| Anno | 2022 |
| Genere | Biografico, Drammatico, |
| Produzione | Gran Bretagna |
| Durata | 130 minuti |
| Regia di | Frances O'Connor |
| Attori | Emma Mackey, Oliver Jackson-Cohen, Fionn Whitehead, Alexandra Dowling, Amelia Gething Adrian Dunbar, Gemma Jones. |
| Uscita | giovedì 15 giugno 2023 |
| Tag | Da vedere 2022 |
| Distribuzione | Bim Distribuzione |
| Rating | Consigli per la visione di bambini e ragazzi: |
| MYmonetro | 3,04 su 26 recensioni tra critica, pubblico e dizionari. |
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Ultimo aggiornamento mercoledì 14 giugno 2023
Un film biografico sulla giovinezza della poetessa e scrittrice britannica Emily Brontë. Il film ha ottenuto 4 candidature a British Independent, In Italia al Box Office Emily ha incassato 408 mila euro .
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CONSIGLIATO SÌ
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Le tre sorelle Brontë - Charlotte, Emily e Anne - vivono a Haworth, comunità isolata dello Yorkshire, sotto l'egida del padre, un reverendo protestante severo e autoritario, e insieme al fratello Branwell, allegro e scapestrato. Charlotte ha accantonato il suo talento naturale per la scrittura per diventare insegnante e ad Emily è riservato lo stesso destino socialmente accettabile: ma Emily è troppo "strana" e viene rimandata a casa dopo essersi dimostrata poco incline a relazionarsi con il mondo "normale". L'arrivo nella parrocchia di Haworth di un nuovo pastore, William Wieghtman, sconvolgerà ulteriormente gli equilibri domestici: Emily ne avverte la pericolosità ma è attratta dal giovane uomo che, a sua volta, riconosce l'unicità di quella che diventerà l'autrice del capolavoro "Cime tempestose", che Charlotte (a sua volta destinata a firmare un altro capolavoro, "Jane Eyre"), descriverà come "un libro pieno di gente egoista che pensa soltanto a se stessa".
Emily è il film d'esordio dell'attrice anglo-australiana Frances O'Connor, già interprete di un film d'epoca basato sul romanzo di una grande autrice inglese, la Jane Austin di Mansfield Park.
Il film di O'Connor sembra tenere presente le lezioni di alcuni titoli recenti, a cominciare da Bright Star di Jane Campion, per proseguire con Cime tempestose di Andrea Arnold e con Piccole donne di Greta Gerwig: del primo respira le atmosfere letterarie dell'Inghilterra di inizio Ottocento, dal secondo importa l'isolamento rurale e la brughiera anglosassone, intessendo elementi del romanzo di Emily Brontë all'interno del film che ne racconta la vicenda personale; infine dal terzo eredita una certa libertà postmoderna nel giustapporre episodi e sensibilità non esattamente revisionate secondo la sensibilità contemporanea, ma certamente caricate di significati per il pubblico moderno.
A ben guardare, O'Connor potrebbe aver avuto presenti anche Una vita di Stéphane Brizé, nel montaggio che taglia impietosamente i tempi morti e getta gli spettatori da una scena all'altra in prossimità di una crisi, e Miss Marx di Susanna Nicchiarelli, per un certo gusto pop nel ricostruire la vicenda di un'intellettuale troppo anticonvenzionale per la sua epoca.
O'Connor si muove agilmente fra impostazione drammaturgica classica e suggestioni contemporanee, riuscendo a dare un'impronta personale al racconto, e facendo leva su due attori particolarmente convincenti: l'anglo-francese Emma Mackey, che avevamo già apprezzato nella serie Sex Education e in Assassinio sul Nilo, e che finalmente trova qui un ruolo da protagonista assoluta (peccato che il suo volto sia eccessivamente moderno per incarnare una donna dell'Ottocento), e Fionn Whitehead, visto in Dunkirk e nella serie Black Mirror, che riesce a cogliere tutte le sfumature di un personaggio complesso come Branwell Brontë. Molto efficace nel ruolo del patriarca Brontë anche Adrian Dunbar, attivissimo negli anni Ottanta e poi quasi scomparso dal grande schermo.
