| Titolo originale | Lynch/Oz |
| Anno | 2022 |
| Genere | Documentario, |
| Produzione | USA |
| Durata | 108 minuti |
| Regia di | Alexandre O. Philippe |
| Attori | Rodney Ascher, Justin Benson, Karyn Kusama, Aaron Moorhead, Amy Nicholson John Waters (III). |
| Uscita | lunedì 15 maggio 2023 |
| Tag | Da vedere 2022 |
| Distribuzione | Wanted |
| Rating | Consigli per la visione di bambini e ragazzi: |
| MYmonetro | 3,32 su 8 recensioni tra critica, pubblico e dizionari. |
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Ultimo aggiornamento mercoledì 10 maggio 2023
Alexandre O. Philippe indaga i legami tra Il mago di Oz (1943) di Victor Fleming e l'universo inquietante e fiabesco di David Lynch. In Italia al Box Office Lynch/Oz ha incassato 10,7 mila euro .
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CONSIGLIATO SÌ
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Tra gli autori di cinema più amati dal pubblico e studiati dalle accademie, David Lynch ha ammantato la sua opera, già pervasa di un forte senso di inquietudine, del mistero più fitto. Con un movimento contrario, il regista Alexandre O. Philippe ripassa la filmografia lynchiana come lo si potrebbe fare solo in una sala di montaggio, per dimostrare il suo stretto e duraturo debito di ispirazione con un classico statunitense del 1939, altrettanto ricco di significati e livelli di lettura: Il Mago di Oz di Victor Fleming. Non lo fa classicamente ponendo critici o esperti davanti alla macchina da presa perché rispondano alle sue domande, ma assemblando un video saggio in sei capitoli distinti e tematici, accompagnati dalle voci fuori campo dei rispettivi autori.
A sostegno di un'idea e di un testo di riferimento comune, il film può dispiegare così, nell'arco di oltre 100 minuti, un considerevole numero di immagini e suggestioni. E grazie allo split screen, la tecnica che moltiplica lo schermo in più parti, anche lo spettatore meno informato può apprendere con chiarezza i rimandi visivi e tematici sui quali i "videosaggisti" articolano le loro analisi in voce fuori campo: la critica cinematografica Amy Nicholson e i registi Rodney Ascher (Room 237), John Waters (Pink Flamingos, Cry Baby), Karyn Kusama (Girlfight, Aeon Flux), Justin Benson e Aaron Moorehead (V/H/S: Viral), David Lowery (Il drago invisibile).
Ogni capitolo ha un titolo che fa da passe-partout nell'universo lynchiano: in "Vento" Nicholson intercetta il vociare umano sui titoli di testa di Oz, che ha senza dubbio inciso sulla costruzione delle tessiture sonore cupe e stranianti dell'autore di Twin Peaks; in "Membrane" Ascher insiste sulla prossimità tra le due dimensioni, sempre compresenti, di sogno e realtà, chiamando anche a testimone la sequenza choc nel parcheggio del Winkie's Diner di Mulholland Drive.
Waters dà un taglio più autobiografico, si accosta al collega in "Affini" per gusti e sense of humour ma soprattutto rintraccia nella loro passione comune per gli anni '50, nel marciume sotto le superfici laccate e il rock, la radice del loro immaginario e dà una definizione indicativa di Lynch come pupeteer, burattinaio di attori. In "Moltitudini" Kusama parte dalla poesia di Whitman per parlare di immaginazione, che in Lynch è schizofrenia e anche necessità dei personaggi di indagare i fatti e insieme l'inconscio (sempre sull'esempio della Dorothy di Oz); Benson e Moorhead in "Judy" si allacciano al macro tema della violenza sottesa alla società statunitense, il suo gemello maligno, la "demolizione del sogno americano", la sovrapposizione, sempre sfuggente e disturbante, tra l'apparente ottimismo natalizio del mondo di Oz e la tragica parabola della cantante/attrice protagonista. Le forze oscure, invisibili che Lynch ha sempre messo in scena, da Eraserhead a Cuore selvaggio, da Velluto blu a Twin Peaks: il ritorno, in un lavoro di "scavo" tra temi ricorrenti individuato da Lowery, prerogativa autoriale per eccellenza.
"Regista di registi", con la sua casa di produzione Exhibit A Picture, Philippe si è specializzato in documentari di argomento cinematografico: The People vs George Lucas ragiona sulla popolarità controversa del creatore di Star Wars, Doc of the Dead sulla cultura degli zombie, 78/52 seziona la celeberrima sequenza della doccia di Psycho di Hitchcock, Leap of Faith indaga sulla creazione di L'esorcista di William Friedkin. Qui inanella una serie di interventi piuttosto diseguali per toni e approcci, ognuno dei quali aggiunge un frammento di significato, un punto di vista.
Sempre ancorandosi (il maggior pregio sta proprio nella formula, da imitare) alle immagini e ai suoni del viaggio archetipico, lisergico e occulto di Dorothy / Judy Garland - opera confinata nel mondo del musical e della fantasia, dallo spirito solo superficialmente natalizio - e al loro riverberare nei film di Lynch.
Incorniciato in un'ambientazione teatrale mimetica di quell'immaginario, in un'ossessione cinefila al quadrato, se da una parte Lynch/Oz dà per scontata la conoscenza profonda dell'autore di Missoula e di un titolo fortemente allegorico come Il mago di Oz, dall'altra senz'altro incuriosisce a scoprirli o riscoprirli. Si pone, più che uno studio, come una collezione di suggestioni messa a servizio della ricerca e dell'interesse di altri. E questo, al netto del taglio specialistico, è già un buon risultato.
“Il mago di Oz” (1939), film ispirato al romanzo dello scrittore statunitense Lyman Frank Baum, “Il meraviglioso mago di Oz” del 1900, è un classico della Storia del Cinema, uno dei maggiori successi del regista di “Via col vento” e della sua attrice protagonista, l’allora adolescente Judy Garland, rimasta nel cuore di tutti per il ruolo della dolce [...] Vai alla recensione »
Che "Il Mago di Oz" sia una delle matrici del cinema di Lynch era noto. Basti pensare a quante scarpe rosse si trovano nei suoi film, quante tende dietro cui si spalancano altri mondi. Alexander O. Philippe sviscera il tema attraverso sei testimonianze. Apre la critica cinematografica Amy Nicholson, e il suo è il contributo più a largo raggio, il classico di V.