| Anno | 2022 |
| Genere | Azione, Fantascienza |
| Produzione | USA |
| Regia di | Shawn Levy |
| Attori | Ryan Reynolds, Zoe Saldana, Mark Ruffalo, Jennifer Garner, Catherine Keener Lucie Guest, Mellanie Hubert, Alex Mallari Jr., Ben Wilkinson (II), Ellie Harvie. |
| MYmonetro | 2,45 su 11 recensioni tra critica, pubblico e dizionari. |
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Ultimo aggiornamento giovedì 10 marzo 2022
Un uomo deve viaggiare indietro nel tempo per ottenere aiuto dal se stesso di 13 anni. Il film ha ottenuto 1 candidatura a Critics Choice Super,
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CONSIGLIATO NÌ
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2050: il pilota di un caccia capace di viaggiare nel tempo è inseguito e ferito, tanto da tentare un salto temporale d'emergenza. Finisce nel 2022 - e non nel 2018 che era invece la sua meta - dove incontra il se stesso ancora bambino. Questi capisce ben presto di trovarsi di fronte alla propria versione adulta, che non si fa problemi a dare spiegazioni perché il suo intento è comunque di cambiare il passato per scongiurare un futuro apocalittico. Al crocevia della linea temporale che vuole alterare c'è suo padre, morto circa un anno prima in un incidente.
The Adam Project è un film per ragazzi sull'elaborazione del lutto e sull'importanza di restare fedeli ai propri valori, il tutto incorniciato da un'avventura fantascientifica e con un finale agrodolce.
A prima vista torna in mente il cinema per ragazzi degli anni Ottanta e non a caso il regista è Shawn Levy, che con la serie Stranger Thingsha già dimostrato ampiamente il suo amore per i film della Amblin. Qui si riunisce a Ryan Reynolds, con il quale aveva appena realizzato il fortunato Free Guy - Eroe per gioco, mentre tra gli sceneggiatori c'è a sorpresa Jonathan Tropper, che in Tv è noto per serie d'azione fra le più violente d'America come Banshee, Warrior e See.
Qui invece il copione applica quasi pedissequamente la formula di molti film Pixar, dove all'avventura molto ritmata e frammista a commedia si associa spesso l'elaborazione di un lutto genitoriale, che non incontra un banale lieto fine ma trova invece una ricongiunzione malinconica e, almeno nelle intenzioni, pure commovente - come per esempio in Onward.
Al cinema live action manca però la sintesi stilistica dell'animazione, che può elevare situazioni magari anche stucchevoli attraverso scelte visivamente e concettualmente ardite come quelle di Inside Out e Soul, che guardano persino alla pittura astratta. The Adam Project è invece seduto su un'estetica dai colori luminosi e dalla nitidezza della computer grafica già sfoggiata in Free Guy e comune, per esempio, ai film Marvel Studios. Una sorta di minimo comun denominatore dei gusti del pubblico mainstream che è probabilmente buono un po' per tutte le occasioni, ma che risulta anche scontato e banale.
Inoltre il taglio PG-13 del film obbliga a smorzare ogni scena di violenza, con effetti controproducenti già presenti anche in Free Guy. Entrambi questi titoli di Shawn Levy vorrebbero essere liberal e contro la violenza, ma finiscono per glorificare l'uso e l'abuso di armi da fuoco e persino l'idea che sia sensato prepararsi al peggio con una scorta personale di armi automatiche ed esplosivi.
Senza mai mostrare spargimenti di sangue perché i nemici non sono "reali": in Free Guy erano entità virtuali e in The Adam Project sono avversari interamente coperti d'armatura - come gli "spartani" di Halo - che vengono da un futuro già condannato a essere riscritto, dunque la loro morte è una sorte di incidente temporaneo di cui non vale la pena preoccuparsi. Ed è così che in un film per ragazzi diventano accettabili mitra, bombe e droni.
Le scene d'azione hanno qualche passaggio ingegnoso e spettacolare nella messa in scena dei passaggi più acrobatici, con una sorta di arma a energia che permette a chi la usa di compiere anche salti prodigiosi. Si tratta però di pochissimi momenti, rispetto ai restanti combattimenti tutti di routine, dove ha più importanza il ritmo delle battute che quello della coreografia. Anche in questo senso siamo dalle parti dei film Marvel Studios, che infatti conquistano lo stesso pubblico di tutte le età a cui è rivolto The Adam Project.
È addirittura possibile che i ragazzini siano più preparati di quel che pensa il film e colgano l'assurdità di un passaggio di sceneggiatura, dove il protagonista non può far riconoscere il proprio DNA al suo caccia per via di una ferita - e ovviamente una ferita non può alterare il DNA. A parte per questo svarione, tra l'altro ripetuto fastidiosamente in due situazioni, è comunque probabile che per i più piccoli il film funzioni benissimo, con discussioni sui viaggi nel tempo ormai ampiamente sdoganate anche nei cartoni animati per "teen and kids".
The Adam Project è una riuscita operazione postmoderna, in cui diversi elementi e richiami ad altre opere si mischiano andando a creare una nuova storia, autonoma e indipendente, che ha però il sapore del familliare e del conosciuto. Una delle grandi fonti d’influenza del film sono senza dubbio i film Marvel, richiamati fin dalla scelta di un cast attoriale profondamente legato [...] Vai alla recensione »
Sulle incalzanti note di Gimme Some Lovin' dello Spencer Davis Group, il film inizia nel 2050, con il canto di Steve Winwood a contrappuntare il rombo del jet spazio-temporale di Adam Reed (Reynolds) che, eludendo i colpi degli inseguitori, lancia il velivolo nel passato in una pericolosa missione di salvataggio. Anziché nel programmato 2018 Adam approda però nel 2022, il che modifica i suoi programmi. [...] Vai alla recensione »