Quel che manca a Emily è una maggiore sicurezza nel compiere scelte narrative radicali, evidente ad esempio nei molteplici finali. La sensibilità e l'intelligenza di O'Connor risultano comunque evidenti, avrebbero solo bisogno di una spinta ad osare ancora di più, e a permettere ai suoi personaggi di uscire definitivamente dalla composizione oleografica alla James Ivory ed entrare a gamba tesa in questa storia di originalità e talento femminili confinati ai margini di un'epoca perbenista e patriarcale.
La regista e sceneggiatrice Frances O'Connor, già attrice con alle spalle una carriera trentennale, dimostra in questa sua opera prima (proprio come Emily Brontë con Cime Tempestose, tra l'altro) una sensibilità e un'empatia straordinarie. E proprio per questo motivo la regista è fin troppo conscia del fatto che non è mai davvero possibile raccontare un personaggio, figuriamoci quando la protagonista in questione è una gigantessa della storia della letteratura. L'unica soluzione dunque diventa giocare sulla riduzione, eliminare ciò che non è necessario e concentrarsi solo su qualche emozione. Per questo preciso motivo la regista arriva perfino a mettere da parte Cime Tempestose, per mettere al centro Em, con le sue passioni, le sue paure e le sue contraddizioni.
Emily è un biopic apertamente non convenzionale che delinea un ritratto intimista e straordinariamente icastico dell'autrice di Cime Tempestose.
Frances O'Connor riesce in qualche maniera a donare alla narrazione un grado di focalizzazione tale da abbattere ogni possibile pietismo, giudizio o opinioni di sorta sul conto della protagonista: Emily ci arriva dritta al cuore nella sua più pura essenza, proprio come lo stream of consciousness ante litteram che lei stessa metterà a punto in Cime Tempestose.
Tutto questo non sarebbe però stato possibile senza Emma Mackey, la giovane star di Sex Education ormai lanciata verso i più rosei orizzonti del cinema con la c maiuscola. La performance di Mackey è semplicemente inestimabile: scandisce il ritmo del film come un metronomo settato sulla stabilità emotiva della protagonista, si raggomitola in sé stessa quando il momento è cupo, per poi bucare lo schermo quando è il momento di brillare.
Cos'altro dire su Emily, se non che è un film complesso e sfaccettato nella misura in cui riflette l'essenza della sua protagonista?
Intimo, delicato, vero, sensuale, letterario, poetico e chissà quante altre cose ancora.
Forse, più che un film per gli amanti della letteratura o di Emily Brontë, questo è un film per chi ama le persone.
L' anima ribelle e inquieta di Catherine Earnshaw si fonde con la sua creatrice, Emily Bronte , così come i suoi desideri e le pulsioni emotive e laceranti della passione, liberate dalla sua creatività e immaginazione che le convenzioni sociali dell’epoca vittoriana tenevano imbrigliate da una severa educazione allo stesso modo dei deformanti e contenitivi corsetti femminili [...] Vai alla recensione »
Esce oggi nelle sale il film Emily, per la regia di Frances O’Connor. Emily è la Brontë, la grande scrittrice inglese. Del film è protagonista anche la sorella Charlotte, talento altrettanto grande. Altro protagonista è il romanzo Cime tempestose, un testo che fece epoca e… continua a farla se stiamo per assistere a un nuovo film che lo racconta.
Com’è mia abitudine ritengo opportuno contestualizzare una vicenda e un’epoca.
Le sorelle Brontë fanno parte di un movimento che comprende scrittrici come Jane Austen, Mary Shelley, Virginia Woolf, Agatha Christie, Doris Lessing, J.K. Rowling.
Sono signore che hanno cambiato la letteratura e le cose. Non esiste un gruppo così nobile e incidente in tutta la letteratura del mondo.
