| Anno | 2021 |
| Genere | Drammatico, |
| Produzione | Italia |
| Durata | 100 minuti |
| Regia di | Stefano Chiantini |
| Attori | Micaela Ramazzotti, Mario Sgueglia, Lorenzo McGovern Zaini, Mia McGovern Zaini . |
| Distribuzione | Adler Entertainment |
| MYmonetro | 2,17 su 5 recensioni tra critica, pubblico e dizionari. |
|
Condividi
|
Ultimo aggiornamento venerdì 9 luglio 2021
Un film sul disagio psichico nei rapporti familiari, sul dolore e sullo smarrimento che ne consegue, ma anche sulla capacità delle persone di ricominciare a vivere, nonostante tutto.
|
CONSIGLIATO NÌ
|
Maria vive con i due figli Giuseppe e Anna e il marito Antonio, che fatica ad arrivare a fine mese con il suo lavoro modesto. La coppia è già stata messa sotto esame dagli assistenti sociali perché Maria si comporta in modo irresponsabile: non si sveglia in tempo per accompagnare i figli a scuola, invece di farli entrare in ritardo li porta in mare in pedalò, butta nella spazzatura le bollette alle quali non sa fare fronte, e così via. Ma nonostante le sue intemperanze Maria è piena d'amore verso il marito e i figli, che in qualche modo la accettano così come è. La situazione però precipita quando Antonio viene improvvisamente a mancare, e Maria dovrà capire se e come sopravvivere ad un'esistenza per la quale non si è mai sentita adeguata.
Stefano Chiantini scrive e dirige questa storia di resilienza malgrado le circostanze più difficili e mantiene la cinepresa saldamente stretta su Micaela Ramazzotti che, nei panni di Maria, ne è il baricentro costantemente fuori asse.
Il suo giudizio sulla donna è sospeso, o meglio assente, e la sceneggiatura lascia spazio ad una protagonista che vaga per tutta la storia senza sapere bene cosa fare di sé. La regia racconta bene i corpi e l'intimità fra i componenti di una famiglia sui generis (come del resto lo sono tutte) e proietta sullo schermo la confusione nella testa di Maria riguardo a tutto ciò che la circonda.
Dopo una svolta importante però la narrazione prende un'altra piega e la donna risulta trasformata. Se è vero che ci sono eventi che cambiano completamente la nostra vita, è anche vero che una natura così ingestibile come quella di Maria, problematica proprio perché incontenibile contro ogni sua volontà cosciente, non può improvvisamente diventare metodica, quieta e ordinata.
Se da un lato è molto bello che il chiasso della prima parte del film diventi silenzio, dall'altro è difficile credere che una protagonista che ci è stato mostrata nella sua incapacità di amministrare se stessa e gli altri assuma questo (pur post traumatico) autocontrollo. E un nuovo personaggio entrerà nella storia che stravolgerà ulteriormente le coordinate fino a quel punto fornite allo spettatore.
Molto cinema internazionale ha ritratto personaggi femminili alle prese con una genitorialità problematica - di recente Listen e Topside, per fare solo due esempi - ma c'è sempre una coerenza di fondo nel ritratto anche della personalità più complessa e delle condizioni più complicate.
Micaela Ramazzotti conferma la sua posizione nell'immaginario collettivo e sostiene il film, contraddizioni a parte, ma sono soprattutto Lorenzo e Mia McGovern Zaini, i due piccoli attori che interpretano Giuseppe e Anna, fratellini anche nella vita, a fornire una prova attoriale convincente e a tratti davvero commovente.
Maria (Micaela Ramazzotti) è una giovane madre con due figli piccoli e un marito tanto dolce quanto sconfortato dalla sua (di Maria) inadeguatezza alla genitorialità e, in un certo senso, alla vita. Maria ama profondamente la sua famiglia, ma non è in grado di prenderne parte come adulto responsabile: getta nella spazzatura delle bollette che non sa come pagare, porta i figli [...] Vai alla recensione »
Lavora in sottrazione il regista, e qui sceneggiatore unico, Stefano Chiantini al suo sesto lungometraggio. Pur essendoci un'accumulazione di sfortunati eventi, grazie anche alla perfetta fotografia del fido Claudio Cofrancesco e al montaggio puntuale di Luca Benedetti Naufragi si rivela un dramma atipico e inatteso, mai gridato, sempre un passo indietro rispetto alla tragicità della storia.