo hollywoodiana.
The Covenant di Guy Ritchie è uno dei suoi migliori lungometraggi, forte di due grandi interpreti e di una profonda ed emozionante riflessione sul peso di promesse e responsabilità. Non si tratta di un film impegnato perché il dramma è insito nella narrazione e nelle intenzioni dell'autore, che sfrutta ed elasticizza il genere per dipingere quella che finora appare [...] Vai alla recensione »
Che nella locandina e nei titoli di testa del suo ultimo lavoro (il secondo a uscire nel 2023, ma Operation Fortune era pronto da tempo; entrambi in Italia sono stati distribuiti online) Guy Ritchie abbia voluto piazzare il proprio nome davanti al titolo con un bel genitivo sassone (Guy Ritchie's The Covenant) può lasciare interdetti, perché il film per molti aspetti è quello "meno alla Guy Ritchie" [...] Vai alla recensione »