Le sorelle. Il loro rapporto non fu mai semplice, dire amore-odio forse è una sintesi impropria, ma siamo da quella parti. L’incipit del film della O’Connor esprime con efficacia quel rapporto. Emily ha un malore, è subito chiaro che non si tratta di cosa banale. È a letto, appena cosciente. L’inquadratura scorre sui tre volumi che contengono Cime tempestose. Charlotte incombe sopra la sorella. Le chiede: “Come l’hai scritto?... come hai scritto Cime tempestose.” Debole, stanca, Emily risponde “Ho preso la penna e l’ho posata sul foglio”. “C’è qualcos’altro, qualcosa che mi nascondi” “Ma perché è così difficile credere che tua sorella abbia scritto qualcosa di valido.” “Emily, è un libro orribile, brutto e pieno di egoisti che pensano solo a sé stessi” Emily, rassegnata: “Bene”. Ma Charlotte non ha finito. “C’è qualcos’altro…”.
Ecco dunque rivelato, in poche battute, in modo impietoso, il rapporto. Parte il flashback. Charlotte si è appena diplomata e torna a casa. Mostra fastidio per la vita che conduce Emily, “con la testa sempre fra le nuvole”. Appare un personaggio interessante, il curato William Weightman, che affascina tutte le ragazze tranne, forse, Emily, che preferisce la compagnia del fratello Branwell, che si dedica alla pittura, poi alla poesia, ma la qualità latita in entrambe le discipline. Questi due uomini saranno i protagonisti perenni delle vite delle sorelle. Entrambe non indifferenti al fascino di William. Charlotte sospetta una relazione della sorella con William. Il mistero sovrasta tutta la narrazione. Ci sono delle misteriose lettere che potrebbero chiarire, ma chissà se esistono. I due uomini muoiono. La reazione di Emily è la scrittura di Cime tempestose, nonostante la disapprovazione della sorella. Alla fine le lettere appaiono. Emily confessa a Charlotte il suo amore per William e le chiede di bruciare le lettere dopo la sua morte. Charlotte esegue.
Nel frattempo il romanzo è diventato un successo in tutto il mondo. Una sintesi.
Heathcliff è uno zingaro trovatello, allevato in una casa dove vivono un fratello e una sorella. Il fratello lo odia, la sorella Kathy lo ama. Quando il padre dei due muore, il fratello caccia il giovane zingaro, che tornerà dopo alcuni anni, avendo fatto fortuna in America. Intende riconquistare la ragazza, che resta però fedele all’uomo che nel frattempo ha sposato. Ma la poveretta, sconvolta dai suoi contrastanti sentimenti, muore di disperazione. Anche Heathcliff finisce per distruggere sé stesso. Così i due i due amanti finiscono per riunirsi altrove, finalmente.
Valgono gli scenari, rapinosi: la brughiera coi suoi misteri, la luna che appare e scompare, il vento che smuove erba e piante, il grido dei corvi nella notte. E poi quei sentimenti così forti, tragici e mai conclusi.
Quella storia era dunque un’attrazione irresistibile per il cinema. Una selezione. Nel 1939, anno d’oro del cinema, la United Artist investe molto sul titolo. Affida il film a William Wyler, il ruolo di Heathcliff a Laurence Olivier e quello di Kathy a Merle Oberon. Tre fuoriclasse. Il risultato è un’edizione che, nei decenni, non verrà mai superata. Nel 1954 è un altro grande autore, Luis Buñuel a dedicarsi a quel romanzo, mettendoci del suo in chiave di mistica. Nel 1970 è l’inglese Robert Fuest a firmare Cime tempestose. Interessante la scelta di Heathcliff, l’ottimo Timothy Dalton, che sarebbe diventato un “Bond”.
Opportuno ricordare l’edizione della Rai del 1965, grazie a Sandro Bolchi, che negli anni Sessanta e Settanta, raccontò agli italiani molti dei grandi romanzi che hanno contribuito alla nostra formazione. Heathcliff era Massimo Girotti, attore molto elegante, non del tutto a proprio agio. Kathy era Anna Maria Ferrero, perfetta.
Emily Bronte, l'autrice di "Cime tempestose", trova in Emma Mackey un'interprete così intensa e incisiva da sovrapporsi a lei fino a sostituirla nel nostro immaginario. La sensibilità febbrile che la straordinaria attrice le conferisce ci sembra, infatti, frutto della nevrosi contemporanea, distante dal contesto di quell'epoca lontana. Eppure il film biografico che la regista esordiente Frances O'Connor [...] Vai alla recensione »