La vita oscena

Film 2014 | Drammatico +13 85 min.

Anno2014
GenereDrammatico
ProduzioneItalia
Durata85 minuti
Regia diRenato De Maria
AttoriClement Metayer, Isabella Ferrari, Roberto De Francesco, Andrea Renzi, Iaia Forte Anita Kravos, Duccio Camerini, Miriam Giovanelli, Eva Riccobono, Hamarz Vasfi.
Uscitagiovedì 11 giugno 2015
DistribuzioneBea Production
RatingConsigli per la visione di bambini e ragazzi: +13
MYmonetro Valutazione: 3,00 Stelle, sulla base di 3 recensioni.

Regia di Renato De Maria. Un film con Clement Metayer, Isabella Ferrari, Roberto De Francesco, Andrea Renzi, Iaia Forte. Cast completo Genere Drammatico - Italia, 2014, durata 85 minuti. Uscita cinema giovedì 11 giugno 2015 distribuito da Bea Production. Consigli per la visione di bambini e ragazzi: +13 Valutazione: 3,00 Stelle, sulla base di 3 recensioni.

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Presentato al festival di Venezia 2014 nella sezione Orizzonti, la trasposizione dell'omonimo romanzo di Aldo Nove

Consigliato assolutamente no!
n.d.
MYMOVIES 3,00
CRITICA N.D.
PUBBLICO N.D.
CONSIGLIATO SÌ
Un'occasione di fuga dal mondo uniformato e uniformante del cinema italiano che trova un linguaggio instabile, uno sguardo eccitato e un protagonista ardente e credibile nel convertire la maledizione in elezione.
Recensione di Marzia Gandolfi
giovedì 28 agosto 2014
Recensione di Marzia Gandolfi
giovedì 28 agosto 2014

Andrea è un adolescente innamorato della poesia e della madre, giovane e gioiosa che vede spegnersi lentamente a causa del cancro. Ma prima di sua madre è il padre a congedarsi, stroncato da un ictus e dal male senza guarigione della sua compagna. Rimasto solo con le sue parole e l'ingestibile lutto materno, Andrea smette di 'funzionare' e interrompe ogni azione, ogni volontà di vita. Un incidente domestico 'deflagra' però la sua esistenza, costringendolo a lasciare il letto e a scivolare di nuovo sul suo skateboard e dentro la vita. Ottenuto un posto in un patronato scolastico con il suo talento e l'intervento del suo professore d'italiano, Andrea si trasferisce a Milano, dove medita il suicidio, perseguendolo con metodo, disciplina, psicofarmaci, cocaina e sesso bulimico. Ma diversamente dal suo ispiratore, il poeta austriaco Georg Trakl, Andrea non ha ancora finito con la vita.
Trasposizione del dolente e sovvertente romanzo di Aldo Nove, La vita oscena conferma l'interesse di Renato De Maria per i personaggi che vanno incontro al nulla avendo come unica colpa l'innocenza. Ma questa volta il protagonista, nonostante il divorante bisogno di sperimentazione e di ordalie iniziatiche, sopravvivrà, trascendendo l'aneddoto e muovendosi verso l'universale. Dopo aver messo in schermo la vita perfetta e al contempo inadeguata di Andrea Pazienza (Paz!), De Maria traduce in immagini trattenute e allentate la biografia di Antonio Centanin, in arte Aldo Nove. Scampato alla morte, ambita e lambita in seguito alla dipartita dei genitori, lo scrittore ha consegnato diversi anni dopo al linguaggio letterario la propria traiettoria esistenziale, ripatteggiando, ricucendo e riconciliandosi col presente. E il magma lavico dell'esperienza patita da Nove è quello che manca alla sua versione cinematografica, che si trattiene al di qua dell'osceno e dello scarto destabilizzante della parola scritta, capace di narrare ma soprattutto di aprire lo spazio di fronte a sé.
Quella dimensione nel film di De Maria resta inesplorata e il feroce spasimo fuori scena, forse per non urtare lo spettatore, forse per scoraggiarne il voyeurismo, forse per non rischiare la pornografia del dolore. Gli 'effetti speciali', funzionali a interpretare i fantasmi di Andrea e a riprodurre il mondo allucinato dalla droga, impediscono al film di 'soffrire', di incarnare l'abuso di piacere e afflizione. Nondimeno La vita oscena diventa stimolo per una liberazione, un'occasione di fuga dal mondo uniformato e uniformante del cinema italiano, trovando un linguaggio instabile, uno sguardo eccitato e un protagonista ardente e credibile nel convertire la maledizione in elezione.
Clément Métayer, giovanissimo fenomeno del cinema francese, dischiuso dal maggio di Olivier Assayas (Qualcosa nell'aria), incarna straordinariamente il pensiero autobiografico di Nove e le sue derive intimistiche, trasformando in corpo la dimensione informe del dolore. Se Andrea Pazienza trasfigurava vita e rifiuto col disegno, l'Andrea di De Maria lascia che la memoria di chi ha amato attraversi l'imbuto stretto del linguaggio, producendo pagine di poesia e una corsa febbrile, che è il grande motivo del film. Una corsa che dietro l'apparenza della resa urla (dentro) la volontà del protagonista di restare nel flusso della vita e nella sua circolarità (im)perfetta.
Ipercinetico e avviato verso il consumo incontinente di oggetti perfetti e già morti il giorno dopo il loro trionfo, il film è ambientato nella Milano da bere e negli anni della Marlboro's way of life, La vita oscena è un 'romanzo' di formazione rincorso dal dolore di un lutto e alla ricerca di un confine con cui marcare la propria esperienza e il proprio mondo. Con cui testimoniare la vita, che è poi la vita (oscena) di tutti.

Sei d'accordo con Marzia Gandolfi?
Un racconto di formazione, buio ma anche pop.

Il film è tratto dall'omonimo romanzo di Aldo Nove e narra di un viaggio visionario e psichedelico. Un percorso in un mondo allucinato nella vita di un ragazzo e nella sua visione alterata in attesa di una fine che non arriva, e non arriverà mai. Il suo poeta preferito aveva scelto la morte lui invece troverà la forza di raccontare questa vita oscena. Lo stesso scrittore firma anche la sceneggiatura insieme al regista.


LA VITA OSCENA disponibile in DVD o BluRay su IBS

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RECENSIONI DELLA CRITICA
Michele Anselmi
Il Riformista

D'accordo, sarà pure «un film anomalo, un racconto che non fa sconti», per dirla col regista Renato De Maria, visionario e sperimentale, quasi un flusso di coscienza tra senso di morte, dissennatezza, autodistruzione. Tuttavia "La vita oscena" dura solo 87 minuti e si guarda continuamente l'orologio. Approdato in Orizzonti, il film tratto dal romanzo autobiografico di Aldo Nove, tra prosa e poesia, [...] Vai alla recensione »

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mercoledì 12 agosto 2015
 

"Ero piccolo ma già sapevo che riempirsi di cose era il modo che usiamo per sentirci il più lontano possibile dalla morte". Un bambino osserva il mondo degli adulti con la sua voce tersa e visionaria. Il padre che guida velocissimo cantando jingle di [...]

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