| Titolo originale | Asphalt City |
| Anno | 2023 |
| Genere | Drammatico, |
| Produzione | USA |
| Durata | 125 minuti |
| Regia di | Jean-Stéphane Sauvaire |
| Attori | Sean Penn, Tye Sheridan, Katherine Waterston, Michael Pitt, Mike Tyson kali Reis, Anthony Ricciardi, Robert Oppel, Kareemeh Odeh, Raquel Nave, Onie Maceo Watlington, Alisa Mironova, Jagan Badvel, Charisse Matthews, Cathi Swett, Donna Glaesener, Jamie Cooper, Thomas Yu, Jagruti Deshmukh, Decater James, Ramon Aleman, Shelly Burrell, George W. Contreras, Gbenga Akinnagbe, Vincent Chan. |
| Uscita | giovedì 23 gennaio 2025 |
| Distribuzione | Vertice360 |
| MYmonetro | 2,50 su 17 recensioni tra critica, pubblico e dizionari. |
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Ultimo aggiornamento sabato 18 gennaio 2025
Un giovane paramedico si fa strada durante il suo primo anno di lavoro a New York City. Affiancherà uno dei migliori sul campo. In Italia al Box Office Città d'asfalto ha incassato 28,9 mila euro .
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CONSIGLIATO NÌ
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Ollie Cross è un giovane paramedico alle prime armi con il sogno di superare l'esame di medicina, per il quale studia nel suo squallido appartamento di Chinatown. Il resto del tempo lo passa su'un ambulanza guidata da Rutkovsky detto Rut, un partner di consumata esperienza con una vita personale disastrata e la capacità di supplire ad un'istruzione limitata (e un'intolleranza cronica alle procedure) con grandi intuito e pragmatismo. L'area loro assegnata è East New York, il che significa che l'utenza con cui hanno a che fare è composta di tossici e spacciatori, mariti violenti e vittime di sparatorie fra gang rivali, malati di mente e criminali da strapazzo. Questo, e la pressione di un lavoro in costante emergenza, fa camminare Ollie e Rut su un crinale precario e li porta ad addentrarsi nel lato oscuro della natura umana (compreso il proprio), inseguendo la speranza di "far stare meglio le persone". E da lì a credersi divinità in grado di decidere della vita e della morte degli altri il passo rischia di essere breve.
Adattato da romanzo omonimo del romanziere ed ex paramedico americano Shannon Burke, Black Flies è firmato dal regista francese Jean-Stéphane Sauvaire che ha vissuto a lungo a New York e ne conosce la dark side.
Il suo stile di regia è concitato e tattile, molto propenso ai primissimi piani e al dettaglio anatomico, il che è appropriato per una storia di paramedici che si confrontano quotidianamente con la materia di cui è fatto il corpo umano (e il film non lesina sangue e persino la vista di un cadavere in avanzato stato di decomposizione).
I riferimenti al cinema indipendente yankee non si contano, da Il braccio violento della legge di Friedkin (quante volte Rut e Ollie passano sotto la sopraelevata newyorkese?) ad Al di là della vita di Scorsese, che vedeva protagonisti proprio i paramedici: ma qui alla sceneggiatura non c'è Paul Schrader, e le sottolineature di una storia per certi versi già vista anche sul piccolo schermo, dove le serie mediche abbondano in crisi esistenziali, sono troppo marcate, a cominciare dal nome del protagonista (che suona come "holy cross", ovvero "santa croce") per proseguire con il suo giubbotto con ali da cherubino sulla schiena e con il quadro di un arcangelo che Ollie tiene appeso in casa.
Le sottolineature pesanti continuano con l'interpretazione manierata di Sean Penn, anche produttore del film (come Sheridan), e soprattutto di Michael Pitt nel ruolo di un paramedico schizzato e razzista: e a proposito di razzismo, la "feccia" che popola East New York sembra avere un colore unico, benché declinato nelle sfumature afro e ispanica.
Per fortuna Ollie è interpretato da Tye Sheridan, un attore che comunica umana decenza e lavora sempre in sottrazione: al punto che quando il regista verso il finale gli chiede una scena sopra le righe appare evidentemente a disagio.
Il cammeo di Mike Tyson invece sembra inspiegabile, perché la sua difficoltà a calarsi (anche per brevissimo tempo) nella parte è manifesta. Oltre a Sheridan, si notano però in positivo la sensuale fotografia di David Ungaro e una regia che prova gusto a scapicollarsi (letteralmente) dietro la scia di un'ambulanza. Ma non bastano a elevare un film che rimane intrappolato nei suoi cliché e nelle sue caratterizzazioni "da cinema".
Bel cinema, riprese nevrotiche con camera a spalla che fa il paio con le luci stroboscopiche convulsive di una città al limite della perdizione. Sean Penn sempre bravo nei personaggi disillusi, antieroi che porta il peso del messaggio del film: possiamo scegliere noi per essere angeli o diavoli? Sembra di sì, così la pensa il socio naif Sheridan, paramedico di base la cui esperienza [...] Vai alla recensione »
C'è un termine tedesco che suona "Milieustudie", qualcosa come "studio d'ambiente", non so se esista un equivalente in italiano. Vedendo Città d'asfalto di Jean-Stéphane Sauvaire, presentato in Concorso al Festival di Cannes nel 2023 (allora il titolo suonava Black Flies, come il romanzo del 2009 di Shannon Burke, da cui è tratto), mi è venuto in mente proprio questo termine.