| Anno | 2021 |
| Genere | Drammatico |
| Produzione | Italia |
| Durata | 97 minuti |
| Regia di | Silvia Brunelli |
| Attori | Gianfelice Imparato, Luigi Chiocca, Pina Di Gennaro, Francesco Pellegrino Vincenzo Antonucci, Sofia Guastaferro. |
| Tag | Da vedere 2021 |
| MYmonetro | 3,38 su 5 recensioni tra critica, pubblico e dizionari. |
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Ultimo aggiornamento giovedì 9 settembre 2021
Una bambina di Napoli afferma di vedere la Madonna. In Italia al Box Office La santa piccola ha incassato 38 mila euro .
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CONSIGLIATO SÌ
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Lino è un ragazzo napoletano che mantiene la madre e la sorella facendo piccole consegne a domicilio. Nel tempo libero gioca a calcetto e passa le serate in discoteca assieme all'amico fraterno Mario, abbandonandosi ad avventure sessuali e a festeggiamenti notturni. La sua sorellina Annaluce è una bambina luminosa e serena che adora il fratello maggiore. Quando, durante una processione, Annaluce riporta alla vita una colomba che si era schiantata contro la statua della Madonna, la gente del quartiere comincia a trattarla come una santa e a visitare la sua casa portando offerte votive: il che non dispiace affatto a sua madre, una donna confusa e depressa che mette a rischio la sua incolumità con distrazioni sempre più pericolose. E Lino a poco a poco perderà la sua importanza come perno centrale di quella famiglia di figure femminili da proteggere.
La santa piccola è il lungometraggio di esordio di Silvia Brunelli, che ha dalla sua un buon coraggio narrativo e la volontà di raccontare le nudità e la sensualità animalesca dei corpi, in un periodo in cui il contatto fisico sembra rinviato sine die (le riprese sono state girate in piena pandemia, pur con tutte le attenzioni per lavorare in totale sicurezza).
La storia, progetto vincitore dell'investimento produttivo del laboratorio di alta formazione Biennale College Cinema, è ispirata ad un racconto di Vincenzo Restivo e si addentra nell'abbrutimento di certe fasce sottoprivilegiate della società, in particolare in quartieri problematici come il Rione Sanità, dove è stato girato il film, e dove la coesistenza fra sacro e profano fa parte della quotidianità di tutti gli abitanti. Brunelli commette molte ingenuità, dalla reiterazione eccessiva delle dinamiche relazionali, che fanno pensare più a un corto "allungato" che a un vero e proprio lungometraggio, alle musiche eccessivamente invadenti. C'è anche troppa carne narrativa al fuoco, poiché la storia segue due filoni principali che sembrano non incontrarsi mai, e alcuni collegamenti registici fra le inquadrature e le storie parallele appaiono meccanici ed eccessivamente "annunciati". Ma l'attenzione alla fisicità disinibita dei personaggi e la recitazione irrequieta di Francesco Pellegrino nel ruolo di Lino sono degne di nota e fanno scommettere sul futuro cinematografico di Brunelli e del giovane attore partenopeo. Infine la piccola Sophia Guastaferro nei panni di Annaluce è una presenza fresca che sa rendersi inquietante, e nelle ultime scene aiuta a virare la storia sui toni oscuri (e interessanti) dell'horror.
Tanti cliché sulla napoletanità superstiziosa e macchiaiola, nonostante i tentativi di ripulirli con un alone di drammaticità per una storia in fin dei conti inconcludente. Il tema dell'ambiguità sessuale sembra prevaricare su tutto il resto con uno stile visivo quasi voyeuristico.
C'è finalmente un'aria di rivoluzione nei Festival: lo aveva dimostrato la presenza a Cannes di film come Benedetta e Titane, film scandalosi, coraggiosi, a metà strada fra l'autorialità e il "genere". E di questo troviamo una nuova conferma anche alla Mostra di Venezia appena conclusasi, dove nella sezione Biennale College è stato presentato un film che forse alcuni anni fa sarebbe stato impensabile [...] Vai alla recensione »