| Titolo originale | Frère et soeur |
| Anno | 2022 |
| Genere | Drammatico, |
| Produzione | Francia |
| Durata | 110 minuti |
| Regia di | Arnaud Desplechin |
| Attori | Marion Cotillard, Melvil Poupaud, Golshifteh Farahani, Benjamin Siksou, Patrick Timsit Max Baissette de Malglaive, Saverio Maligno, Cosmina Stratan. |
| Uscita | giovedì 3 agosto 2023 |
| Tag | Da vedere 2022 |
| Distribuzione | Movies Inspired |
| MYmonetro | 3,44 su 20 recensioni tra critica, pubblico e dizionari. |
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Ultimo aggiornamento martedì 25 luglio 2023
Un fratello e una sorella sono costretti a riavvicinarsi dopo la morte dei genitori. In Italia al Box Office Fratello e sorella ha incassato 39,3 mila euro .
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CONSIGLIATO SÌ
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Louis e Alice non si parlano più. Come rette parallele, si evitano all'infinito. Per quanto si sforzino nessuno saprebbe dire come è cominciata e dove è cominciato l'odio che li separa, più forte di tutto, più ostinato di tutto. Louis Vuillard è un poeta che ha perso il suo bambino e il suo baricentro, Alice Vuillard un'attrice di teatro celebre che ha un figlio adolescente e un'angoscia latente. L'incidente che falcia improvvisamente i loro genitori, li costringe nella stessa città e allo stesso capezzale. Louis incontra Alice e...boom! Dietro l'angolo la guerra o la possibile riconciliazione.
Non si esce indenni dal nuovo film di Arnaud Desplechin. Radicale e malato, Fratello e sorella è a immagine del suo soggetto e della sua famiglia spezzata.
Da una parte, Louis e Alice, fratello e sorella folli di un odio che li nutre e li consuma, dall'altro i loro genitori, coppia fragile la cui agonia diventa il filo conduttore del racconto. Come i suoi personaggi, Desplechin mastica, rimastica, digerisce e rivanga ancora lo stesso sentimento folle, la stessa nevrosi misteriosa che tiene lontani Alice e Louis, gli stessi fantasmi ostinati. Perché i Vuillard, che scandiscono la filmografia dell'autore (Racconto di Natale, soprattutto, ma anche I re e la regina e I Fantasmi d'Ismaël), non hanno ancora finito di farsi a pezzi, riemergendo costantemente sulla superficie del suo cinema.
Sotto identità familiari, invecchiate oppure rinnovate, attivano reazioni chimiche, esplosioni, depressioni, vertigini, allucinazioni, luminose o oscure. Film dopo film rimuginano quell'avversione implacabile, raccontandola, portandola in scena, trasformandola, fissandola o sublimandola in una catarsi sempre rimandata.
In Fratello e sorella ogni scena è in levare ma rifiuta il climax, il punto culminante che libererebbe i personaggi da se stessi. L'odio incandescente li inghiotte, inghiotte tutto e si fa ossigeno di un film soffocante che non ha paura di giocarsi lo spettatore né di rischiare i suoi attori, due 'mostri' monumentali che assumono pienamente il carattere tragico del racconto. La loro avversione è teatrale e si avventura nel regno del mito.
Non è la prima volta che Arnaud Desplechin invita Marion Cotillard (I Fantasmi d'Ismaël) e Melvil Poupaud (Racconto di Natale) nel suo cinema intimo e romanzesco, dove i personaggi si fanno eco, ritrovano le stesse mitologie personali, e gli attori cambiano di ruolo, si rispondono di film in film disegnando le multiple vite della famiglia Vuillard di Roubaix. Come cowboy di un vecchio western, i protagonisti si affrontano a colpi di parole, di sguardi, di gesti. Poupaud è una montagna da scalare, Cotillard un blocco da scalfire.
Punteggiato da impressionanti scene di rabbia, Fratello e sorella serve ai suoi antagonisti un duello a distanza e al limite dell'insania. C'è da sempre un furore segreto nel cinema di Desplechin che qui prende tutto lo spazio. Maestro di precisione nella direzione degli attori, esplora con loro le infinite risorse della recitazione maturate sul set e nelle sue produzioni teatrali. Il risultato è una performance puramente fisica per il suo cinema letterario, mai così carnale e irrorato di lacrime e di sangue.
Marion Cotillard evita le insidie di un ruolo divorante e sviene come le eroine romantiche di Truffaut. Melvil Poupaud misura invece la leggendaria esigenza di Desplechin, diventando il suo alter ego, giocando la sua vita e i suoi fantasmi. Se l'una avanza tra la disperazione più profonda e la rabbia più esplosiva, l'altro la evita con l'ostilità che il ruolo richiede. Temerari come la violenza estenuante e purissima del film, sperimentano tutte le forme di odio, le esauriscono, le placano, perché l'autore procede verso una possibile riconciliazione.
Non esiste davvero alcuna ragione valida per odiare qualcuno al di là di se stesso, chiosa Desplechin, senza chiarire mai le radici dell'odio feroce che lega e separa fratello e sorella. Provare a comprenderle sarebbe immorale, parola di Louis che inciampa nella sorella al supermercato o vola sul cielo di Roubaix infiammato dall'oppio. Due momenti così folgoranti che è impossibile misurarne la bellezza.
Fratello e sorella è un film sconcertante, che ci perde e ci vince sul filo di sentimenti esacerbati fino alla sua conclusione luminosa e finalmente 'in ascolto'. Nel giorno del perdono, possiamo quasi intendere dietro i volti dei protagonisti l'eco dell'infanzia che ha unito un fratello e una sorella.
Melodrammatico, cervellotico, inverosimile. Non mi ha coinvolto minimamente.
Fratello e sorella è il Desplechin che prediligo, quello che si impelaga nei labirinti freudiani che innervano la vita familiare, l'autore senza misura che in nome del dramma non disdegna enfasi o artifici teatrali (I re e la regina, Racconto di Natale, I fantasmi di Ismael - da vedere nella versione più lunga e strabordante presentata a Cannes prima che venisse "rieducata" per la distribuzione - sono, [...] Vai alla recensione »