| Titolo originale | La imatge permanent |
| Anno | 2023 |
| Genere | Drammatico |
| Produzione | Spagna, Francia |
| Durata | 94 minuti |
| Regia di | Laura Ferrés |
| Attori | Rosario Ortega, Claudia Fimia, Saraida Llamas, María Luengo . |
| MYmonetro | Valutazione: 3,00 Stelle, sulla base di 1 recensione. |
|
|
Ultimo aggiornamento mercoledì 31 luglio 2024
Una donna è costretta a ripensare al suo doloroso passato. Il film ha ottenuto 1 candidatura a Goya,
|
CONSIGLIATO SÌ
|
In un paese nel sud della Spagna, dopo la conclusione della guerra civile, Antonia è una ragazzina che è rimasta incinta ma, dopo il parto, se ne va abbandonando la figlia. Cinquant'anni dopo Carmen, una responsabile del casting per un'agenzia che cerca persone 'autentiche' per una campagna elettorale, incontra e fotografa Antonia che vende in strada profumi che crea personalmente.
Il film d'esordio di Laura Ferres ha ottenuto diversi premi e si propone con una rilettura originale del genere mélo.
Il plot di base della vicenda avrebbe potuto dare luogo ad una variante del cinema almodovariano. Invece la sceneggiatura che la regista ha scritto con Ulises Porra e Carlot Vermut segue un percorso del tutto diverso sostenendolo con scelte estetiche di rilievo.
L'originalità non sta certo nell'inquadratura che sovrappone i volti delle due protagoniste (chi non ricorda un'immagine analoga in Anni di piombo di Margarethe von Trotta?) quanto piuttosto in un'attenzione quasi maniacale nella composizione delle inquadrature.
A tratti viene da pensare a un Edward Hopper trasferitosi in Catalogna per il modo in cui viene rappresentata, anche senza parole, la solitudine delle due protagoniste. Le Antonie che conosciamo sono due. C'è quella quasi pre-adolescenziale con il suo pancione e la sua libertà di azione e di parola. Qui Ferres inserisce un mix tra consumismo e religione che sembrerebbe quasi surreale: un'immagine della Madonna sponsorizzata dalla Bayer il cui marchio molto terreno finisce con l'associarsi alla divinità. C'è poi l'Antonia urbanizzata che fa la venditrice ambulante e che si ribella dinanzi al 'furto' della sua immagine compiuto da Carmen. La quale viene seguita nella sua quotidianità priva di qualsivoglia slancio vitale mentre deve cercare di aderire alle richieste che provengono dai clienti politici dell'agenzia per cui lavora.
Qui si innesta il complesso riferimento al ruolo dell'immagine. Carmen deve trovare le persone giuste per una campagna finalizzata all'acquisizione di voti nelle urne. Antonia deve diventarne soggetto seppur riluttante e il loro incontro si mostra come foriero di uno squarcio nella gabbia di solitudine che le circonda (che Antonia cerca di allentare, almeno un po', tentando di far cantare un uccellino). Nel passato c'è però una fotografia in cui, oltre agli esseri viventi, è rimasta impressa l'immagine di un defunto. Perché questo è un film in cui il passato torna esplicitamente ad incidere sul presente. Con le sue luci e con le sue ombre. Lasciando di sé un'immagine permanente.
Il film d'esordio di Laura Ferrés The Permanent Picture, presentato con successo al Festival di Locarno, ha ottenuto diversi premi e si propone con una rilettura originale del genere mélo.
ACCEDI | GUARDA ORA IL FILM
In un paese nel sud della Spagna, dopo la conclusione della guerra civile, Antonia è una ragazzina che è rimasta incinta ma, dopo il parto, se ne va abbandonando la figlia. Cinquant'anni dopo Carmen, una responsabile del casting per un'agenzia che cerca persone 'autentiche' per una campagna elettorale, incontra e fotografa Antonia che vende in strada profumi che crea personalmente.
Il plot di base della vicenda avrebbe potuto dare luogo ad una variante del cinema almodovariano. Invece la sceneggiatura che la regista ha scritto con Ulises Porra e Carlot Vermut segue un percorso del tutto diverso sostenendolo con scelte estetiche di rilievo.
Nel film si innesta un complesso riferimento al ruolo dell'immagine. Nel passato c'è una fotografia in cui, oltre agli esseri viventi, è rimasta impressa l'immagine di un defunto. Perché questo è un film in cui il passato torna esplicitamente ad incidere sul presente. Con le sue luci e con le sue ombre. Lasciando di sé un'immagine permanente.